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È legittima la pluralità di pensiero in Italia?

‪Ieri sono stato in una libreria della Feltrinelli a Milano e tra le novità dei saggi ho visto questi libri: Lilli Gruber, Luciano Canfora, Ezio Mauro, una biografia su Eugenio Scalfari e infine Andrea Scanzi. Tutti autori di sinistra. Tutti libri schierati politicamente e tutti contro un avversario politico ben preciso. Si illudono in questo modo, senza fare nessun tipo di autocritica, di contrastare l’onda “fascista”. Invece, secondo me, ottengono esattamente l’effetto contrario. Dimostrano, a vario titolo e con varie sfumature, il disprezzo che provano per il “popolo”, proprio quello, in quanto si ritengono di sinistra (Canfora è comunista, se non addirittura stalinista), che pretendono di rappresentare e difendere.

È possibile che in un Paese democratico non ci siano pari opportunità anche per idee e libri di centro e di destra? È possibile che ci sia questo schiacciamento culturale verso una sola idea di società? Non è anche questo un tipo di fascismo soft, ma molto più potente in quanto mascherato dalla cultura e appoggiato dai media principali?

Vado alla Feltrinelli da anni (e anche in altre librerie) e devo constatare un decadimento dell’offerta libraria negli ultimi anni, sempre più commerciale e schierata politicamente, a discapito di una pluralità di offerta di alto livello. Qualche mese fa è capitata la stessa cosa con una sfilza di libri tutti a favore dell’Unione Europea. Non c’era un solo libro alla Feltrinelli critico verso le politiche comunitarie. È democratico? I libri non dovrebbero aiutarci a ragionare e a riflettere, magari andando contro le proprie convinzioni? La democrazia non presuppone una pluralità di idee e il confronto quotidiano tra esse? È possibile che gli autori di sinistra si arroghino ancora il diritto di non riconoscere pari dignità alle idee che contrastano con le loro? Non si rendono conto che è proprio questo il motivo per il quale perdono sempre di più il contatto con le persone normali, che poi votano per Matteo Salvini?

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Politica Società

Le folli norme anti “femminicidio” del governo

Finalmente – dopo anni di urla e strepiti sulla questione femminile e sul presunto fenomeno del femminicidio – questo governo ha fatto un grosso regalo alle femministe radical-chic e a tutti i radicali più o meno velati di questa legislatura. Gli uomini, e soprattutto i padri, ringraziano. Ringraziano, naturalmente, si fa per dire. Se prima era facile sbarazzarsi di un ex marito o padre riducendolo all’estrema povertà e facendogli perdere qualsiasi dignità in quanto persona, dopo l’approvazione delle nuove norme varate dal governo, ora sarà facilissimo. Sul tema femminicidio le nuove norme obbligano l’irrevocabilità delle querele (incredibile, nella vita non c’è nulla di irrevocabile, se non la morte), il patrocinio legale gratuito alle donne vittime delle violenze (naturalmente non viene neanche presa in considerazione la possibilità che un uomo possa subire violenze da una donna) e arresti per stalking (giustamente sempre uomini). Infine c’è un pacchetto di misure anti cyber bullismo di cui si conosce ancora poco ma che non si fa fatica a capire che andranno a colpire i blogger ritenuti scomodi per il potere. Insomma, tenteranno di mettere un bavaglio a chi scrive su internet invece di perseguire siti pedofili e pervertiti abominevoli. (No, quelli le loro protezioni ce l’hanno, altrimenti non si spiega come sia possibile che nemmeno un pedofilo venga arrestato, nonostante scambi materiale pedopornografico: sono solo bambini, quindi non frega niente a nessuno, compresi gli appassionati di diritti umani che urlano ogniqualvolta viene toccata la dignità di una donna).

È lampante come il sole che queste norme sono indirizzate a colpire l’uomo in quanto tale e che non risolverà nulla in materia di violenza, perché la violenza non si può eliminare né prevedere. Una politica seria, con uomini e donne seri, si occuperebbe del problema a monte e non a valle. Significa considerare la famiglia nel suo complesso e valutare la buona dose di violenza femminile, spesso più subdola e nascosta, in cui crescono alcuni individui violenti. Colpire solo ed esclusivamente gli uomini non farà diminuire le violenze (in realtà negli ultimi anni la percentuale di violenza maschile si è abbassata di molto, ma questa notizia non viene divulgata), perché la repressione da sola non basta. Inoltre, queste norme pongono le donne al di sopra degli uomini in quanto a soggetti giuridici e io, che non mi intendo di cavilli e norme giuridiche, non faccio fatica a trovarle incostituzionali. Se il governo spera in questo modo di ricevere il plauso della parte benpensante e radicale del Paese non ha fatto i conti con le persone stufe di essere prese in giro con norme che nascondono il nulla di un governo inutile e compromesso, pronto a tutto pur di salvarsi la poltrona a vicenda.

Negli Usa la violenza viene combattuta su tutti i fronti e anche le donne possono essere perseguite per stalking e per violenza domestica. In Italia, non si capisce bene perché, le donne vengono considerate delle povere vittime, sempre e comunque. Costantemente giustificate quando compiono un crimine, anche efferato. Le donne sono viste come degli esseri puri e angelici, mentre gli uomini violenti e diabolici. È una situazione ormai intollerabile da sopportare e la mia speranza è che più persone possibili aprano gli occhi e si rendano conto che la situazione ci è sfuggita di mano. C’è una guerra in atto contro il genere maschile e questo non può essere accettato da una società che si considera civile. Arrestiamo i violenti e le violente, senza distinzione di genere e senza compatimenti odiosi nei confronti delle donne che delinquono. Chi sbaglia paghi.

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Politica Società

Calderoli e Kyenge: quando gli opposti si incontrano

Tutti chiedono, giustamente, le dimissioni di Calderoli da vice presidente del Senato dopo la volgare battuta contro il ministro Kyenge. Deve farlo? Sì, perché non è tollerabile che un uomo delle istituzioni faccia battute razziste su chicchessia. Ma secondo me il problema è un altro. Calderoli non è nuovo a questo tipo di uscite e il suo partito non si è mai contraddistinto per tolleranza e rispetto verso il prossimo. Quindi, perché Calderoli è stato nuovamente scelto per ricoprire un ruolo istituzionale?

Passiamo ora al ministro Kyenge. Anche lei non ha certo brillato per dichiarazioni sobrie e pragmatiche, ma spesso e volentieri si è lasciata prendere la mano facendo delle gravi e pesanti uscite per la storia e la sicurezza del Paese. Per esempio non si può, come ha fatto lei, dire che l’Italia deve accogliere tutti gli immigrati e i clandestini in una situazione di gravissima recessione economica del Paese. Non si può dire che l’Italia è una nazione meticcia, perché questo significa ignorare la storia del nostro Paese e poi non corrisponde al vero. Non è possibile tollerare che un ministro della Repubblica non prenda in considerazione che milioni di cittadini italiani che pagano le tasse stanno vivendo un periodo di crisi e disperazione generalizzata. Un Paese serio prima pensa a migliorare la situazione economica dei propri cittadini e solo dopo può pensare di accogliere persone straniere in difficoltà. Un povero può aiutare il suo vicino povero? Queste dichiarazioni, o sparate, non predispongono bene molti italiani verso il ministro e la sua politica tutta incentrata ad aiutare clandestini e immigrati. Sono discorsi tipici di persone radical- chic, cioè di persone che non vivono la pesante realtà di un Paese in disfacimento, con cittadini che perdono il lavoro, la casa, la propria dignità. Il reato di clandestinità esiste in quasi tutti i Paesi occidentali evoluti, Germania e Francia compresi, altrimenti rischieremmo di attirare milioni di immigrati producendo una guerra tra poveri. Fare dichiarazioni contro il reato di clandestinità e appoggiare lo ius soli – in cui esiste una lotta serrata tra la Kyenge e la Boldrini (che non è nemmeno un ministro) – è da irresponsabili e da persone con una formazione politica estremista. In questo senso non c’è alcuna differenza tra Calderoli e la Kyenge, assolutamente nessuna. Sono due estremisti agli antipodi. Ma spesso il ministro Kyenge viene difesa a spada tratta perché è nera, e questo mi sembra altrettanto razzista. Non si ha il coraggio di criticarla perché si ha paura di essere definiti razzisti e intolleranti. Questo è il rovescio della medaglia del razzismo. Secondo me, invece, bisogna avere il coraggio di criticarla apertamente e di criticare chi l’ha scelta come ministro, non perché nera, ma perché troppo estremista e con idee pericolose per la convivenza civile nel nostro Paese. Se si facesse ciò che lei propone sarebbe il caos per la nostra società. Non si troverebbero mai le risorse necessarie per tutti gli immigrati e clandestini (non ci sono già per i cittadini italiani!). Letta dovrebbe prendersela anche contro se stesso oltre che con i razzisti. Sarebbe curioso conoscere il nome di quell’irresponsabile che ha scelto di fare Kyenge ministro. E sarebbe bene conoscere in modo definitivo in quale maniera la Kyenge è entrata in Italia. Perché se fosse vero che è entrata come clandestina noi daremmo un pessimo esempio ai cittadini. Chiediamo a tutti di rispettare le leggi e di pagare le tasse e poi facciamo ministro una clandestina? Sarebbe imbarazzante e vergognoso.

L’unico che finora ha avuto il coraggio di criticare la Kyenge come incompetente e ignorante mi sembra sia stato il politologo Giovanni Sartori (subito censurato dal Corriere della Sera). Io condivido appieno l’articolo, introvabile nel sito del Corriere, e qui sotto lo pubblico:

http://www.mattinonline.ch/il-politologo-di-sinistra-la-kyenge-non-e-intoccabile-e-non-sa-nulla-di-integrazione/

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Antropologia Curiosità varie Politica Società

Il femminismo rende migliori i figli maschi? Non credo proprio, anzi!

Il quotidiano Repubblica, come al solito, non perde occasione per fare disinformazione e propagandare il proprio deleterio verbo al popolino. Il femminismo rende i figli maschi migliori? Io conosco una persona di 36 anni, figlio di una femminista, che dall’età di 28 anni frequenta un analista. La madre gli ha tarpato le ali rendendolo una persona priva di identità. Il femminismo rende gli uomini omosessuali e frustrati, altro che persone migliori! La vulgata radical-chic femminista continua a propagandare idee false e pericolose per distruggere l’identità maschile, riducendo ognuno di noi a un paradigma femminista della società. Vogliono eliminare l’elemento maschile per ridurre tutto e tutti a una brutta fotocopia femminile del mondo. Cosa significa eliminare ogni differenza di genere? L’uomo e la donna sono uguali ma diversi. Non facciamo che ripetere che bisogna rispettare le altre culture perché diverse – ed è proprio qui che sta la bellezza e la complessità umana, come ci indicano gli antropologi – e poi vogliamo appiattire l’uomo e la donna a un’unica cosa? Non vi sembra un comportamento un po’ schizofrenico?

Quando ci libereremo da queste idee radical- chic femministe di uomini e donne che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro e pretendono nel contempo di insegnare agli altri come si sta al mondo? Quando la finiranno questi quotidiani di spargere questo subdolo e pericolosissimo veleno? Non vi basta assaporare tutti i danni che avete già fatto?

Continuo a stupirmi che non ci sia una contro informazione a questa malsana vulgata; che non ci sia mai una reazione indignata da parte di studiosi o persone comuni, a parte pochissimi. Il femminismo ha ridotto l’uomo nell’ombra di se stesso e le donne in brutte copie maschili. È un caso che l’omosessualità sia così dilagante in una società che va verso l’eliminazione di qualsiasi differenza di genere appoggiando un unicum e arido super genere, quanto mai sterile e distruttivo? Se una donna è totalmente uguale a me cosa mi impedisce dall’instaurare un rapporto amoroso con un uomo, dato che siamo tutti uguali? Quindi è lampante come il Sole che il femminismo e l’omosessualità vadano di pari passo, d’amore e d’accordo; perché lo scopo di entrambi è chiaro: ridurre l’uomo a una sottospecie di donna, umile, inoffensivo e privo di qualsiasi caratterista maschile. D’altronde basta guardare le pubblicità televisive o dei cartelloni pubblicitari per notare uomini del tutto effeminati, privi di peli, palestrati, scaturiti da una mente effeminata e contorta.

Non c’è mai fine al peggio, andiamo avanti così.