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Erdogan e Putin, i due “vecchi amici”

I due “vecchi amici” sono pronti a farsi a pezzi. Con l’Europa che sta a guardare, Putin ed Erdogan si vogliono spartire la Libia e contemporaneamente si bombardano a vicenda in Siria, provocando una spaventosa crisi umanitaria che noi rischiamo di pagare per l’ennesima volta.

 
Israele blocca l’ingresso degli italiani e nessuno naturalmente fiata, la Libia è finita in mani russo-turche, la Siria è bombardata giorno e notte dai turchi e dai russi e l’Europa, quella vecchia Europa che ha dominato lo scacchiere geopolitico per secoli, non fa assolutamente nulla per invertire il disastro politico e umanitario in Africa e in Medio Oriente. Questa non è una decadenza conclamata dall’inerzia totale dei nostri politici, ma è la sparizione totale e senza precedenti della politica estera europea, troppo impegnata a stilare diritti per tutti invece di agire con forza dove ci sarebbe bisogno di essere. A che serve l’Unione Europea se non è nemmeno capace di avere una linea comune in politica estera? A che serve se non siamo capaci di difendere i nostri interessi energetici? A che serve se ci ritroviamo i soldati turchi e russi a 200 km dall’Italia? A che serve se non riusciamo a fermare l’esodo di migliaia di rifugiati siriani, questi sì disperati, mettendo fine alla guerra in Siria?

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Libri Politica Società

Federico Rampini – La notte della sinistra. Da dove ripartire

Federico Rampini ha scritto un libro molto acuto e propositivo che non risparmia critiche alla sinistra odierna da cui lui stesso proviene e in cui si è formato.

In questo libro Rampini indica delle proposte concrete alla sinistra italiana per uscire dallo stallo autoreferenziale e supponente in cui si è infilata. Tanto per iniziare di smetterla di indicare chiunque non la pensi come loro come “fascista”, “arretrato”, “persona ignorante da educare”, ecc.: insomma, bisogna scendere dal piedistallo e bisogna farlo il prima possibile e soprattutto bisogna saper parlare con tutti senza un senso di superiorità. Di tornare nelle periferie a parlare con i proletari italiani di oggi, perché ci sono ancora e non sono scomparsi come pensano alcuni, smettendola di occuparsi sempre degli ultimi, cioè degli immigrati, dimenticandosi dei penultimi, cioè degli italiani poveri, che in quanto tali sembrano destinati all’oblio e all’eterno silenzio. Di finirla di leccare i piedi a un personaggio come Emmanuel Macron, un uomo dell’élite francese che molto tempo prima di Matteo Salvini rispediva gli immigrati da dove venivano e che ha sempre fatto gli interessi della Francia, da vero nazionalista, spacciandosi da devoto europeista. Di smetterla di seguire i passi isterici dei democratici americani contro Donald Trump, che si dimenticano disinvoltamente che il primo muro tra il Messico e gli Stati Uniti fu costruito da un certo Bill Clinton e che sempre egli diede il via alla deregulation finanziaria che portò al disastro del 2008. Di finirla di considerare l’immigrazione sempre e comunque positiva, senza rendersi conto delle ricadute negative in termini di riduzione dei salari dei lavoratori italiani costretti a competere con loro e del depauperamento dei Paesi africani di origine, visto che la stragrande maggioranza degli immigrati africani appartengono alla classe medio-alta (per esempio negli ospedali di Londra lavora la metà dei medici del Malawi). Di spiegare agli immigrati che hanno dei doveri da rispettare in Italia e non solo diritti da acquisire. Di tornare a parlare di patria, visto che due padri della sinistra italiana come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi erano due patrioti, senza vergognarsene e senza lasciare questo campo alla destra. Di smetterla di fare sempre e solo gli interessi dell’Europa contro gli interessi italiani e di uscire da un provincialismo autodistruttivo e autolesionista contro il popolo italiano, facendo a spallate per dimostrare ai tedeschi e ai francesi quanti siamo europeisti e ligi alla barriera del 3% del deficit/Pil, da rispettare ad ogni costo. Insomma, di smetterla di ragionare per massimi sistemi e per idealismo puro guardando invece in faccia la realtà dei fatti. La sinistra deve essere il partito che deve farsi carico di temi quali la sicurezza, la difesa dei confini, l’interesse nazionale, il controllo dell’immigrazione (perché non è vero che non si possa controllare), dell’aiuto ai proletari italiani, difendendo i loro salari contro i grandi patronati e contro l’immigrazione selvaggia che dai tempi di Karl Marx viene sostenuta dagli industriali. La sinistra la smetta di assoldare gli idoli del cinema o del mondo dello spettacolo come Asia Argento, con il radicalismo puritano e ipocrita del “me too”, di vera e propria caccia alle streghe o forse meglio dire agli stregoni, e di tornare ai grandi intellettuali di una volta, come per esempio Pierpaolo Pasolini (che non diceva mai cose scontate e di circostanza e aveva il coraggio di andare contro tendenza).

La sinistra, in conclusione, o si toglie il paraocchi – divenendo più umile e facendosi un bel esame di coscienza – o sarà destinata a vedere la destra primeggiare per molti anni ancora.

Rampini, Federico, La notte della sinistra. Da dove ripartire, Milano, Mondadori, 2019, pp. 165.

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Curiosità varie Geopolitica Politica Storia

La Gran Bretagna è fuori dall’UE

La GB ha guadagnato la “libertà” dall’Europa ma rischia seriamente di perdere la coesione interna. La Scozia ha votato in netta maggioranza per restare (62%), così come l’Irlanda del Nord (56%) e la circoscrizione di Londra (punte del 75%). Il leader scozzese Sturgeon ha già chiesto un nuovo referendum per l’indipendenza e lo stesso sta avvenendo in Irlanda del Nord, dove lo Sinn Fei chiede l’annessione all’Irlanda. La situazione è molto complessa e potrebbe avere delle ricadute molte pericolose.

La Gran Bretagna può certamente contare sull’appoggio e il rapporto privilegiato con gli Usa e di certo può contare sugli scambi con le nazioni del Commonwealth e soprattutto con i diretti discendenti della lingua e cultura inglesi (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa). Ed era propria questa l’obiezione che fece Charles de Gaulle all’ingresso della Gran Bretagna nella CEE. De Gaulle si oppose sempre al loro ingresso nel Mercato comune europeo e infatti si dovette aspettare la presidenza di Georges Pompidou (1969 – 1974) per vedere i britannici inseriti a pieno titolo in Europa (1972). Finalmente, per gli inglesi, il “blocco continentale” era terminato. Ma ci si dimentica di sottolineare che la CEE fece delle enormi concessioni ai britannici. Per esempio tolse tutti i dazi dal Mercato comune europeo e permise alla GB di continuare gli scambi commerciali con il Commonwealth. In definitiva vinse il libero scambio inglese al protezionismo europeo del Mercato comune.

Non so cosa succederà né alla Gran Bretagna né all’Unione Europea, ma sicuramente questo voto avrà delle forti ricadute dal punto di vista della coesione politica ed economica di entrambe le entità.

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Economia Geopolitica Politica Società

Non siamo un land, di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini (e un altro articolo di Romano Prodi)

Articolo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini pubblicato su “Repubblica”! Potete leggerlo qui.

“L’Italia, che è il terzo azionista con il 17,9%, ha versato 11,4 miliardi e nel 2014 saranno 14,3. I soldi dell’Esm vengono investiti prevalentemente in titoli di Stato tedeschi che hanno il rating più alto. Ciò contribuisce a ridurre i tassi sui Bund e su tutto il sistema finanziario in Germania e ad allargare lo spread e lo svantaggio competitivo delle imprese in Italia. Di fatto i Paesi deboli del Sud Europa stanno sussidiando la ricca Germania”.

Anche Romano Prodi dà segni di vitalità, finalmente! Qui l’articolo.

 

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Politica Società

Un’osservazione di getto sull’Italia

Ogni tanto rifletto sulla storia dell’Italia, sulle civiltà grandissime che abbiamo prodotto, sulle innovazioni che siamo stati capaci di sviluppare, sulle correnti artistiche e culturali che abbiamo inventato, sui grandi uomini che questa terra ha dato al mondo e mi chiedo: come abbiamo fatto a cadere così in basso? Cosa è successo a questa terra, benedetta dalla posizione geografica e capace di apprendere e dare nelle sue fasi storiche, da restare inchiodata, insterilita e senza una meta di fronte a sé, da risultare ridicola e degna di disprezzo in Europa e ai nostri stessi occhi?

Sento grandi intellettuali parlare a casaccio di internazionalismo, di un’italietta sempre sognata e fatta a misura del disastro annunciato e sperato, del mondo cartaceo in cui questi signori sono immersi, distaccati e distanti dalla plurima e complessa realtà della vita. Pontificano da una cattedra universitaria, ormai degni sostituti dei preti dei tempi andati. Tempi di un oscurantismo più che mai attuale, di ironici signori che sghignazzano di fronte a tutto, di marcescenti intellettuali di vacuità.
È qui che la pianta uomo diventa più forte?

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Geopolitica Libri Poesia Storia

Mio padre (Der Vater) – Albrecht Haushofer

Albrecht Haushofer era figlio del grande studioso di geopolitica tedesco Karl Haushofer. Quest’ultimo influenzò non poco la politica di espansione territoriale della Germania nazista. Amico di Rudolf Heß fin dal 1920 e seguace delle idee di Friedrich Ratzel, il padre del termine Lebensraum (Spazio Vitale) e di Rudolf Kjellén, rimase impressionato dall’assetto politico giapponese durante la sua lunga permanenza, di ben due anni, avvenuta nel Sol Levante nel 1908. Riportò in Germania alcune idee apprese in Giappone e ne sviluppò di nuove. Nonostante Karl Haushofer fosse per l’alleanza con l’URSS in funzione anti britannica, Hitler decise comunque di attaccare l’Unione Sovietica nel 1941.

Il viaggio di Heß in Inghilterra nel maggio del 1941 gli tolse qualsiasi protezione verso le autorità naziste, in quanto la moglie Martha era di origine ebraica ed Heß finché fu presente l’aveva sempre protetta. Karl e Albrecht vennero arrestati in quanto considerati implicati nella presa di accordi con contatti inglesi per il viaggio di Heß. Il padre fu rilasciato quasi subito, mentre il figlio fu trattenuto in carcere per due mesi. Karl nel 1944 finì addirittura a Dachau a causa dell’attentato a Hitler. Nel 1946 si suicidò insieme alla moglie.

Il figlio, invece, fu intellettuale, diplomatico e studioso di geopolitica. Scrisse molti sonetti e libri storici. Ebbe una vita piuttosto travagliata sul piano morale e umano, visto che prese sempre di più le distanze dal nazismo fino a partecipare all’attentato contro Hitler nel luglio 1944. Per questo motivo fu arrestato e detenuto in carcere per quattro mesi. Nell’aprile del 1945, con l’avvicinarsi delle truppe sovietiche a Berlino, fu liberato e fucilato dalle SS. La poesia fu scritta in carcere poco prima di morire. E’ chiara l’allusione alle responsabilità paterne per non essersi staccato in tempo dal regime nazista e dai suoi crimini.

Chiunque voglia approfondire l’argomento – non solo delle loro vite, ma della storia della geopolitica del XX secolo – può leggersi il libro di Mario G. Losano, La geopolitica del Novecento (Dai Grandi Spazi delle dittature alla decolonizzazione), editore Bruno Mondadori. Un libro assai approfondito, ricchissimo di spunti e raro sull’argomento. Dopotutto ci serve anche a comprendere meglio quello che sta accadendo oggi in Ucraina, in Siria, in Europa, ecc.

Mio padre (Der Vater)

˜

Una fiaba profonda dell’Oriente

ci narra che gli spiriti del Male

vivono prigionieri in fondo al mare

sigillati da Dio per sua premura,

˜

finché, una volta ogni millennio, il caso

consente a un pescatore la decisione

di liberarli dalla lor prigione

o di gettarli nuovamente in mare.

˜

Mio padre in quei frangenti si è trovato.

Un giorno infatti stava in suo potere

ricacciare nel carcere il demonio.

˜

Senonché infranse quel fatal sigillo

senza avvertire l’alito del male.

E al demonio le vie del mondo schiuse.

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Economia Filosofia Politica Storia

L'”impero latino” di Alexandre Kojève

Alexandre Kojève –  il grande filosofo russo naturalizzato francese – scrive nel saggio l’Impero latino dei pericoli insiti nella rinascita economica e politica della Germania, a discapito della Francia e delle nazioni latine, come la Spagna e l’Italia. Il saggio lo ha scritto nell’agosto del 1945. E’ inutile dire che ci aveva visto giusto considerando quello che stiamo vivendo in Europa negli ultimi anni. Cosa propone Kojève alle nazioni latine e soprattutto alla Francia? Di unirsi sotto l’egida francese per non rimanere schiacciate sotto la potenza politico-economica tedesca e anglosassone da un lato e dal mondo slavo sovietico dall’altro. In barba quindi a tutti i secessionisti sparsi tra la Spagna, l’Italia e la Francia, Kojève dice che uno Stato per essere forte e rispettato deve farsi impero. La Germania nazista insegna. Infatti, per Kojève, la Germania è crollata perché ha voluto vincere la guerra come Stato-nazione e non come impero. Gli ultimi cinque secoli di guerre e tragedie europee sono nate da questo presupposto, continua il grande hegeliano. La sua analisi storico-filosofica è lucida, illuminante e profetica. La Francia se vuole continuare ad avere un ruolo guida può farlo solo mettendosi alla testa dell’impero latino-cattolico con Italia e Spagna. Bisogna preservare i valori latini e cattolici, se non si è così miopi da rischiare di essere spazzati via dal mondo slavo e protestante (con Germania in testa). Chi avrebbe mai scritto queste cose sulla Germania e sull’avvenire dell’Europa nell’agosto del 1945?

Un saggio che andrebbe letto e riletto soprattutto alla luce degli ultimi pericolosi sviluppi della egemonia politico-economica della Germania in Europa.

Qui trovate l’articolo di Giorgio Agamben sul saggio di Kojève.

Kojève, Alexandre, Il silenzio della Tirannide, Milano, Adelphi, 2004. 

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Politica Società

Luciana Littizzetto: ovvero la volgarità e la superficialità regnante

Sarà un segno dei tempi la presenza di persone come Luciana Littizzetto alla conduzione del Festival di Sanremo? Lo stesso dicasi di Fabio Fazio, anche se a un livello sicuramente più alto. Siamo sempre pronti a criticare Berlusconi quando usa un linguaggio spesso volgare, ma nessuno osa dire lo stesso della Littizzetto, che usa un linguaggio da scaricatrice di porto tutte le settimane alle 21 di sera. Chi se ne frega della fascia protetta, per alcuni le regole non valgono.

Guardando il suo intervento di ieri sera, in cui ha pontificato sulle donne che sopportano gli uomini (esiste anche il contrario), descrivendo questi ultimi come disordinati, menefreghisti, poco attenti, sporchi, eccetera mentre le povere donne, secondo lei, sono totalmente all’opposto, non si può che rimanere attoniti e perplessi dal decadimento morale della nostra società. Un genere totalmente dato in pasto al disprezzo e al pubblico ludibrio. Io non mi rivedo in nulla dalle fantasticherie cervellotiche e volgari della suddetta, anzi, dirò di più, quelle mancanze descritte le vedo oggi in molte donne, soprattutto giovani. Noi uomini, che spesso facciamo i ruffiani, ci piace tanto dare sempre ragione alle donne, anche quando queste ultime hanno torto. In questo modo possiamo andare a letto con la coscienza a posto. Mi riferisco ai tanti uomini che non reagiscono mai alle insinuazioni pesanti che ci rivolgono alcune femministe, come è accaduto ieri sera.

La pontefice prosegue parlando, anzi, straparlando di violenza. Quindi dobbiamo sorbirci la solita tiritera degli uomini violenti (quasi per natura biologica), degli uomini che picchiano le donne per insicurezza, per un falso concetto dell’amore, eccetera. Alla fine conclude dando degli stronzi ai violenti. Tutti applaudono felici e contenti. Fan in delirio sui social network e internet. Ognuno, finalmente, può andare a dormire tranquillo, con l’animo in pace. Mi chiedo: è possibile dire tante cretinate tutte assieme in soli sei minuti? Esiste ancora qualcuno che rifletta su ciò che si dice? Che fine ha fatto il senso critico delle persone? Mi dispiace che nessuno l’abbia fischiata, contestata o per lo meno contraddetta.

Non nego in nessun modo la violenza contro le donne, ma non è una piaga sociale come qualcuno vuole farci credere. Parlando dell’Italia, possiamo dire, dati alla mano, che la violenza contro le donne è tra le più basse in Europa, nord Europa compreso. Continuo a pensare che bisogna avere una visione olistica del fenomeno e non concentrarci solo ed esclusivamente sulle donne, escludendo tutto il resto. Che fine hanno fatto i bambini (che subiscono violenza in misura maggiore dalle donne, ma non si può dire: la nostra è una società ottusa e femminista all’ennesimo grado), gli anziani e la violenza in toto contro le persone? A quanto pare esistono solo le donne. Tra un po’ costruiremo una statua con sembianze femminili con su scritto: LA DONNA E’ IL TUO UNICO DIO. Per alcuni versi già ci siamo. I cosiddetti stronzi quasi sempre sono cresciuti in contesti violenti, con madri e padri brutali. Gli uomini che picchiano le mogli e le fidanzate spesso sono aizzati dalle madri, con cui hanno un rapporto di totale sudditanza. La madre vista come unico faro e campione di virtù. Perché nessuno dà delle stronze alle suddette madri? Perché il ruolo delle donne è sistematicamente ignorato quando siamo di fronte a uomini violenti? Di questi problemi dovrebbero parlare e confrontarsi psicologi e psichiatri e non femministe, fascisti vendicativi e campionesse del nulla come la Littizzetto.

Non contenta alla fine ha ponteficato anche sulle coppie gay: “L’amore è amore e uguale in tutte le sue forme”. Ennesima mancanza di rispetto verso tutti coloro che non la pensano così. Ormai, purtroppo, dobbiamo piegarci all’imperante fascismo culturale che una piccola élite cerca di spargere tra il popolino. Queste sono idee politiche e a Sanremo non dovrebbero per niente entrarci. L’amore non è uguale sempre e comunque, perché anche i pedofili dicono di amare le loro vittime. L’amore, o ciò che si crede amore, non è una ragione sufficiente per equiparare un rapporto omosessuale a uno eterosessuale. Chiedete a un medico se l’ano è predisposto per l’attività sessuale. Chiedete a uno psichiatra o a uno psicologo se un bambino può crescere sano in una famiglia gay. Anche qui non si invitano mai gli esperti a parlare di omosessualità, ma si pontifica per accattivarsi le simpatie del pubblico. C’è sempre di mezzo la politica, mai la realtà dei fatti. Si straparla su questioni delicatissime e di portata storica come se nulla fosse. In tutta la Storia umana non è mai stato equiparato un rapporto omosessuale a quello eterosessuale. Forse nemmeno a Sodoma e Gomorra. Oggi parliamo di matrimonio e adozioni gay, senza nemmeno cercare di tutelare i bambini; loro sì, vittime innocenti dei soprusi egoistici degli adulti. Siamo una società allo sbando e quando ce ne accorgeremo, se mai accadesse, sarà troppo tardi.

Intanto i bambini continuano a non essere mai citati e difesi da tutte queste attente e civili persone. L’involuzione della nostra società ormai è palese. Ciò che una volta era al centro della famiglia, il bambino, oggi è relegato al margine. I prodromi partono da lontano, ma oggi stiamo raccogliendo i frutti proibiti del disfacimento morale ed etico della marcescente società occidentale. L’egoismo, la superficialità, la volgarità e la ruffianeria regnano sovrane: ieri sera, con la Littizzetto, ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Certo, lei è una/o delle tante/i e neanche tra le più importanti, però è un sentore di qualcosa di più profondo e radicato. Poi guardano la pagliuzza negli occhi altrui, ma intanto il popolino applaude estasiato.

P.S.

Con chi pubblica i suoi libri? Naturalmente con la Mondadori. Paradigma di totale ruffianeria e falsità.

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Economia Politica

Il crollo dell’auto in Italia

Mentre la Fiat chiude lo stabilimento di Melfi per due anni, dopo lo spot pubblicitario inscenato appena un mese fa con il presidente del Consiglio Monti e il general manager Marchionne (cosa di cui dovrebbero vergognarsi), la crisi dell’auto in Italia non conosce nessun tipo di ripresa. Nel 2012 le auto vendute nel nostro Paese sono calate dell’8,2% rispetto al 2011. Se consideriamo il solo mese di dicembre 2012 rispetto allo stesso mese dell’anno prima, siamo addirittura a meno 16,3%. Nello stesso periodo sono aumentate le vendite di bici e la condivisione del carsharing. Sembra che neanche la pubblicità, imperante e ripetitiva delle automobili, riesca a frenare il tracollo delle vendite.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19879

Per tornare alla Fiat, nel 2012 ha venduto nell’Europa a 27 Stati 800,000 mila automobili, meno il 15,8% dell’anno prima. Addirittura si posiziona la settimo posto in Europa per volumi di vendita, superata anche dalla Bmw. Nel 2012, in Italia ha venduto più di cento mila vetture in meno, con un quasi 19% di flessione rispetto al 2011. Mi chiedo cosa stia aspettando la Fiat a sviluppare macchine elettriche, innovative e più sostenibili dal punto di vista ambientale. Non capisco come pensino di produrre vetture suv in un momento di crisi come questo. A chi le venderanno? E cosa sta facendo la politica per costringere la Fiat a produrre auto in Italia? Nulla. Intendono produrre vetture all’estero? Benissimo, fategli pagare un dazio sulle auto vendute nel nostro Paese.

http://www.agi.it/economia/notizie/201301160902-eco-rt10027-auto_fiat_settima_in_europa_nel_2012_prima_volkswagen

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Economia Geopolitica Politica

Tratto da Limes – Dal Britannia alla Merkel

Tratto da Limes, bimestrale italiano di geopolitica , numero 4/2011, prima dell’avvento di Monti.

L’Italia sotto attacco geofinanziario è di fronte a scelte che definiranno la sua postura strategica rispetto a Geropa (Russia e Germania). L’alternativa che le viene suggerita dai mercati e dagli attori che contano è la piena subordinazione: rigida eterodirezione dei conti pubblici; pagamento di una congrua tangente in termini di privatizzazione (cioè alienazione) di asset nazionali; adeguamento a traiettorie geostrategiche altrui. […] Nel contesto del patto per l’euro, Tremonti sperava di poter negoziare il ritmo di rientro dal debito, vale a dire la quantità di sovranità sul bilancio pubblico da cedere a Geropa per restare nella moneta comune. Aveva anche tentato una controffensiva di natura strategica, proponendo assieme ai padroni (tedeschi) del vapore. Nel frattempo, cercava di nascondere l’argenteria: legge che blocca scalate ostili su imprese strategiche; Fondo d’investimento di Cassa depositi e Prestiti finalizzato a stabilizzare il capitale di tali imprese; infine, d’intesa con Bankitalia, decreto sull’autorizzazione preventiva agli acquisti di quote degli istituti di credito. Ma a luglio la speculazione finanziaria ha preso di mira il debito italiano, in concomitanza con l’attacco concentrico delle agenzie di rating (indicativa la messa sotto pressione delle Generali, cassaforte del risparmio italiano); con l’annuncio di Deutsche Bank di aver venduto 7 degli 8 miliardi di Bot italiani che deteneva.

Puntuale, il diktat di Francoforte ha imposto all’Italia una manovra deflattiva che configura la messa sotto tutela del bilancio pubblico italiano e apre la partita dei nostri asset strategici. A termine, la manovra cocciutamente pro-ciclica che ci è stata imposta è destinata a produrre contrazione produttiva e occupazionale, riduzione del gettito fiscale e necessità di ulteriori misure. Anche l’Italia si troverà a scegliere fra svendere gioielli (e casseforti) di famiglia, oppure fronteggiare i forconi.

Sia la prospettiva di un nuovo banchetto di privatizzazioni in Italia, sia la tentazione di sganciare Roma dall’aerea nobile dell’euro restano aperte. Sin dal 2009 la Direzione generale per il Mercato interno del commissario francese Barnier ha lanciato una procedura d’infrazione contro la normativa sulla golden share, che protegge da scalate ostili Eni, Enel, Snam, Finmeccanica, Telecom eccetera; sarà necessaria una riforma che dovrà ottenere il placet di Bruxelles. Quanto resta di sovranità nazionale è dunque in gioco su tre partite: una in casa, contro aedi vecchi e nuovi del “vincolo esterno”; una a Bruxelles, contro le occhiute vestali del mercato interno; la terza, trasversale alle prime due, contro le lusinghe di un nuovo “Britannia” (il 2.6.1992 vi fu un incontro a bordo del panfilo Britannia, di proprietà della Corona inglese, a bordo del quale erano ospiti alcuni finanzieri inglesi e americani, durante il quale si decise una politica di privatizzazione delle aziende partecipate dallo Stato italiano. Di lì a una anno effettivamente passarono in mani straniere Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galvani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Mira Lanza e molte altre aziende). Il gioco è violento. La “moral suasion” assumerà toni brutali. Ma è difficile minacciare l’Italia di espulsione dall’Eurozona. Corroborato da una moneta libera di fluttuare e da una politica economica affrancata dai lacci deflattivi di Maastrich, il suo apparato produttivo metterebbe infatti fuori mercato i prodotti del resto di Geropa, con dolorosissime conseguenze sull’occupazione e sul consenso sociale all’interno di essa, a prescindere dai costi che pagherebbe la stessa penisola. Fra l’Italia e Geropa scorre sottotraccia la mutua distruzione assicurata. Pag. 126-127

Questo articolo è stato scritto nell’agosto 2011, e purtroppo è stato fin troppo preveggente. L’Italia è finita sotto attacco da parte di un gruppo di delinquenti, al soldo soprattutto di Germania e Francia. Le responsabilità sono molteplici, dal governo Berlusconi fino all’ultimo, ma non si può restare a guardare mentre il nostro Paese viene fatto a pezzi. Il futuro non promette nulla di buono, e i partiti politici, sia quelli di destra che di sinistra (a parte il M5S e il movimento Arancione, mi pare), sono completamente succubi di una politica straniera atta a distruggere il tessuto economico e sociale dell’Italia. Questo mi sembra un motivo più che sufficiente per incriminarli per alto tradimento. Mi sembra, a questo punto, folle che l’Italia continui a pagare per finanziare l’area euro (l’Italia è il terzo donatore) quando noi non riusciamo a fare fronte al fabbisogno interno dei minimi requisiti essenziali per i cittadini. Purtroppo non abbiamo un Bismark né un Cavour, bensì uomini pronti a svendersi il Paese per una ciotola di lenticchie. Al fuoco si risponde con il fuoco.