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Nordest di sangue – Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro

Ricordo una manifestazione di alcuni anni fa di un movimento secessionista Veneto in cui appariva uno striscione con su scritto: “La mafia non è veneta”. Questi signori si sbagliavano di grosso e questo e-book è qui a dimostrarlo.

La prima parte, infatti, descrive proprio le vicissitudini e le azioni di Felice Maniero e compagni, nel Veneto post contadino degli anni ’70, ’80 e ’90. Da questo gruppo viene coniato il nome di Mala del Brenta, una vera e propria organizzazione mafiosa a cui mancavano solo gli agganci politici perché non ebbe il tempo di costruirli. In pochissimi anni concentrarono nelle loro mani una fortuna considerevole, frutto di rapine a Hotel di lusso, a banche, controllo sistematico delle bische da gioco, spaccio di droga e infine contrabbando di armi verso i Paesi dell’Est (soprattutto dopo il 1992 e la successiva guerra scoppiata nella ex Jugoslavia). Nel loro percorso criminale fecero 18 vittime accertate e scompaginarono e impaurirono il tranquillo e soporifero Veneto di quegli anni. In Veneto si registrarono esattamente gli stessi sintomi registrati in terre di mafia: egoismo e omertà. La gente aveva paura di parlare. Felice Maniero fu arrestato nel 1994, dopo la fuga rocambolesca dal carcere di Padova in cui era rinchiuso, e ottenne dal 1995 il programma di protezione testimoni, infatti Faccia d’angelo cominciò a parlare (anche se lui stesso non si considera un pentito ma piuttosto un confidente). Grazie a questa collaborazione con lo Stato sembra che abbia conservato un tesoro di 30 miliardi di vecchie lire. Dal 2010 è un uomo libero.

La Mala del Brenta non fu un semplice episodio di delinquenza giovanile nella povera e arretrata campagna veneta, ma fu una potente organizzazione che in pochi anni riuscì a controllare interamente il territorio del Veneto e della Venezia Giulia estromettendo di fatto la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta. Anzi, da organizzazione rispettata e territoriale, fecero affari in tutti i campi con loro: in primis con la droga.

La seconda parte dell’e-book si concentra sull’altro mistero del Triveneto: Unabomber. Ancora oggi nessuno sa chi sia stato a seminare terrore e inquietudine per oltre 10 anni. Il primo attentato fu compiuto nel 1994 e l’ultimo nel 2006.  Nel mezzo decine di persone ferite, per lo più alle mani e alle dita, ma fortunatamente nessun morto. Nessuno è stato risparmiato dalla lucida e folle mente criminale di Unabomber, nemmeno donne e bambini. Di volta in volta ha sempre spostato la sua attenzione, nascondendo i suoi piccoli ordigni artigianali all’interno di piccoli tubi di acciaio, di barattoli della nutella, di tubi della maionese, ovetti kinder ecc. Sono state fatte tante illazioni su chi potesse essere e una persona è stata indagata e controllata per anni, come l’ingegnere Elvo Zornitta, alla fine totalmente scagionato. Nell’e-book si prospetta l’ipotesi che non fosse solo una persona a mettere in giro gli ordigni, ma un’organizzazione politica e ben strutturata; come Gladio. Ci sono stati troppi episodi oscuri: fughe di notizie, quattro procure che hanno indagato sul caso – per lo più facendo confusione – prove distrutte e poliziotti che hanno dichiarato il falso contro Zornitta. Anche io mi sono fatto l’idea che dietro questi attentati a bassa tensione ci sia stato un gruppo e non una sola persona. Mi auguro che in futuro si riesca a saperne di più e ad arrestare il colpevole o i colpevoli.

La terza ed ultima parte dell’opera riguarda Il caso Ludwig, ma su questo ho scritto precedentemente un articolo quindi non ne parlerò.

Jacopo Pezzan, Giacono Brunoro, Nordest di sangue, LA CASE Books, e-book (2013)

 

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Politica Società

Il caso Ludwig – Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro

Verona, 1977, un barbone viene bruciato nella macchina in cui si ritirava durante la notte:   morirà dopo una settimana di atroci dolori. Così inizia la carriera criminale di Wolfgang Abel e Marco Furlan, due ragazzi della Verona bene con il pallino del nazismo e dell’odio verso tutto ciò che si trova ai margini della società, che loro ritengono non degni di vivere. In successione e nel corso di otto anni, fino al 1984, continuano a uccidere omosessuali, prostitute, preti, tossicodipendenti, avventori di discoteche e cinema porno. Il fatto più grave capita a Milano nel 1983, all’interno del cinema pornoEros. I due ragazzi che si firmano con la sigla Ludwig nelle loro missive ai giornali, e con il motto nazista finale Gott Mit Uns (Dio è con noi), appiccano il fuoco con la benzina all’interno del cinema provocando la morte di sei spettatori e il ferimento di 30 persone con ustioni più o meno gravi. L’anno dopo cercano di incendiare una discoteca a Monaco di Baviera, dove Abel possiede una casa. Per un caso fortuito la maggior parte delle persone riescono a fuggire, ma una cameriera italiana, Corinna Tentarotti, rimane all’interno del locale e muore nell’incendio. Finalmente il 4 marzo 1984 il duo viene catturato dopo l’ennesimo tentativo di incendiare una discoteca, questa volta si tratta della famosa Melamara di Castiglione delle Stiviere. Armati di borse contenenti benzina e approffittando di una festa in maschera all’interno della discoteca, cercano di incendiare i bagni e le uscite di sicurezza, ma i ragazzi sentendo il forte odore di benzina riescono a individuare e a catturare i due. Consegnati alla polizia negano ogni responsabilità.

La polizia, dopo una prima fase di studio, associa i due studenti (Abel già laureato con 110 e lode in matematica e Furlan studente di fisica) ai precedenti omicidi della zona veneta e trentina, oltre all’incendio al cinema porno di Milano, degli anni scorsi. Abel nega e negherà sempre qualsiasi responsabilità mentre Furlan, solo dopo molti anni, ammetterà un qualche tipo di coinvolgimento. Nel febbraio 1987 vengono entrambi condannati a 30 anni di carcere poi ridotti a 27 in appello. Furlan riesce a fuggire in Grecia nel 1991, in cui riuscirà a vivere per quattro anni dopo essere stato riconosciuto e fotografato da un turista veneto. Quando riusciranno a prenderlo troveranno a casa sua oltre 180.000 mila dollari oltre a migliaia di lire italiane e marchi tedeschi. Ancora oggi non si sa come abbia fatto ad avere tutti quei soldi e da chi provenissero. Si è anche pensato a un’organizzazione nazista molto potente e influente, ma forse, molto probabilmente, è stata la famiglia di origine a finanziarlo e ad aiutarlo durante quei quattro anni. Furlan è uscito dal carcere nel 2010 dopo solo 17 anni di carcere, mentre Abel resta in libertà vigilata perché considerato ancora pericoloso per la società.

E’ triste constatare che 15 omicidi e decine di feriti siano costati appena 17 anni di carcere per Furlan e la libertà vigilata per Abel. Come è triste e inquietante notare che gli eccessi e il male possano annidarsi anche dove meno ce lo si aspetterebbe, in famiglie ricche e culturalmente elevate. Ancora oggi si discute sugli appoggi e le ambiguità che hanno circondato tutta la vicenda e in cui tuttora permangono molti lati oscuri e impenetrabili.

Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro, Il caso Ludwig, LA CASE Books, e-book (2011)
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Storia

In ricordo delle vittime delle foibe

In memoria di tutte le vittime innocenti italiane, ma senza dimenticare gli eccessi delle truppe fasciste durante l’occupazione della Slovenia. Una cosa è certa: quelle terre sono state abitate e plasmate da persone di nazionalità italiana, soprattutto provenienti dal Veneto, per millenni. Città come Ragusa, Fiume, Pola, Capodistria e altre ancora, sono in tutto e per tutto delle piccole venezie. Oggi, queste città, sono abitate in misura ridottissima da italiani. Chi nega i massacri è in mala fede e lo fa solo per scopi politici, che nulla hanno a che fare con la verità storica degli accadimenti. Probabilmente non serve istituire una giornata del ricordo perché, eventi del genere, andrebbero ricordati sempre.