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John Fante – La confraternita dell’uva

Quanti Nick Molise esistono tra noi? Con quanti di loro ci si è arresi? Cosa non si farebbe per un padre – nonostante tutto il rancore accumulato contro di lui – a volte giustamente, per aiutarlo?

Questa è la storia autobiografica raccontata da Fante ne La confraternita dell’uva. La storia di un padre assente, menefreghista, grande bevitore, pessimo marito e adultero impenitente; cattolico solo di nascita, attaccato al lavoro, al gioco, agli amici e al Chianti di Angelo Musso. I figli visti come un peso, un fastidio, un errore di percorso…

Eppure il figlio, Henry, non riuscirà ad abbandonarlo, a pagarlo con la stessa moneta. Gli starà vicino nel momento del bisogno, nel momento della sua richiesta di aiuto. Eppure Henry, scrittore, aiuterà il padre, muratore, alla costruzione di un affumicatoio in mezzo alle montagne californiane.

Il buon vecchio Nick nemmeno a 76 anni vuole smettere di sentirsi importante agli occhi degli amici. Il fisico l’abbandona, ma la sua mente no, quella continua a funzionare come se l’età non passasse mai. Come se il fulgido approssimarsi della morte non lo toccasse, non lo riguardasse. Eppure è dietro l’angolo. E come ogni cosa che si trova dietro l’angolo, colpisce improvvisamente, di schianto, senza preavviso. Una famiglia disgregata che si ritrova unita nel dolore per la morte del capostipite, Nick. Henry ripensa alla sua vita passata e alle marachelle più o meno gravi del padre, ma come assolvere la madre e i fratelli? Dostoevskij l’ha forgiato, l’ha educato, gli ha indicato la strada da intraprendere, ma con il padre chi lo fece? Anche il dolore e il rancore uniscono, forse ancor di più della gioia e dell’indulgenza.

Nick se n’è andato così come è vissuto, gozzovigliando con gli amici, nell’ultimo e disperato oblio dell’esistenza.

Meglio morire di bevute che morire di sete (Angelo Musso).

Fante, John, La confraternita dell’uva, Torino, Einaudi, ebook. 

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Libri Poesia Storia

Orlando Figes – La danza di Natasha

Il libro di Orlando Figes è straordinario e appassionante, che ti accompagna a scoprire la grandissima e meravigliosa, seppur relativamente giovane, cultura russa. Le opere di Aleksandr Puskin, Nikolaj Gogol’, Michail Lermontov, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Maksim Gor’kij, Boris Pasternak e di tanti altri scrittori più o meno noti, vengono descritte con sapienza e passione, laddove le sterminate foreste e le aride steppe fanno da sfondo, in un affresco grandioso e insieme malinconico. Figes è un maestro nelle descrizioni, solo per citare i più grandi tra i compositori russi, di Modest Musorgskij e della sua vita travagliata e inficiata dall’alcool; di Pëtr Čajkovskij e della vita pietroburghese; di Dmitrij Sostakovic e della sua sinfonia n. 7, scritta durante l’assedio nazista della città di Leningrado.

Anche la cultura dei popoli siberiani, di origine asiatica, non viene trascurata. Insomma, è un libro completo che spazia a 360° gradi nelle vite e nelle opere dei poeti, filosofi, scrittori, artisti e musicisti dell’inimitabile e unica cultura russa. A me ha spinto, letteralmente folgorato dalla lettura, ad approfondire la conoscenza della vasta e variegata letteratura di quel Paese. Credo che non resterete delusi dalla lettura di questo libro, per quanto lungo possa essere.

Orlando Figes, La danza di Natasha, Torino, Einaudi, 2008, pp.XXII-618.