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Filosofia Libri Politica Società Storia

È legittima la pluralità di pensiero in Italia?

‪Ieri sono stato in una libreria della Feltrinelli a Milano e tra le novità dei saggi ho visto questi libri: Lilli Gruber, Luciano Canfora, Ezio Mauro, una biografia su Eugenio Scalfari e infine Andrea Scanzi. Tutti autori di sinistra. Tutti libri schierati politicamente e tutti contro un avversario politico ben preciso. Si illudono in questo modo, senza fare nessun tipo di autocritica, di contrastare l’onda “fascista”. Invece, secondo me, ottengono esattamente l’effetto contrario. Dimostrano, a vario titolo e con varie sfumature, il disprezzo che provano per il “popolo”, proprio quello, in quanto si ritengono di sinistra (Canfora è comunista, se non addirittura stalinista), che pretendono di rappresentare e difendere.

È possibile che in un Paese democratico non ci siano pari opportunità anche per idee e libri di centro e di destra? È possibile che ci sia questo schiacciamento culturale verso una sola idea di società? Non è anche questo un tipo di fascismo soft, ma molto più potente in quanto mascherato dalla cultura e appoggiato dai media principali?

Vado alla Feltrinelli da anni (e anche in altre librerie) e devo constatare un decadimento dell’offerta libraria negli ultimi anni, sempre più commerciale e schierata politicamente, a discapito di una pluralità di offerta di alto livello. Qualche mese fa è capitata la stessa cosa con una sfilza di libri tutti a favore dell’Unione Europea. Non c’era un solo libro alla Feltrinelli critico verso le politiche comunitarie. È democratico? I libri non dovrebbero aiutarci a ragionare e a riflettere, magari andando contro le proprie convinzioni? La democrazia non presuppone una pluralità di idee e il confronto quotidiano tra esse? È possibile che gli autori di sinistra si arroghino ancora il diritto di non riconoscere pari dignità alle idee che contrastano con le loro? Non si rendono conto che è proprio questo il motivo per il quale perdono sempre di più il contatto con le persone normali, che poi votano per Matteo Salvini?

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Libri Politica Storia

Renata Broggini – Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli

Indro Montanelli raccontò e scrisse sempre di essere stato un partigiano e di avere partecipato alla resistenza dopo l’8 settembre del 1943. Non solo, scrisse pure di avere assistito allo scempio fatto sui corpi di Mussolini e degli altri camerati in piazzale Loreto il 29 aprile del 1945. Nulla di più falso. In questo libro Renata Broggini smonta tutta l’impalcatura retorica, falsa e sfuggente con cui Montanelli cercò di costruirsi una verginità che mai ebbe. Voglio qui ricordare che Montanelli fu un fascista fino al 25 luglio 1943; giorno in cui Benito Mussolini fu sfiduciato dal Gran Consiglio. Dopo la caduta del fascismo – come tanti altri italiani desiderosi di abbandonare la nave che affonda, ma che fino al giorno prima avevano avallato e appoggiato e ne avevano ricavato parecchi vantaggi  personali – cominciò a scrivere, sul Corriere della Sera, molti articoli critici verso i fascisti e Mussolini. Per questo motivo fu considerato un traditore dai fascisti.

L’8 settembre del 1943 nacque la Repubblica Sociale Italiana e Montanelli decise di non aderirvi. I fascisti repubblichini, con l’aiuto degli occupanti nazisti, diedero la caccia ai traditori, tra cui lo stesso Montanelli. Dopo alcuni mesi vissuti in clandestinità a Milano fu infine arrestato nel febbraio del ’44 in Val d’Ossola, dove Montanelli cercò di farsi integrare in un gruppo di partigiani. Restò in carcere per sei mesi: la prima metà li passò a Gallarate e l’ultima metà a Milano, nel carcere di San Vittore.  Il 1 agosto del ’44 venne infine liberato misteriosamente, insieme ad altre due persone. Quindici giorni dopo espatriò clandestinamente in Svizzera. Qui fu molto mal visto dai rifugiati italiani antifascisti. Fu accusato di essere una spia nazista. Montanelli si risentì molto del trattamento ricevuto dai suoi compatrioti e non dimenticò mai l’affronto subito.

Andiamo al succo della questione. Montanelli continuò a scrivere di essere stato condannato a morte, ma dalle carte e dalle testimonianze che la Broggini ha raccolto nel libro non risulta in nessun modo. Fu arrestato ma non condannato a morte. Disse di essere stato maltrattato e picchiato dai carcerieri nazisti. Anche questo risulta falso, perché lo stesso Montanelli si contraddisse parecchie volte in proposito. Infine arrivò a dire che non fu lui ad essere stato torturato, ma un suo compagno di cella. Negò sempre il coinvolgimento del generale Rodolfo Graziani nella sua liberazione. In realtà vi fu, eccome! Come ci fu il coinvolgimento di un certo dott. Ugo, al secolo Luca Osteria, un doppiogiochista che lavorava per i servizi segreti della Rsi e per Theo Saewecke, SS capo tedesco della polizia di Milano. (Nel 1999 Montanelli testimonierà in suo favore nel processo in cui il funzionario nazista risultava imputato per crimini di guerra in Italia. Verrà infine condannato all’ergastolo in contumacia). Dulcis in fundo, tra le altre piccole e grandi bugie, la presunta e auto-dichiarata presenza di Montanelli allo scempio di piazzale Loreto il 29 aprile 1945. La Broggini evidenzia come lui non potesse essere a Milano in quei giorni. Le carte della polizia svizzera e alcuni articoli scritti dal Montanelli danno per sicura la sua presenza in Svizzera almeno fino a quasi tutto il mese di maggio del 1945. Montanelli rientrerà in Italia solo il 22 maggio.

In conclusione, posso dire che l’autrice ha avuto coraggio a scrivere un libro sulle menzogne di un mostro sacro del giornalismo italiano. Molte bugie di Montanelli su quel periodo sono state sottaciute e nascoste. La Broggini, invece, ha scavato molto in profondità e ha riportato alla luce la verità storica di quei giorni e dell’anno nascosto di Indro Montanelli: che va dall’agosto 1944 al maggio 1945.

Broggini, Renata, Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli, Milano, Feltrinelli, 2007.

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Antropologia Curiosità varie Libri Poesia Politica Società Storia

Witold Gombrowicz – Trans-Atlantico

Witold Gombrowicz è nato a Varsavia nel 1904 ed è morto in Francia nel 1969. Trans-Atlantico è stato pubblicato nel 1950 a Parigi e la sua pubblicazione in Polonia, qualche anno dopo, non fu accolta con grande entusiasmo. Questo è un libro non certo facile da leggere, soprattutto per le spettacolari evoluzioni grammaticali dell’autore, ma è sorprendente per la spietata critica che non risparmia la sua nazione natia.

Attacca senza pietà l’arrogante e autorefenziale nazionalismo polacco, le piccole meschinerie della classe dirigente, la grassa e strafottente sicurezza dei ricchi incapaci di confrontarsi con le proprie pecche e mancanze. I protagonisti del romanzo sono persone fuori dal comune e volutamente esagerati, estremi, autolesionisti e paranoici. L’usanza del kulig praticato dagli antichi aristocratici polacchi (che consisteva nel trasferirsi da una villa all’altra mangiando, bevendo e gozzovigliando mentre lo Stato polacco cadeva in rovina) era ancora presente nelle classi agiate, ma come condizione psicologica più che pratica. 

Gli stessi vizi che facevano urlare i polacchi: “a Berlino!”, “a Berlino!”, mentre erano ancora in ginocchio a seguito dell’invasione nazista…

Gombrowicz, Witold, Trans-Atlantico, Milano, Feltrinelli, e-book, 2005.

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Curiosità varie I tesori di Milano Libri Viaggi

Aperta la libreria-ristorante RED a Milano

Oggi pomeriggio ho assistito all’apertura della nuova libreria della Feltrinelli a Milano, nella nuova piazza Gae Aulenti. Beh, il posto scelto è magnifico e ancora tutto in divenire. Manca ancora il completamento del parco pubblico di 90.000 metri quadrati che verrà completato entro il 2015, tra la Stazione Garibaldi e la quasi completata Torre Solaria. L’interno della libreria, in cui vi è presente anche un ristorante, è uno spazio piuttosto grande, ma lo spazio per i libri è un po’ sacrificato. Non è una lamentela, visto che il locale è stato progettato proprio per questo scopo, ma solo una constatazione. Ne consiglio comunque la visita a chiunque volesse coniugare l’amore per i libri al gusto per il cibo. Inoltre, dalla piazza Gae Aulenti, bellissima, si può ammirare la nuova Milano del centro direzionale, con una visuale davvero spettacolare.

Dimenticavo di scrivere che la libreria RED si trova sotto la Torre Unicredit.

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Curiosità varie I tesori di Milano Libri Società

Inaugurazione di RED: la nuova Feltrinelli a Milano, giovedì 12 settembre ore 18.00

Apre a Milano, nella nuova piazza Gae Aulenti, il nuovo store della Feltrinelli chiamato RED, acronimo che sta per Read, Eat, Dream. Perché si legge, si mangia grazie al ristorante interno e sognare è naturale quando ci sono i libri. La piazza Gae Aulenti si trova ai piedi del grattacielo Torre Unicredit; prima indicato con il nome dell’architetto che l’ha progettato, Pelli.

L’apertura avrà luogo giovedì 12 settembre alle ore 18.00. Per tutti gli amanti dei libri, lavoro e studio permettendo, è un evento da un perdere.

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Geopolitica Libri Politica Storia

Buskashì – Gino Strada

Viaggio dentro la guerra

Racconto diretto di Gino Strada degli eventi verificatesi in Afganistan dopo l’omicidio di Ahmad Shah Massud avvenuto il 9 settembre 2001, due giorni prima degli attentati negli Usa. Massud era il capo dei mujaheddin dell’Alleanza del Nord che combatteva contro i talebani. Strada aveva avuto stretti rapporti di collaborazione con Massud, conosciuto nel 1999 durante un sopralluogo per aprire un ospedale di Emergency nel nord dell’Afganistan. La notizia del suo attentato lo colse di sorpresa a Milano. Due giorni dopo l’attentato a Massud, si verifica l’attacco terroristico alle torri gemelle di New York e la conseguente partenza di Gino Strada per il viaggio avventuroso e pieno di pericoli per l’Afganistan, dilaniato dalla guerra tra talebani e mujaheddin. Infatti, subito dopo gli attentati negli Usa, la maggior parte delle organizzazioni umanitarie e dell’ONU, presenti in territorio afgano, decidono di abbandonare immediatamente il Paese per paura di ritorsioni americane, cosa che avverrà un mese dopo. Strada e alcuni del suo staff raggiungono Kabul l’8 novembre, quasi due mesi dopo la partenza da Milano. Trovano sotto i loro occhi una città devastata dagli attacchi aerei americani e inglesi oltre alle distruzioni provocate dalla battaglia combattuta via per via tra talebani e combattenti di Massud. I talebani sconfitti abbandonano la città ritirandosi a sud e la città viene conquistata dai liberatori mujaheddin.

L’aspetto forse più perverso e deleterio delle zone di guerra appena liberate e in cui vi sono organizzazioni umanitarie, Ong e ONU, tutti in scia all’esercito americano liberatore, è la conseguente immissione fittizia e artificiale di soldi e beni materiali con conseguenze disastrose sulla popolazione civile. Nel capitolo Il circo – e qui farò solo un esempio, ma in realtà sono innumerevoli – Strada scrive come nel giro di un solo mese, dall’arrivo di queste organizzazioni, l’affitto a Kabul fosse aumentato di 10 volte.

Il contenuto di tutto il libro, che in definita è incentrato sul viaggio durato quasi due mesi per raggiungere l’Afganistan, è la presenza unanime e perenne della guerra, che purtroppo continua tutt’oggi. L’occupazione occidentale, tra cui oltre 4000 militari italiani, non ha risolto alcunché e la violenza non è stata debellata così come la guerra. I talebani non sono scomparsi e anzi, nelle zone in mano ai pashtun – da sempre etnia di riferimento dei talebani – si sono rafforzati. La popolazione civile, come sempre, ha raccolto i frutti peggiori, martoriata e impoverita da decenni di guerra: prima sovietica, dopo civile e infine l’invasione occidentale capeggiata dai liberatori americani. Dall’invasione del 2001 si registrano quasi 70.000 morti, soprattutto tra i civili. Questo è il regalo dell’Enduring Freedom (libertà duratura); liberati, sì, ma dalla vita.

Gino Strada, Buskashì, Feltrinelli (2002)

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I tesori di Milano Libri Politica

Grillo in piazza Duomo a Milano e Marco Rizzo alla Feltrinelli

Pur non condividendo alcuni punti del M5S ieri sera ho voluto assistere all’intervento di Grillo in piazza del Duomo. Che fare? si chiedeva nel suo romanzo Nicolaj Cernysevskij e dopo di lui Lenin. E’ questo il grosso enigma. Il M5S ha tantissime buone idee, però ho parecchi dubbi che gliele facciano mettere in pratica. Quanto conta oggi la politica rispetto alla finanza? Quanto durerà il prossimo governo? Mi ha fatto estrema tenerezza l’intervento di Dario Fo, anche lui totalmente sfiduciato dall’attuale povertà politica italiana. Che un signore di 87 anni come lui non si riconosca più in nessun partito la dice lunga sulla crisi totale che stiamo vivendo.

Mentre aspettavo l’intervento di Grillo ho fatto una capatina alla Feltrinelli che si trova sempre in piazza sotto i portici. All’interno della libreria ho scoperto che vi era in corso d’opera un dibattito sull’attuale crisi economica italiana tra Marco Rizzo, Vittorio Feltri e Giorgio Cremaschi. Successivamente ho scoperto che Marco Rizzo stava presentando il suo ultimo libro, Il golpe europeo. Ascoltando l’intervento di Rizzo, esponente comunista, mi sono trovato a condividere alcuni spunti interessanti sul declino economico italiano ed europeo. L’analisi della guerra in Libia è lampante di come la Francia abbia voluto in tutti i modi estromettere l’Italia da un contesto geopolitico ed energetico di primo piano. Prima della guerra l’Italia aveva il 40% delle concessioni di petrolio e gas libico contro il 5% della Francia, dopo le percentuali si sono ribaltate a favore della seconda nazione.

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Arte

Banksy: l’artista antidivo

Di lui si conosce solo la città di nascita, Bristol, Inghilterra. Non è mai apparso in televisione o in video, eppure è riuscito a entrare in moltissimi musei eludendo la sorveglianza e appendendovi i suoi quadri.

Mona Lisa smile
Introdotta al Louvre

 

 

 

 

 

 

 

E’ il più grande artista di strada che io conosca. Ha lasciato il suo segno praticamente ovunque.

Muro in Cisgiordania

La sua poliedricità è leggendaria.

Reperto rupestre

Meraviglioso è lo scherzo fatto a Paris Hilton. L’ereditiera gli aveva chiesto un ritratto, ma Banksy le aveva opposto un secco rifiuto. Indispettito dalla cosa, e approfittando dell’uscita del suo primo cd, dal titolo Paris, Banksy aveva sostituito 500 copie del cd in vari negozi inglesi con una parodia dello stesso, modificando il libretto interno e la copertina.

Cd modificato di Paris Hilton
Idem
Idem

Nessuno degli acquirenti che comprarono il cd modificato tornarono al negozio per sostituirlo. Anzi, alcuni dei fortunati possessori dei cd modificati da Banksy li mettevano in vendita su eBay, al prezzo di partenza di 750 sterline.

 

 

 

Mi piace concludere con queste parole di Banksy: “Persone che ti conoscono, raramente ascoltano quello che dici, anche se poi prendono per Vangelo la parola di un uomo che non hanno mai incontrato, magari ascoltando un disco o leggendo un libro“.

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We are all Fakes!, Feltrinelli (incluso al dvd)

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Antropologia Filosofia Geopolitica Libri Natura Politica Società Storia

Ma Jian – Tira fuori la lingua

Libro di poco più di 60 pagine, ma molto intenso  – per i contenuti – come se fossero 1000.  Ma Jian nel 1985 decide di intraprendere un viaggio in Tibet, disgustato dalla vuotaggine e dal materialismo della nuova Cina cerca refrigerio e spiritualità nei monti abitati dai lama. Ne risulta una serie di racconti brevi di persone incontrate nel girovagare per le montagne tibetane. I racconti sono in tutto cinque, ma qui farò solo alcuni esempi. Si passa dal soldato cinese in un avamposto solitario, innamorato di una ragazza tibetana sposata con due fratelli, ma purtroppo dopo pochi giorni morta di parto; a un cesellatore che viene trovato a letto con la moglie del suo capo che poi tragicamente scompare; fino a un vecchio tibetano, incontrato una notte in una tenda in mezzo alle montagne, che gli racconta di avere avuto una figlia (che successivamente violenterà, rovinandola, durante l’adolescenza) dalla madre stessa. Jian racconta anche delle vicende politiche del Tibet e dell’occupazione militare e culturale cinese. Aspetto per nulla passato inosservato dalle autorità cinesi.

Il viaggio, sospeso tra sogno e realtà, convince l’autore dell’inopportunità di idealizzare qualsiasi popolo, compreso quello tibetano. Infatti, incontrerà persone pronte ad aiutarlo come persone disposte a fargli del male, solo in quanto cinese han. Ma lui non li biasima per questo, poiché comprende i torti subiti dal popolo tibetano a causa della sua patria di appartenenza.

In Cina l’uscita di questo libro ha causato una violenta persecuzione verso l’autore. È stato accusato di avere scritto un libro pornografico e ignobile, sia verso il nuovo Tibet che verso la Cina comunista. Le critiche e le persecuzioni hanno spinto Ma Jian a rifugiarsi a Hong Kong, dove vive da alcuni anni. È tornato in Cina, ma solo per un breve periodo, prima di lasciarla definitivamente. Oggi vive a Londra.

Jian, Ma, Tira fuori la lingua, Milano, Feltrinelli, 2008. 

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Libri Politica Società Storia

Frank Westerman – Ingegneri di anime

Leggendo il libro di Frank Westerman, Ingegneri di anime, si rimane attoniti e increduli di fronte al periodo stalinista. Violenza, paranoia e crudeltà la fanno da padroni. Andrej Platonov, ingegnere e scrittore russo durante quel periodo fatale, ebbe la sfortuna di cadere in disgrazia con Stalin, a causa di un libro. Ah, il potere di un libro! Non arrestarono direttamente lui, non fece la fine di Boris Pil’niak e Isaak Babel’, entrambi fucilati; no, a lui arrestarono l’unico figlio di soli 15 anni. Il ragazzo fu condannato a 10 anni di lavori forzati oltre il circolo polare Artico. Dopo alcuni anni, grazie all’aiuto di un amico del padre che sedeva al Soviet, il ragazzo fu liberato. Ne uscì affranto, debole, dimagrito dalla malnutrizione e per giunta malato di tubercolosi. Riacquistò la libertà, ma solo per spegnersi appena 3 anni dopo, debilitato dalla tubercolosi contratta nelle baracche del GULag. Platonov, per curare il figlio, contrasse a sua volta la malattia. Tornò dal fronte della Seconda guerra mondiale a pezzi, sia a livello fisico che psicologico. Pensarono che fosse sul punto di morire, ma così non fu.

Nel 1946 scrisse un altro “errore”, La famiglia Ivanov, che stroncò definitivamente la sua reputazione. Fu allontanato come un appestato, lo derisero e lo accusarono di essere un reazionario pericoloso.
Trascorse gli ultimi anni che gli rimasero da vivere in una stanza dell’Istituto Gorkji di letteratura. Spesso, fu scambiato per il portiere dagli studenti. Pure gli amici si tennero alla larga, la paura di essere associati a un “condannato” era troppo forte. A volte lo si vedeva spazzare il marciapiede al di fuori dell’Istituto. Morì nel 1951 e nessuno gli rese omaggio, nessuno lo salutò. Altro tempo frastornò la loro memoria…

Westerman, Frank, Ingegneri di anime, Milano, Feltrinelli, 2002.