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Ettore Lo Gatto – Il mito di Pietroburgo

Ettore Lo Gatto è stato un grande studioso della cultura russa. Egli ha scritto molti libri sul teatro, letteratura e storia russa. Questo libro in particolare tratta del mito di San Pietroburgo in Russia e in Europa, ma Lo Gatto non si limita a parlare solo di questa città, perché la sua indagine parte da lontano, comprendendo il mito della Mosca terza Roma ai tempi di Ivan IV il Terribile (XVI secolo). Il mito affievolitesi già da molto tempo all’epoca di Pietro I, verrà sostituito con l’apertura all’Occidente e con la famosa Pietroburgo finestra sull’Europa, con cui Francesco Algarotti descrisse la funzione di Pietroburgo nella società russa. fullsizeoutput_2695

In conclusione posso dire che il libro, oltre ad essere molto approfondito e ben documentato, è scritto molto bene, cosa piuttosto rara tra gli storici italiani dell’epoca.

 

Этторе Ло Гатто был великим учёным русской культуры. Он написал много книг о русском театре, литературе, истории. Эта книга о мифе Санкт-Петербурга в России и в Европе, о его истории, легенде и поэзии. Книга очень хорошо написана, что очень редко для итальянского историка.

 

Lo Gatto, Ettore, Il mito di Pietroburgo. Storia, leggenda, poesia, Milano, Feltrinelli, 2019, pp. 285.

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Gianluca Pardelli – Russia sconosciuta: dal grande padre Volga, alla Siberia, la terra che non dorme

Nel mese di marzo ho assistito al Mudec di Milano all’incontro con il giornalista e fotografo Gianluca Pardelli sulla Russia sconosciuta, cioè su quella Russia che difficilmente appare sulle riviste di turismo e in televisione. L’incontro è durato circa un’ora in cui Pardelli ci ha elencato la ricca e variegata diversità di popolazioni all’interno della Russia. Infatti la Russia ha al suo interno 186 nazionalità differenti e popoli di religione musulmana, buddista, animista oltre alla religione maggioritaria cristiana ortodossa. Dal punto di vista amministrativo la Russia ha istituito 15 repubbliche autonome (esclusa la Crimea, che non viene riconosciuta a livello internazionale) che permette ai suoi abitanti di studiare la propria lingua nazionale a scuola, oltre che al russo, di avere una serie di sgravi fiscali e una certa libertà in ambito amministrativo.

Dal racconto del giornalista scopriamo popoli come i Mari, popolo finnico che vive sulle rive del fiume Volga, che ancora oggi pratica l’animismo, unico popolo in Europa a farlo; il popolo dei  Calmucchi, di origine turco-mongola, che professa il buddismo e che si sente religiosamente legato al Tibet (il Dalai Lama si è recato due volte nella loro capitale Êlista); del popolo dei Tartari, di religione musulmana e di nazionalità turca, che vive nel Tartastan e nella cui capitale Kazan convivono moschee islamiche affianco a chiese ortodosse e nei cui mercati si trovano prodotti che si troverebbero in qualsiasi mercato di Bagdad, Istanbul o Teheran. Faccio notare che questi popoli, ma altri ne sono stati citati, vivono nella parte europea della Russia. Nella parte orientale della Russia, nella sconfinata Siberia, vivono tantissimi altri popoli diversi per origine e religione. Pardelli ha anche illustrato la ricchissima fauna della natura russa. Le foto eloquenti delle foche del lago Bajkal, il più grande e profondo del mondo (arriva a 1600 metri di profondità), sono una dimostrazione di questa eccezionalità. In Russia vivono tre specie di foche di acqua dolce dislocate, oltre al già citato lago Bajkal, anche nel lago Lagoda nella Repubblica di Carelia, dove da poco è stato istituito un Parco Nazionale per preservare le foche, ormai in pericolo di estinzione, e altre specie autoctone. È stata citata la Saiga tatarica, un’antilope con una speciale struttura nasale che ricorda una piccola proboscide abbozzata. Anch’essa è a rischio di estinzione e attualmente vive nella Repubblica di Calmucchia, in Kazakistan e in Mongolia.

Concludo questa breve nota con il dire che Gianluca Pardelli, insieme all’associazione Kel 12, organizzano viaggi in Russia, in cui anche egli fa da guida, alla scoperta di città, luoghi e popoli per lo più sconosciuti o poco conosciuti al grande pubblico.

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Milano – Anfiteatro romano

Oggi resta solo questo dell’Anfiteatro romano. Costruito nel I secolo d.C. restò in funzione fino all’inizio del V secolo. Fu tra gli ultimi, se non proprio l’ultimo, a chiudere. Era alto circa 40 metri, con l’asse maggiore di 155 metri e l’asse minore di 125. Nel V secolo, dopo la chiusura dell’Anfiteatro, le pietre furono riutilizzate per costruire le abitazioni e le fondamenta della Basilica di San Lorenzo. Adesso ci sono dei lavori in corso per trasformare il perimetro dell’Anfiteatro in un parco archeologico alberato.

Se tutto andrà bene, dovrebbe essere finito per il 2022.

 

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Dmitrij Sergeevič Lichačev – La mia Russia

Leggo le memorie di Dmitrij Sergeevič Lichačev, dedicate all’immensa Russia che ora dolorosamente brucia. Di San Pietroburgo si parla, città in cui nacque e visse, di vita privata e ricordi di famiglia, di letteratura, di arte, di teatro, di morte, di vita: nonostante l’orrore dell’ultima guerra mondiale e l’ecatombe di Leningrado (che lui visse in prima persona). E poi della Crimea, del grande Volga (dove sulle sue rive vivono i Mari, popolo di origine finnica che ancora oggi pratica l’animismo*). E infine delle Isole Solovki nelle quali il povero Lichačev fece esperienza del primo GULag sovietico e nel quale vi restò imprigionato per anni. La fatica di cercare questo libro, quasi introvabile, è ampiamente ripagata dalla soddisfazione e dal piacere di conoscere, nonostante la sofferenza e il dolore, descrizioni e sprazzi di vita di un’intera epoca e società, testimonianza importantissima di un grandissimo studioso della cultura medievale russa.

*Questo l’ho aggiunto io.

 

Lichačev, Sergeevič Dmitrij, La mia Russia, Torino, Einaudi, 1999, pp. 405.

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Fabrizio Cassinelli – L’Iran svelato

L’invenzione dello Stato canaglia. Il Nemico perfetto e le fake news della guerra del petrolio. 

Questo è un libro importante e completo sul mondo iraniano, sulle sanzioni ingiuste imposte contro l’Iran, sulla disinformazione mediatica pilotata in Occidente, con particolare attenzione alla situazione disastrosa dell’Italia, sulla strana alleanza tra Usa, Israele e Arabia Saudita e complessivamente sulla situazione geopolitica del Medio Oriente. L’autore, avendo una formazione antropologica, dà anche uno spaccato esauriente sulle fratture all’interno della società iraniana e sull’evoluzione che l’Iran ha avuto e sta avendo in questi anni. L’Iran, difatti, al di là delle caricature occidentali e dell’estrema ignoranza che noi dimostriamo verso questo Paese, è moderno, seppur con alcune restrizioni ancora imposte dai religiosi al potere, dove quasi tutti sono connessi ai social network occidentali, dove le donne rappresentano più del 40% degli iscritti all’Università (e per questo si sta creando una frattura tra le donne scolarizzate e gli uomini meno istruiti) e occupano il 65-70% circa dei quadri dirigenziali, dove la capitale Teheran ha quasi dieci milioni di abitanti e in cui vi risiedono forse alcuni milioni di ricchi; ma è anche un libro sulla proverbiale ospitalità iraniana, sulle famiglie religiose e devote che ancora rappresentano la maggioranza, sulle persone laiche e occidentalizzate, soprattutto della medio-alta borghesia, che chiedono un cambiamento politico, sui danni delle sanzioni assurde e unilaterali decise dagli Usa che colpiscono milioni di cittadini delle classi medio-basse, delle angherie che i cittadini iraniani sono costretti a subire in Occidente (come, per esempio, la difficoltà ad avere visti di studio e lavoro, controlli parossistici sugli aerei e navi iraniani, impossibilità di trasferire denaro all’estero ai propri congiunti, ecc.). Insomma, c’è abbastanza materiale per vergognarsi delle sanzioni che anche l’Italia avvalla ed ha approvato, danneggiando in maniera autolesionista la propria economia e colpendo un Paese di cui siamo da molti decenni amico.

L’Italia e l’Europa nel suo complesso hanno perso molte commesse economiche che sono andate direttamente a finire in Cina e India. Difatti soprattutto questi due Paesi stanno approfittando delle sanzioni occidentali a guida americana per rafforzare il loro legame energetico e politico con l’Iran, ben disposti a sostituirsi agli europei in campo industriale ed energetico. Hanno bisogno di energia, di molta energia per fare crescere e sostenere la propria economia e non hanno nessuna intenzione di fermarsi di fronte alle sanzioni americane contro i propri interessi. Gli Usa dall’altro lato non hanno più il peso economico e militare per ordinare a questi Paesi cosa fare. Lo scenario mondiale è cambiato e l’alleanza tra la Cina, la Russia e l’Iran è lì a dimostrarlo. Gli americani possono ancora farlo in questa Europa debole e divisa, in cui ogni Stato guarda al proprio tornaconto personale senza avere una vera strategia comune da adottare e da contrapporre allo strapotere economico e militare degli Stati Uniti. Ci vogliono ancora colonia e noi non facciamo nulla per dissuaderli. Il fine ultimo degli Usa è quello di venderci il loro petrolio e gas sostituendo la Russia come primo fornitore europeo e facendo fuori l’altro rivale in Medio Oriente, cioè l’Iran. Insomma le sanzioni contro l’Iran sembrano una grossa montatura americana, spinti anche dai falchi israeliani, per ridimensionare la potenza energetica iraniana e per sostituirsi a essa, e alle altre potenze energetiche mondiali, come nuovo venditore di energia a livello globale. Gli Usa difatti sono diventati, grazie alla nuova tecnologia estrattiva del fracking, il primo Paese al mondo come produttore di petrolio e gas, davanti alla Russia, all’Arabia Saudita e all’Iran (ma l’Iran è davanti all’Arabia Saudita per quanto riguarda il gas). L’Iran è il terzo Paese a livello mondiale per riserve di petrolio (il primo Paese è il Venezuela e forse si capisce il perché è sotto la lente di ingrandimento americana e di conseguenza sotto i riflettori mediatici). Gli Usa hanno il disperato bisogno di vendere all’estero il surplus di gas e petrolio e di recuperare il denaro investito e speculare sul prezzo, visto che le leggi interne americane non permettono ai privati di farlo. Ma hanno il problema che il gas russo è molto più economico, perché è trasportato tramite gasdotti e la sua estrazione non è così onerosa come avviene negli Usa con le nuove tecnologie (senza parlare del problema dell’inquinamento che produce il fracking). Inoltre il trasporto del gas americano dovrebbe disporre gli scali europei di rigassificatori per permettere di riconvertire il gas liquefatto per il trasporto nelle navi cisterna in quello gassoso. Tutto il processo è molto lungo e molto più costoso rispetto al gas russo e al petrolio iraniano (che tra l’altro è considerato il migliore al mondo). Bisognerà capire quali pressioni gli americani intendano attuare sugli europei per convincerli ad abbandonare i vecchi e più economici fornitori con il nuovo e più costoso partner: cioè loro stessi.

Per concludere voglio parlare di Israele e di ciò che scrive Cassinelli al riguardo. Israele è l’unica potenza nucleare del Medio Oriente e si calcola che possegga dalle 80 alle 200 e forse più testate nucleari. Le bombe sono state costruite nel centro nucleare di Dimona dalla fine degli anni Sessanta, con l’aiuto di scienziati francesi e americani. Lo Stato di Israele a tutt’oggi non aderisce al Trattato di non proliferazione (TNP) a cui invece l’Iran aderisce da cinquant’anni, cioè dall’anno in cui fu istituito. Il presidente Benjamin Netanyahu non perde occasione per accusare l’Iran di voler distruggere Israele e della necessità di fermare ad ogni costo il presunto piano nucleare iraniano. L’Iran continua ad arricchire l’uranio, ma al solo scopo civile e non militare e non esiste legge al mondo che proibisca l’arricchimento per scopi pacifici. In realtà lo scopo vero è quello di indebolire l’Iran, anche alleandosi con il vecchio nemico dell’Arabia Saudita, per rafforzare il proprio ruolo nell’area mediorientale.

In definitiva le sanzioni stanno sì colpendo l’Iran dal punto di vista economico, soprattutto le persone del ceto medio- basso stanno pagando il prezzo maggiore, ma non lo stanno distruggendo. L’Iran per molti Paesi asiatici e africani è un simbolo di resistenza contro l’arrogante e prepotente Occidente, è un Paese che ha un forte ascendente culturale e storico in tutta quella regione che va dalle ex repubbliche sovietiche centro-asiatiche all’Afganistan, con cui divide storia e in taluni casi origini linguistiche. La guerra vinta in Siria contro l’Isis insieme alla Russia, ma l’Iran è il Paese che ha pagato il prezzo più alto per quanto riguarda le perdite umane e l’investimento economico, sta a dimostrare, e questo è forse il motivo per cui non è ancora stato attaccato da Israele, dall’Arabia Saudita e dagli Usa, che il suo esercito è forte e motivato, i suoi armamenti di ultima generazione comprati dai russi molto efficaci e addirittura superiori agli armamenti americani, come i sistemi antiaerei S-300 e S-350 (tra l’altro appena acquistati dalla Turchia, nonostante faccia parte della NATO, con forte rincrescimento americano). Insomma, le sanzioni si stanno dimostrando inefficaci e ormai superate nel nuovo ordine mondiale multipolare in cui viviamo. Forse gli Usa non se ne sono ancora accorti o forse lo sanno ma non lo vogliono accettare.

Cassinelli, Fabrizio, L’Iran svelato. L’invenzione dello “Stato canaglia”. Il nemico perfetto e le fake news della guerra del petrolio, Roma, Centro di Documentazione Giornalistica, 2019, pp. 447.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il senso dei luoghi

Sono stanco di decantare monumenti e bellezze nobiliari,

ora rivolgo il mio sguardo a decrepite case un tempo abitate e oggi abbandonate. Il senso dei luoghi anche qui trova il suo ristoro e le sue memorie perdute, forse di povera gente, chi mai le racconterà?

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Un vecchio poeta e Pessoa

Un poeta, molti anni or sono, decise di cercare la tomba di Fernando Pessoa. Per far ciò andò in Portogallo, lasciando la sua povera e lontana casa. Prese un autobus e stanco e stremato dal clima torrido arrivò al cimitero, sulle brulle e isolate colline di Lisbona. Trovò l’agognato campo funebre e cercò la tomba di Pessoa per ore, ma senza scorgere il suo nome sul freddo marmo di centinaia di lapidi ormai scurite dal sole. Il suo calpestio risuonò sull’acciottolato, allontanando le incaute e assonnate lucertole. Mentre vagava, senza una meta e ormai rassegnato, gli occhi del poeta intravidero un guardiano, curvo a ordinare una tomba lì appresso. Gli chiese della tomba di Pessoa e il guardiano, guardandolo di sbieco e con voce calma e distratta, gli rispose:

“No, Pessoa non è più qui, se ne è andato via”.

Una visione illuminò lo sguardo del poeta e all’improvviso sentì dell’aria calda accarezzare il suo viso e in fondo, vicino alla cancellata, vide un uomo con il capello e baffetti neri sgattaiolare fuori e scomparire nel tramonto perso all’orizzonte, dove il sole si rabbuia e si fonde nell’oceano. Rise tra sé e pensò: “ecco, Pessoa se n’è andato davvero, una tomba non può contenerlo e la morte è solo uno scherzo. Non c’è pena dolce o amara che non sia su questa terra”.

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Il castagno “Miraglia” – Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Toscana ed Emilia-Romagna.

Il castagno “Miraglia” prende il nome dalla moglie del direttore generale del Ministero dell’Agricoltura alla fine dell’Ottocento. Si presume che abbia un’età di 400-500 anni. La circonferenza alla base dell’albero è di 12 metri e l’altezza è di 19 metri. Per fortuna è ancora vivo e vegeto.

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Hans Christian Andersen – La fiaba della mia vita

Sto leggendo l’autobiografia di Andersen e sono colpito dal candore e dall’umiltà del racconto della sua vita. Il libro oltre ad essere una lettura piacevole, commovente e molto interessante, visto che non so quasi nulla sulla Danimarca, dà anche uno spaccato particolareggiato delle classi sociali della società danese dell’Ottocento.

Inoltre sono felice nell’apprendere che un italiano, di nome Giuseppe Siboni, allora direttore del Conservatorio reale in Copenaghen, abbia aiutato soprattutto all’inizio, sia dal punto di vista finanziario che tramite lezioni private di canto, il solo e povero e squattrinato quattordicenne Andersen.
Andersen racconta che le opere che Siboni proponeva al teatro Reale, come “La straniera” di Bellini o la “Gazza ladra” di Rossini, venivano sistematicamente fischiate in quanto opere straniere proposte da uno straniero. Solo dopo la morte di Siboni in Danimarca gli fu riconosciuto il grande merito di avere fatto conoscere l’opera italiana, che da allora in poi fu vista come l’unica musica apprezzabile…, con in testa Verdi e Ricci.
In questo caso il vecchio adagio, scritto nel libro “Il gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” non vale più.

Concludo dicendo che questo è uno di quei libri che non solo ci racconta la straordinaria vita del suo autore, Hans Christian Andersen, ma di un intero Paese, la Danimarca; e non solo di un solo Paese, ma di un continente, l’Europa – visto che Andersen viaggiò moltissimo – e infine fa soprattutto, perché no, bene al cuore.

Hans Christian Andersen – La fiaba della mia vita. Editore Donzelli (2015).

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Domani è l’ultimo giorno dell’Expo

Domani termina l’Expo.

Mi dispiace e sono sicuro che mi mancherà. Ci sono stato due volte ed è stato bello visitare i vari padiglioni, guardare persone provenienti da ogni angolo del mondo, ascoltare idiomi molto diversi fra loro e, purtroppo, devo dire, constatare le falsità scritte sui giornali e trasmesse in televisione (ahimè, l’autolesionismo in Italia è una virtù nazionale).
Comunque, mi auguro con tutto il cuore che in Italia e a Milano non si perda questa grandissima occasione di ritorno di immagine e di visibilità planetaria, per attirare nuovi investimenti e nuovi turisti. Inoltre, spero che tutto il lavoro svolto fino ad oggi non vada sprecato.
Quando penso che una città come Barcellona, tanto decantata nel mondo, fa più turisti di Milano – quando in realtà, a parte il Barrio gotico e l’arte e l’architettura degli ultimi 150 anni, possiede ben poco – mi arrabbio. Quante altre città possono vantare basiliche del IV secolo d. C., un’area archeologica di età romana, un continuum ininterrotto fino ai nostri giorni di sviluppo artistico, religioso, politico e architettonico?
L’Italia è un Paese unico e merita molto di più e di meglio della situazione di crisi che sta vivendo negli ultimi anni. Bisognerebbe solo amarlo e rispettarlo un po’ di più.