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Le commemorazioni della Vittoria e un libro di Keith Lowe (Il continente selvaggio)

Forse l’umanità farà un passo in avanti quando la smetterà di festeggiare “Il giorno della Vittoria”, “Il giorno della Liberazione” e altre feste collegate ai conflitti armati. Chi ricorda, infatti, gli assassinii, gli stupri, i saccheggi, e le altre violenze connesse con la guerra? Chi ricorda le vittime innocenti, di qualsiasi nazionalità?

Andrebbero ricordate alcune date, ma come giorni di lutto per l’umanità e non come la sopraffazione di un gruppo, o di una Nazione, su un’altra. Le vittorie militari sono sempre collegate al lutto, alla morte, al sacrificio di persone che spesso non erano nemmeno lontanamente collegate con la guerra o con le ideologia che le hanno provocate. La Seconda guerra mondiale, da questo punto di vista, ha toccato l’apice della guerra totale, rivolta soprattutto contro i civili di tutte le nazionalità. I nazisti hanno commesso delle atrocità vergognose, ma come si può chiamare il bombardamento a tappeto di Dresda, di Amburgo, di Berlino e di tante altre città tedesche (e italiane)? E che dire dell’uso fatto dagli alleati delle bombe incendiarie (usate tra l’altro anche in Giappone, dove nella sola città di Tokyo fecero 140.000 vittime, tra morti e feriti) e delle armi chimiche? Qui potete leggere l’articolo che riguarda l’iprite americana scoperta nel porto di Bari durante l’ultima guerra mondiale. E cosa possiamo dire dell’avanzata vittoriosa dell’Armata Rossa nelle terre orientali della Germania, a cui seguirono stupri di massa, torture e massacri indiscriminati? Eppure gli eroi che tornarono vittoriosi dalla guerra furono inghirlandati di fiori, gli stessi soldati che probabilmente stuprarono, uccisero e torturarono. Se quelle donne che applaudivano e ricoprivano di fiori i loro soldati avessero potuto vedere con i loro occhi le azioni sul campo degli stessi, lo avrebbero fatto comunque? Gli avrebbero messo i fiori intorno al collo, se avessero potuto vedere gli stupri commessi contro altre donne, colpevoli solo di appartenere a un’altra nazionalità, con cui il soldato riteneva legittimo vendicarsi? La doppia morale della guerra.

Ci sono alcuni libri che descrivono i crimini commessi dagli alleati e dai sovietici e a tale riguardo mi sento di consigliare la lettura di un libro che descrive quello che accadde in Europa dal 1944 al 1949. Il libro si chiama Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda guerra mondiale di Keith Lowe, edito da Laterza. E’ uscito nel 2012 in Gran Bretagna e l’anno scorso in Italia. Un libro terrificante e utile per non dimenticare il tanto sangue versato, aldilà delle vittorie e dei festeggiamenti.

Keith Lowe, Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda guerra mondiale, Laterza (2013) 

 

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Geopolitica Poesia Politica Società

Quando la tragedia ha un volto

Quando i morti hanno un volto si percepisce la tragedia. Cosa che non succede

Muhanad Mohammed. Il giornalista morto a Bagdad.
Muhanad Mohammed. Il giornalista morto oggi a Bagdad.

quando si parla solo di numeri. Ho appena visto una foto di un giornalista in salute morto, proprio oggi, assieme al figlio di cinque anni in un attentato a Bagdad. Se non avessi visto la foto e il commento dell’amico che ne ricordava la figura, sarebbe stato solo un numero, l’ennesimo morto nel macello iracheno. Invece era un uomo di circa quarant’anni, un lavoratore, un padre di famiglia, un marito, un figlio. Una foto che ti restituisce la realtà dell’orrore, della tragedia, perché in quella foto potrebbe esserci chiunque; io, tu, noi, voi, loro. Le distanze si riducono in quella foto, la tragedia del quotidiano riguarda anche te: non puoi più ignorarla, come si fa quando si leggono notizie di massacri e si sfoglia pagina con un senso di indifferenza, perché la cosa tutto sommato è lontana, priva di immagini, di sensazioni e perché è l’ennesima notizia dell’ennesimo attentato suicida. No, qui devi fare i conti con la foto di una persona in salute e che rappresenta un momento come un altro, un istante continuo di tanti secondi passati, forse invano. Magari poco prima ha salutato la moglie e portandosi appresso il figlio piccolo, forse a fare la spesa o magari al parco giochi, pensava di rientrare poco dopo, felice, soddisfatto e invece non rientrerà mai più, né lui, né il suo bambino. Spazzati via da un kamikaze scientemente pazzo, dalla follia umana e dall’odio cieco e distruttivo di chi ha perso il senso della vita e del limite. Loro non ci sono più, e io sono addolorato per questo. Una foto, più di mille asettici articoli, risvegliano in noi un senso di pietà assopito dalla valanga di violenza e volgarità da cui siamo attorniati.

Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.
Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.

Eppure chi pagherà per il macello lasciato dagli americani? Chi pagherà per tutti questi morti innocenti? Siamo bravi qui in occidente a sparare a zero sugli altri, sui non allineati al nostro sanguinario e derelitto modello fallimentare.

Voglio ringraziare il giornalista iracheno Ammar Karim, che lavora a Bagdad rischiando ogni giorno la sua vita, per avermi permesso di pubblicare le sue due foto. Il giornalista morto oggi a Bagdad era un suo collega e amico.

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Politica Società

Siria: se i padri gesuiti scendono in campo

Oggi ennesimo video di decapitazioni proveniente dal fronte di guerra siriano. I governi occidentali, e con loro i maggiori quotidiani schierati, continuano imperterriti a finanziare e appoggiare i gruppi di liberazione operanti in Siria contro il regime di Assad. Non è un mistero per nessuno che i gruppi che combattono in Siria sono per la maggior parte composti da stranieri, da mercenari, da fanatici musulmani pronti a sterminare qualsiasi gruppo etnico e religioso di minoranza che gli si para e parerà innanzi.

Eppure questo non crea scandalo nelle menti puritane e faziose del decadente Occidente, in primis negli Usa (troppo impegnati ad approvare matrimoni omosessuali). No, la propaganda è sempre martellante e vergognosa e non si fa scrupolo di assoldare gesuiti pro ribelli come padre Paolo Dall’Oglio, fondatore di un monastero in Siria. Tale padre si lamenta – trovate il video sul sito di Repubblica – del fatto che lui sia stato espulso da Assad in quanto schierato politicamente con i ribelli. Non solo, il padre dichiara che il video dei tre presunti francescani decapitati da un gruppo di ribelli possa essere falso e lascia trasparire l’ipotesi che venga manipolato dagli uomini di Assad. In poche parole il video è stato commissionato per fare ricadere la responsabilità sui ribelli siriani. Se così fosse varrebbe anche il contrario. Su YouTube e non solo circolano centinaia di video di torture, esecuzioni e massacri imputati all’esercito ufficiale siriano (lo stesso vale per i ribelli). Quanti di quei video sono invece da imputare ai ribelli?

Trovo lo schierarsi del gesuita grave e anti cristiano. Non può dire con orgoglio che molti cristiani stanno combattendo contro il regime di Assad come se fosse una nota di merito. Questi signori, caro Dall’Oglio, compiono massacri e torture a ogni piè sospinto e non lasciamo intendere, per favore, che molti video sono falsi e da imputare al regime. Asserire ciò è falso e lesivo verso il popolo siriano che sta vivendo un’apocalisse senza sbocchi. Detto ciò, non voglio difendere l’operato del dittatore siriano, che sicuramente ha commesso dei gravi errori, ma difendere l’integrità territoriale di una nazione attaccata da mercenari stranieri al soldo degli Usa e di Israele (compresa naturalmente l’Europa). Questo è scandaloso e inammissibile e non ci sono giustificazioni di sorta, caro padre gesuita. Un padre cristiano, ma questo teoricamente varrebbe per tutti i cosiddetti cristiani, non dovrebbe schierarsi politicamente ma denunciare tutta la violenza, senza distinzioni di casacca. Difendere, come fa lui, ribelli stranieri, fanatici ed estremisti, è inqualificabile.

Forse ha dimenticato i basilari comandamenti evangelici e confonde la politica con la religione, cosa che Gesù distinse nettamente. Si ricordi che non si può essere schiavi di due padroni diversi, ma di uno solo. Mi pare che abbia dimenticato i Vangeli. Perdona e ama il tuo nemico…

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Libri Politica Storia

Porta di Brandeburgo – Helga Schneider

Storie berlinesi 1945 -1947

Helga Schneider è figlia di una ex SS che lavorò in un campo di concentramento durante la Seconda guerra mondiale. Lei scoprì il ruolo di sua madre solo molti anni dopo la guerra. Questo gli procurò una profonda crisi esistenziale fino a portala alla rottura dei rapporti con sua madre. La madre non si pentì mai né mostrò alcun segno di pentimento per quello che aveva fatto. Dopo questo piccolo excursus sulla scrittrice, che risiede da moltissimi anni in Italia ed è cittadina italiana, torniamo al contenuto di questo libro.

Il libro è composto da sette racconti brevi descrittivi della vita in Berlino tra il 1945 e il 1947. Racconti che rendono bene l’idea di cosa sia una guerra e di quali privazioni e dolori deve sopportare la gente comune durante e dopo una mattanza simile. Berlino: stretta tra due fuochi; da una parte gli anglo-americani e dall’altra i sovietici. Questi ultimi, in particolare, assettati di vendetta e pregni di odio verso tutto ciò che è germanico. La loro avanzata sulla Germania dell’Est è costellata da stupri, torture, omicidi e violenze e distruzioni di ogni tipo. Neanche Berlino viene risparmiata. Già quasi interamente distrutta dai bombardamenti alleati, le persone superstiti si arabbattono come meglio possono nell’inferno della città devastata. Molte persone preferiscono suicidarsi e famiglie intere seguono l’ultimo atto di una vita miserabile e priva di prospettive. Altre vagano tra uno scantinato e una casa devastata in cerca di cibo e protezione, ma spesso loro stesse diventano cibo per topi e corpi caldi per pidocchi, pulci e zecche. La pietà l’è morta e i berlinesi subiscono l’inferno che loro stessi hanno fatto provare ad altri – in special modo nell’Europa dell’Est e in Unione Sovietica – durante l’occupazione nazista.

Libro doloroso, ma quanto mai necessario. Non solo per non dimenticare le vittime, tutte le vittime; perché quante di quelle persone di etnia tedesca erano vittime innocenti di una folle e sciagurata scelta di altri tedeschi? Parecchi erano responsabili, però tanti altri no. Mentre i colpevoli hanno pagato le loro scelte gli innocenti hanno pagato per tutti. L’ingiustizia della guerra consiste anche in questo.

Helga Schneider, Porta di Brandeburgo. Storie berlinesi 1945 – 1947, Rizzoli (1997)

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Geopolitica Libri

In culo al mondo – Antonio Lobo Antunes

Prima opera di Antunes pubblicata in Italia (1996). Il romanzo, scritto in prima persona, racconta l’esperienza personale dell’autore nella guerra coloniale portoghese in Angola, tra la fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70. Come è risaputo il Portogallo del dittatore Salazar è stata l’ultima nazione europea a lasciare le sue colonie africane. Più di un milione di soldati portoghesi furono mandati a combattere in Guinea, Mozambico e Angola. Le cicatrici di quei soldati, di cui Lobo Antunes faceva parte, furono profonde e durature.

António de Oliveira Salazar e Óscar Fragoso Ca...
António de Oliveira Salazar e Óscar Fragoso Carmona, Portugal (Photo credit: Biblioteca de Arte-Fundação Calouste Gulbenkian)

La vicenda si svolge a Lisbona e vede protagonisti un soldato di ritorno dall’Angola e una donna, a cui il soldato racconta le esperienze terribili vissute in Africa. Il racconto, a volte, diventa oscuro, nebuloso, come se il soldato stesse ricordando un incubo da cui non riesce a liberarsi. Il peso della violenza vista, subita e applicata, diventa insormontabile da superare. La donna conosciuta in un bar ascolta ammutolita e ignara di cotanta violenza. Il libro confessione è duro, ma il linguaggio usato è lirico e nostalgico e in taluni momenti chiaro, scorrevole e limpido: come se finalmente l’autore avesse superato il peso dell’angoscia; eppure la denuncia contro le sporche guerre coloniali non si attenua mai. La condanna contro il regime di Salazar è totale.

Un racconto duro, però veritiero e necessario.

Antonio Lobo Antunes, In culo al mondo, Einaudi (1983)

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Curiosità varie Filosofia Libri Politica Società

William Langewiesche – Esecuzioni a distanza

Questo libro di poco più di 80 pagine condensa le storie di soldati americani di stanza… in America. Droni e mitragliatrici sono telecomandati da soldati, o forse bisognerebbe chiamarli impiegati, seduti comodamente su un sedile, dagli Stati Uniti. Sembra un film di fantascienza, ma purtroppo è pura realtà. Chiunque può svolgere questo “lavoro”, un uomo, una donna, un giovane o chicchessia dopo un minimo di addestramento. Uccidere impunemente delle persone non è mai stato così facile, così distaccato, così ordinario e addirittura normale, come uscire di casa la mattina per andare a lavorare. Ma le ricadute psicologiche, in molti di loro, non tardano a farsi sentire. Infatti, molti abbandonano.

Ci sono molti spunti di riflessione, sia dal punto di vista filosofico che psicologico. La tecnologia come ci può aiutare ci può uccidere.

Langewiesche, William, Esecuzioni a distanza, Milano, Adelphi, 2012.