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A poco più di un mese dal Cinquantenario della strage di piazza Fontana

Ieri ho girato questo video parlando del libro di Francesco Lisanti, L’Italia è su un sentiero di spine. La storia di piazza Fontana nei documenti processuali, di fronte alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Ho parlato a braccio, riprendendo considerazioni del libro e alcune mie personali.

Qui trovate il video.

 

 

 

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Un punto di vista più consono sulla realtà siriana

Posto questo video perché, oltre a essere ben fatto, riporta interviste ufficiali di Putin e Cameron e descrive in modo conciso e obiettivo gli ultimi sviluppi della crisi siriana.

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Syria: Quello che i media non dicono – Raimondo Schiavone

Iniziare la giornata dopo avere concluso questo libro e letto un articolo, quasi fosse stato scritto dalla Cia, di Jean-Marie Rossi sulla situazione siriana nel sito della Treccani on line è davvero devastante. E’ vergognoso constatare come il mainstream mediatico nazionale e internazionale sia volutamente schierato contro la verità e la ricerca dei fatti veri per costruirla. Il Corriere della Sera, la Stampa e la Repubblica, solo per citare i nostri quotidiani nazionali maggiori, hanno smesso da tempo di informare i cittadini sulla reale situazione siriana (purtroppo fanno lo stesso per quanto riguarda altri argomenti sensibili, a loro dire). Ma lo stesso vale per la BBC inglese, il New York Times, il Washington Post ecc., per non parlare di Al Jazeera e al-Arabyia. Ciascuno di loro a ripetere come pappagalli la verità rivelata dagli interessi politici nazionali. Questo e-book a cura di Raimondo Schiavone (e con contributi di Talas Khrais, Antonio Picasso e Alessandro Aramu) ci riporta con i piedi per terra, dandoci una visuale di insieme della reale situazione siriana taciuta dai maggiori media internazionali e nazionali. Il fascismo occidentale, sempre più aggressivo e vergognoso, ci sta portando alle soglie di un’altra grande guerra mondiale. Andiamo per ordine.

Cosa sappiamo della guerra in Siria? Primo, Assad è un criminale che sta massacrando il suo popolo senza alcun motivo; è un pazzo, un sanguinario, un genocida di cristiani e minoranze etniche e religiose ecc., ecc., ecc. Secondo, i ribelli stanno combattendo dalla parte della democrazia e della giustizia; e sono ingiustamente massacrati dall’esercito sanguinario di Assad. Da oltre due anni i nostri media, liberi e obiettivi, ci stanno bombardando quotidianamente con queste belle falsità costruite a tavolino. Le notizie arrivano alle redazioni dei giornali e delle televisioni senza che alcuno si prenda la briga di controllare la fonte. Sono per lo più media con interessi ben precisi, a iniziare dalla tanto decantata emittente del Qatar: Al Jazeera. Questa emittente satellitare che trasmette in tutto il mondo arabo e da cui i media occidentali riprendono le notizie siriane (come in passato quelle libiche e dalla Tunisia), è completamente in mano all’emiro del Qatar che, avendo interessi economici fortissimi in tutta l’area medio orientale, condiziona pesantemente le notizie da divulgare. Lo stesso iter vale per al-Arabiya, emittente dell’Arabia Saudita. Le strumentalizzazioni sono all’ordine del giorno, qualsiasi informazione scorretta passata dai ribelli viene riportata senza alcuna verifica, e i massacri compiuti dagli stessi vengono attribuiti all’esercito di Assad: l’esempio più lampante è il recente attacco con i gas chimici contro la popolazione civile (non si conosce ancora il numero esatto dei morti, spesso gonfiati ad arte, ma i responsabili sono sicuramente i ribelli, come lo stesso compagno di Domenico Quirico, Pierre Piccinin, ha confermato). Solo negli ultimi tempi si comincia a parlare di salafiti e terroristi legati ad al-Qaeda, come Al Nusra, all’interno dei ribelli. Anzi, oggi sono preponderanti questi gruppi rispetto a tutti gli altri e quasi sempre hanno origini straniere, in maggioranza provenienti dall’Iraq, dal Pakistan, dall’Afganistan, dalla Turchia e dal Nord Africa. I siriani sono una minoranza.

E’ vero che le prime proteste contro il regime erano democratiche e giuste, contro una diffusa corruzione del Paese e una politica ingessata e funzionante all’interno del solo partito Baath, socialisteggiante e laico, di cui è espressione Assad. Ma con il passare dei mesi la rivolta si è trasformata in una guerra civile a causa dell’infiltrazione, voluta e appoggiata dai servizi segreti occidentali (compreso il Mossad israeliano e la Turchia) e dagli emiri medio orientali, di gruppi islamici radicali e fanatici. Attualmente si uccidono persone solo perché cristiane, curde o alawite, in una pulizia etnica e religiosa disconosciuta e ribaltata dai nostri media.

Un caso clamoroso è avvenuto nel maggio del 2012 a Hula, un paese distante 200 chilometri da Damasco, in cui è avvenuta una strage di civili. Tra le 110 persone uccise, 25 erano bambini. Ebbene, tutti i media si sono affrettati a incolpare l’esercito di Assad e la condanna è stata unanime contro il dittatore; ma grazie al lavoro di un vero giornalista di guerra sul campo, Rainer Hermann inviato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, la verità è venuta a galla. Hermann ha scoperto che la strage è stata eseguita dai ribelli sunniti anti-Assad. Gli abitanti sono stati massacrati in quanto appartenenti alle minoranze religiose degli alawiti e sciiti, quasi tutti pro-Assad. I ribelli hanno attaccato la vicina postazione dell’esercito siriano posta proprio a difesa delle minoranze religiose in quella zona. Una volta massacrati i soldati i terroristi si sono concentrati contro la popolazione civile. Nonostante l’articolo del giornalista tedesco e le molte testimonianze dei sopravvissuti e dei monaci del vicino monastero di San Giacomo, nessun media italiano ha voluto rettificare la falsa notizia data in precedenza. A questo sono ridotti i nostri quotidiani e le televisioni. Anche giornali che dovrebbero essere sopra le parti, come Il Fatto Quotidiano e Pubblico, in realtà sono schiacciati sulla falsariga dei primi nel dare informazioni preconfezionate e di parte sulla reale situazione siriana. Questi signori dimenticano che se Assad dovesse cadere due milioni di cristiani (il 10% della popolazione siriana) e tre milioni di curdi (che appoggiano Assad, basta cercare il nome del leader curdo Omar Oussi), senza contare tutte le altre minoranze religiose e etniche che hanno sempre convissuto in pace, rischierebbero di essere massacrate e indotte all’esilio dal Paese da un branco di terroristi assassini. Giocano a chi la spara più grossa con la pelle di poveri cittadini siriani in balia degli eventi e delle falsità dei media occidentali.

Vorrei concludere con la triste figuraccia nazionale che abbiamo fatto con il governo Monti e il ministro degli esteri Giulio Terzi (evidentemente abituato a fare figure pietose, come nel caso dei marò italiani detenuti in India) per il caso gravissimo del rifiuto di accogliere in Italia un gruppo di parlamentari siriani guidati da Maria Sadeeh. Nell’ottobre del 2012 il governo italiano si è rifiutato di incontrare una delegazione di pace siriana, negando loro il visto di entrata nel nostro Paese. La parlamentare eletta Maria Sadeeh che rappresenta la comunità cristiano-cattolica della Siria è stata trattata come fosse una pericolosa terrorista, indegna di calpestare il suolo italiano. La notizia, per l’ennesima volta, passata sotto silenzio dai media nazionali, per fortuna non è sfuggita ad alcuni parlamentari italiani, che hanno protestato contro il ministro Terzi ma senza ottenere la pur minima risposta in merito al proprio inspiegabile comportamento. Nessuno dei leader nazionali, come Bersani, Vendola e Alfano sono intervenuti nella faccenda, nonostante abbiano ricevuto parecchie sollecitazioni dai parlamentari italiani e siriani (stessa cosa dicasi di Giorgio Napolitano). Maria Sadeeh, architetto, parlamentare e donna libera non ha potuto spiegare le ragioni per le quali la maggior parte dei siriani continuano ad appoggiare Assad contro i ribelli. Gli hanno impedito di parlare liberamente in un Paese che si vanta di essere libero e democratico come il nostro. Evidentemente avevano ricevuto ordini dall’alto e avevano paura che le bugie costruite ad arte per aggredire un Paese libero e sovrano come la Siria cadessero come pere cotte. Ricordiamoci che l’intervento occidentale in Iraq è iniziato nello stesso modo in cui sta iniziando quello in Siria: con false accuse di avere usato gas chimici contro la popolazione civile. La storia si ripete. L’obiettivo finale rimane l’attacco all’Iran, da lungo tempo caldeggiato da Usa e Israele. Probabilmente, questa volta, rischiamo di scatenare una guerra mondiale.

Io, in qualità di cittadino italiano, chiedo scusa alla delegazione siriana e alla signora Maria Sadeeh a cui è stato impedito di parlare.

Raimondo Schiavone, Syria: Quello che i media non dicono, Arkadia Editore, e-book (2013)

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Fidel Castro e la Rivoluzione Cubana – Richard J. Samuelson

Brevissima introduzione alla figura di Fidel Castro e alla Rivoluzione cubana. Questo e-book in poco più di 80 pagine mostra i fatti più rilevanti della vita del Lìder Maximo. Nato nel 1926 e figlio di un possidente spagnolo semi analfabeta immigrato in Cuba, si ribella alla volontà paterna che lo voleva lavoratore nell’azienda e decide di studiare diventando avvocato. Svolge l’attività di avvocato per pochi e infruttuosi anni. Nel 1952  il generale Fulgencio Batista guida un colpo di stato militare e instaura un regime dittatoriale, con l’appoggio degli Stati Uniti. Castro decide di non restare inerte di fronte agli ultimi fatti e con un manipolo di uomini nel 1953 decide di assaltare la caserma del Moncada, un grande insediamento militare del Paese. L’assalto fallisce e la maggior parte dei suoi uomini rimangono uccisi. Lui stesso e i sopravvissuti vengono arrestati. Castro viene condannato a 15 anni di carcere ma, grazie all’amnistia di Batista, viene rilasciato nel 1955, dopo appena due anni. Quasi subito la scarcerazione decide di spostarsi in Messico, dove conosce Che Guevara, per continuare la lotta contro il dittatore cubano. Nel 1956 in 82 partono per Cuba, tra i quali troviamo il fratello di Castro, Raul, Che Guevara e Camilo Cienfuegos. In appena tre anni – con l’appoggio della maggior parte della popolazione –  riescono a sbaragliare il regime corrotto di Batista. Il 2 gennaio 1959 Che Guevara e Cienfuegos entrano all’Avana e Castro a Santiago. Batista nel frattempo è fuggito in Spagna in cui morirà nel 1973 da uomo libero.

La prima parte della Rivoluzione è conclusa. Adesso inizia la seconda e per molti versi più difficile prosieguo dell’azione rivoluzionaria. Il Lìder Maximo trova un Paese poverissimo, con tassi di analfabetismo di oltre l’80%, con un tasso di mortalità infantile tra i più alti dell’America latina e con disparità sociali oscene. Per prima cosa espropria il terreno della sua famiglia (azione che la madre non gli perdonerà mai), abbassa gli stipendi pubblici più alti, compresi giudici e politici, e inizia una grandissima campagna sanitaria e di alfabetizzazione, che porterà Cuba nel corso di alcuni anni a diventare il secondo Paese con meno analfabeti dell’intera America, dietro solo al Canada. Castro, che ancora non ha idee politiche ben precise e salde, decide di cercare, ottenendolo, l’appoggio dell’Unione Sovietica. Dopo la nazionalizzazione delle raffinerie americane presenti sull’isola, gli Usa decidono di adottare, nel 1960, l’embargo economico (che dura fino a oggi). Il Lìder Maximo, a capo del governo cubano, è costretto fin da subito a reprimere delle rivolte interne appoggiate e finanziate dagli Stati Uniti. Nel 1961, Kennedy appoggia il piano dell’invasione dell’isola utilizzando gli esuli cubani espatriati in Florida: sarà un totale fiasco e passerà alla storia come il disastro della Baia dei Porci. L’anno dopo si rischia addirittura la Terza guerra mondiale quando Krusciov vuole installare degli ordigni nucleari nell’isola caraibica. I militari americani rispondono accerchiando l’isola cubana cercando di intercettare le navi sovietiche con l’arsenale atomico. La tensione è altissima, ma alla fine una telefonata telefonica tra Krusciov e Kennedy scongiura l’irrimediabile. Nello stesso periodo gli americani preparano un piano di lotta psicologica per eliminare Castro chiamato Northwoods. Il piano viene respinto dal presidente però alcuni credono che lo schema sia stato adottato negli attentati del 2001 in territorio americano… (c’è una parte del piano nell’e-book da leggere con attenzione, infatti si prospetta, oltre ad attacchi simulati di comunisti in territorio americano, l’utilizzo di aerei telecomandati con bandiera americana da abbattere in territorio cubano, per giustificare un intervento militare diretto contro Cuba). Con il crollo del blocco comunista il leader cubano rimane orfano dell’unico grande alleato a cui fare affidamento. Nei primi anni ’90 Cuba diventa sempre più povera e isolata. Dopo il 1991, per sopravvivere, Cuba è costretta ad aprirsi al turismo e ad attuare alcune riforme interne sul piano economico. Castro di rivolge anche al Papa, che accoglie nel suo viaggio pastorale sull’isola nel 1998. Nel 2006 Castro rivela al mondo di essere malato di cancro e delega molti poteri al fratello Raul. Nel 2011 si dimette anche da Primo Segretario del partito. Nella sua lunga carriera politica ha raggiunto un record poco invidiabile: si dice che abbia subito oltre 600 tentativi di omicidio, quasi tutti orchestrati dalla CIA. Castro ha oggi 87 anni.

Nell’e-book si fa menzione dell’intervista fiume di Gianni Minà a Fidel Castro dl 2005, durata oltre 16 ore, in cui quest’ultimo parla a ruota libera di tutta la sua carriera politica e umana.

Qui un piccolo estratto:

Richard J. Samuelson, Fidel Castro e la Rivoluzione Cubana, LA CASE Books (2013)

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Walter Charles Langer – La mente di Adolf Hitler

Il profilo psicologico in un rapporto segreto in tempo di guerra

Questo libro è stato scritto tra il 1943 e il 1944 dal psicanalista Walter Charles Langer, per conto dell’OSS, Office of Strategic Services, l’antenato della CIA. Il lavoro, completato in appena cinque mesi, era top secret ad uso esclusivo dei servizi segreti e dell’esercito americano impegnati nella guerra contro il nazismo.

Lo psicanalista ha lavorato su una mole impressionante di dati, spesso contrastanti, sulla figura di Adolf Hitler. Nulla è stato lasciato al caso: infanzia, adolescenza, rapporto con i genitori, provenienza sociale, tendenze e perversioni sessuali sono state indagate e confrontate per ottenere un profilo psicologico abbastanza attendibile. Langer ha vagliato, studiato, confrontato interviste delle persone che avevano conosciuto direttamente Hitler – a partire da Otto Strasser – leader dei primordi e tra i fondatori del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Ne viene fuori un quadro molto sfaccettato e contraddittorio. Hitler viveva dentro di sé una doppia dualità, da una parte dolce e remissivo (soprattutto di fronte alle donne che gli piacevano e all’autorità) e dall’altra sanguinario e vendicativo. Una specie di dottor Jekyll e mister Hyde. Anche sul piano sessuale, dallo studio condotto, non appare per niente normale. Al di là delle tendenze omosessuali riscontrate da vari conoscenti di Hitler soprattutto del periodo viennese, dove visse parecchi anni in condizioni di squallore e povertà proibitive, affiorano rapporti masochistici estremi, inclusa la coprofagia (perversione che consiste nel farsi urinare e defecare addosso). Quest’ultima perversione sembra che Hitler l’abbia consumata con Geli Raubal, figlia della sorellastra Angela, con la quale aveva intrattenuto una relazione incestuosa fino al 1931, anno del suicidio (o forse omicidio) della ragazza.

Dallo studio affiora che il piccolo Adolf aveva instaurato un rapporto molto stretto con la madre, che perderà per un tumore quando lui avrà 18 anni, contrapposto all’odio provato verso il padre, brutale e ubriacone. Crescendo Hitler tenderà a identificare la madre con l’amata Germania e il padre con l’odiato Stato austriaco. Gli insuccessi scolastici del futuro Führer ebbero, a giudizio dello psicoanalista, un forte impatto emotivo e catalizzarono la sua rabbia e frustrazione contro l’umanità tout court (l’odio fu poi convogliato contro gli ebrei, i rom, gli slavi e i diversi in generale). Infatti egli fu respinto dall’Accademia delle belle arti di Vienna e successivamente dalla Scuola di architettura, quando Hitler aveva 18 anni. Lo studioso ottiene informazioni preziose anche dal Mein Kampf, il libro che Hitler scrisse in carcere dopo il mancato Putsch di Monaco di Baviera del 1923, sui rapporti che lo stesso ebbe con la sua famiglia di origine, perché purtroppo esistevano ed esistono tuttora pochissime notizie attendibile al riguardo.

Lo studio freudiano dell’infanzia di Hitler, fino praticamente al 1931 (precisamente Langer non si sofferma molto a indagare la presa del potere da parte dell’austriaco), e delle esperienze vissute nella povertà degli anni passati a Vienna e i quattro anni al fronte durante la Grande Guerra, permettono al psicoanalista di affermare alla fine del libro che il Führer finirà quasi certamente per suicidarsi, cosa che avverrà davvero. Ricordo che lo scritto è del 1944.

Questo lavoro è considerato un classico della psicologia politica. Quando fu scritto era un unicum nella panoramica dei profili criminali di un politico vivente. Non era mai stato fatto prima. Langer aprì la strada a questo tipo di studi ritenuti molto importanti dall’intelligence e dai militari impegnati in zone di guerra.

Langer, Walter Charles, La mente di Adolf Hitler, Verona, Gingko Edizioni, e-book, 2013.

 

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Michail Gorbacëv – Ogni cosa a suo tempo

Un libro interessante per capire gli eventi del mondo russo e mondiale degli ultimi 60 anni circa. Il libro possiede sostanzialmente due piani diversi, ma intrecciati nello stesso tempo.

Nella prima parte del libro appare preponderante l’aspetto umano e familiare della vita di Michail Gorbacëv: la narrazione della sua infanzia e adolescenza vissute durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione, anche se temporanea, della regione caucasica di Stavropol’ da parte dei nazisti, regione in cui è nato e cresciuto. Dopo la guerra, a cui anche il padre prende parte, Gorbacëv si divide tra lo studio e il lavoro nei campi con la sua famiglia. Dopo il diploma decide di trasferirsi a Mosca per studiare all’Università statale, laureandosi in legge. Qui conosce la sua futura moglie, Raisa, con cui resta legato per tutta la vita, fino alla morte di lei, a causa di un tumore, nel 1999. Il ricordo di sua moglie è costantemente presente, commosso, pieno di amore e nostalgia. Sono pagine davvero struggenti e piene di affetto, in cui, talvolta, non si dà pace per la morte prematura di Raisa, a soli 67 anni. In questo periodo della sua vita si intrecciano gli aspetti privati, come per esempio arrivare a fine mese in una città come Mosca e la vita pubblica, tutta incentrata all’interno del partito comunista. Anche la moglie, laureata in filosofia, fa una gran fatica a trovare un lavoro nel suo ambito. Bisogna considerare che Gorbacëv ha solo 22 anni quando decide di sposarsi e la moglie, Raisa Titarenko, 21 anni. Altri tempi, altri uomini e donne.

La seconda parte del libro si concentra, invece, sulla carriera politica di Gorbacëv. Lui entra molto presto negli ingranaggi del partito. Dapprima come segretario del Comitato del Komsomol all’Università e successivamente, dopo una breve parentesi in procura, occupandosi soprattutto di agricoltura e allevamento (condizione che già conosceva molto bene per essere nato e cresciuto in un contesto simile) come primo segretario del Comitato territoriale del Komsomol. La sua occupazione maggiore è quella di girare per i vari Kolchoz (fattorie collettive) dell’URSS. Girando per l’Unione Sovietica scopre che il paese è poverissimo, nonostante fossero passati 10 anni dalla fine della guerra. Scrive rapporti e raccoglie le lamentele della gente, stanca e affamata. Proprio in quegli anni, al XX congresso del Pcus del 1956, a ciel sereno, scoppia la bomba Stalin, dopo l’intervento di Nikita Chruscëv sul culto della personalità. Molti rimangono increduli e sbigottiti di fronte ai crimini perpetrati da Stalin, ancora considerato un’entità quasi divina. Nello stesso anno scoppia la grana ungherese e il nuovo Segretario generale del PCUS, cioè lo stesso Chruscëv, decide di mandare i carri armati per sedare la rivolta. Il blocco sovietico è in fermento. I sovietici mandano nello spazio il primo uomo, danno il via a opere di ingegneria, per opere militari e civili, grandiose. La chimica entra prepotentemente in agricoltura che nel corso degli anni reca danni gravissimi al terreno e alle coltivazioni, oltre che alle persone. Dopo la rimozione di Chruscëv, nel 1964, viene eletto Segretario Leonid Breznev, che conserva la carica fino al 1982, anno della sua morte. Il periodo di Breznev viene definito decadente e corrotto. Breznev, nonostante gli stesse a cuore la sicurezza alimentare e industriale, non riesce a fermare l’evidente crisi economica e morale dell’Unione Sovietica. Nel frattempo Gorbacëv entra nell’entourage politico fino a divenire membro effettivo del Politburo. Dopo la morte di Breznev e dei due suoi successori, prima Jurij Andropov (1982-1984) e dopo Konstantin Cernenko (1984-1985), viene lui stesso eletto Segretario Generale del PCUS (1985-1991).

Gli anni che vanno dal 1985 al 1991 sono sicuramente le pagine più interessanti dal punto di vista politico. La perestrojka (ristrutturazione) e la glasnost (trasparenza) intraprese dal nuovo presidente per rivitalizzare e democratizzare la società sovietica portano alla dissoluzione della stessa in pochissimi anni. Quando si aprono le gabbie degli animali non escono solo agnelli, ma anche lupi e iene. Il percorso di Gorbacëv per liberale la società russa dai vari lacci soffocanti del passato è strumentalizzato da personaggi come Boris El’cin, legato a doppio filo con gli Usa e la CIA, e da radicali di tutte le risme. Ciò che sarebbe dovuto evolversi nel giro di 20-30 anni, viene fatto dagli ultra liberali in 2-3 anni, con tutte le conseguenze e i disastri provocati dal punto di vista sociale ed economico. Un Paese intero svenduto agli americani e al F.M.I. (fondo mondiale internazionale). Gorbacëv cerca in tutti i modi di salvare l’unità dell’Unione Sovietica messa in pericolo da El’cin e dal suo partito, Russia democratica; e per questo viene indetto anche un referendum nel marzo del 1991, in cui vincono i no alla dissoluzione, ma ciò nonostante il 25 dicembre 1991 Gorbacëv, ormai impossibilitato a fare alcunché, rassegna le dimissioni come Presidente dell’URSS, dichiarando di fatto il dissolvimento dell’unità nazionale.

L’URSS non esiste più. Un mondo è finito, un’epoca si è conclusa. El’cin (già eletto presidente della Russia nel 1990) e i suoi accoliti esultano dopo che per anni hanno fatto propaganda contro l’unità e contro gli altri Stati parassiti facenti parte dell’Unione Sovietica che, a parer loro, hanno succhiato il sangue al popolo russo. La propaganda demagogica e nazionalista infetta la maggior parte degli animi dei popoli slavi, baltici, turchi e caucasici. Michail Gorbacëv è ostracizzato e considerato il fautore di tutti i mali possibili. Sicuramente un errore grave lo ha fatto ed è stato quello di appoggiare e promuovere la carriera politica del comunista massimalista Boris El’cin.

Gorbacëv, Michail, Ogni cosa a suo tempo, Venezia, Marsilio, 2013.