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Il cane a sei zampe dell’Eni

Il cane a sei zampe fu ideato nel 1952 dall’artista Luigi Broggini e fu scelto da una giuria di importanti giornalisti, artisti e grafici di quegli anni. Tra gli altri c’erano Gio Ponti, Mario Sironi e Mino Maccari. Nel 1952 fu scelto come logo dell’Agip e dopo il 1953 divenne il marchio di riconoscimento dell’allora appena nata Eni. La scelta di creare un marchio per l’Agip fu del suo presidente, Enrico Mattei, deus ex machina dell’intero comparto energetico italiano di allora.

C098CBA8-7789-462B-9CC1-0E3984FBD531_1_201_aSono state fatte molte congetture sul vero significato del cane a sei zampe e forse quella più vicina alla realtà è stata fatta dalla stessa Eni. Infatti l’Eni rivelò che le sei zampe rappresentavano le quattro ruote della macchina e le due gambe del guidatore. Vero o meno non lo sapremo mai, ma il marchio è diventato il riconoscibilissimo simbolo dell’Eni in Italia e nel mondo. 

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Paolo Cochi – Mostro di Firenze

Ho finito di leggere il corposo e molto approfondito Mostro di Firenze. Al di là di ogni ragionevole dubbio dello scrittore e reporter Paolo Cochi. Dirò subito che questo è il libro più esaustivo e completo sull’intera vicenda del mostro che io abbia mai letto (e ne ho letti molti). Mi ricorda, per completezza e attenzione ai dettagli, il grande libro Storia delle merende infami dell’avvocato e scrittore Nino Filastò, ma con la differenza che Cochi si rifà solo ed esclusivamente agli atti dei processi (1994, processo a Pietro Pacciani e 1997-1998, processo ai compagni di merende); alle testimonianze raccolte nel corso degli anni e riportate come testimoni nei processi; al profilo geografico in cui avvennero gli omicidi; alle perizie degli esperti sulla pistola usata; alle intercettazioni telefoniche delle persone coinvolte e alle deposizioni dei testi chiamati a deporre. Insomma, nulla viene concesso alla fantasia o alle ipotesi più fantasiose (certo non mi riferisco a Nino Filastò ma alle tesi strampalate che girano su internet). Quindi niente Zodiac, mandanti degli omicidi, due o più serial killer, sette sataniche nascoste dietro ai feticci, strane riunioni notturne in qualche villa del Mugello o altro ancora. Solo carte e fatti. Così l’autore del libro smonta passo passo tutta la teoria costruita ad arte dei compagni di merende e tutte le bugie e farneticazioni di Giancarlo Lotti e Fernando Pucci. Quest’ultimo era considerato addirittura oligofrenico e invalido al cento per cento e come ciò non sia stato preso in considerazione dai giudici è ancora un mistero.FB383139-3F15-4163-B34E-D94D1B5AC0D8

Adesso prendiamo un personaggio come Lotti, oligofrenico conclamato, il grullo del paese, preso in giro da tutti, quasi sempre nullafacente, povero, disperato, e improvvisamente mettiamolo al centro dell’attenzione di magistrati, persone importanti, sotto protezione, nascosto e protetto in località segrete, con una casa sicura (che non ha mai avuto), con uno stipendio mensile da parte dello Stato, finalmente importante e considerato qualcuno, cosa ci aspetteremmo che dicesse? Naturalmente tutto ciò che faceva comodo a chi gli permetteva un tenore di vita di quel tipo. Già l’avvocato Nino Filastò, difensore di Mario Vanni, denunciò a suo tempo il trattamento estremamente di favore con cui veniva trattato il Lotti, come per esempio: i ristoranti scelti da lui per andare a pranzare e cenare, naturalmente a spese dei contribuenti; l’impossibilità per chiunque di entrare in contatto con lui, perché -come scritto sopra-, tenuto nascosto da tutto e tutti. Trattato come una star, come il verbo dalle cui labbra pendere. La cosa grave è che Lotti e Pucci -nonostante le incongruenze e le distorsioni-, sono stati presi sul serio; invece di, come aveva chiesto il Procuratore Generale Daniele Propato, essere incriminati per calunnia e, nel caso di Lotti, addirittura di autocalunnia. Lo stesso Propato chiese nel contempo di assolvere Mario Vanni, vera vittima di questo ingranaggio infernale che è stato il processo ai presunti complici di Pietro Pacciani.

Non voglio svelare troppo del libro e spingermi troppo in oltre, perché non vorrei togliere la sorpresa per chi lo leggerà, ma posso dire che alla fine anche Paolo Cochi si è fatto un’idea di chi possa essere questo mostro e di certo non è tra le persone processate, condannate e indagate direttamente nella vicenda. L’ipotesi di Cochi si base sulle  ricerche, riscontri testimoniali e al furto di quattro Beretta calibro .22 l.r. in un’armeria di Borgo San Lorenzo, avvenuto nel 1965, di cui tre pistole ritrovate successivamente, che detto per inciso è lo stesso modello di pistola con cui vennero eseguiti tutti gli omicidi dell’assassino seriale. In poche parole, la Beretta .22 l.r. rubata nel 1965 e non più ritrovata potrebbe essere quella del mostro e forse rimasta sempre nel Mugello. Anche quella di Cochi è un’ipotesi, certamente, ma ad oggi nessuno conosce la verità, se non vogliamo attenerci alle sentenze del processo Pacciani, condannato in primo grado all’ergastolo per quattordici dei sedici delitti (escluso il duplice omicidio di Signa nel 1968) e poi assolto in secondo grado, e a Lotti e Vanni, condannati rispettivamente a 30 anni e all’ergastolo per gli ultimi quattro duplici delitti (1982 Baccaiano, 1983 Giogoli, 1984 Vicchio e 1985 Scopeti). E gli altri quattro duplici omicidi precedenti a Baccaiano chi li fece? Secondo la giustizia, nessuno. È una vicenda spaventosa ed enigmatica e purtroppo ancora non risolta. La speranza dell’autore del libro, così come la mia, è che si possa arrivare un giorno almeno alla verità storica della vicenda e dare una parvenza di giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Perché solo verità storica? Perché con ogni probabilità il mostro è già deceduto. Dall’ultimo duplice omicidio sono passati trentacinque anni e molti familiari delle vittime in questi anni ci hanno lasciato senza sapere chi fosse l’assassino che ha trucidato senza alcun motivo i loro figli. Chissà, forse da questo libro potrebbe nascere un nuovo filone di indagini che potrebbe portare a scrivere la parola fine a questa triste e spaventosa vicenda.

 

Cochi, Paolo, Mostro di Firenze. Al di là di ogni ragionevole dubbio, s.l., Runa Editrice, pp. 532. 

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Alfredo Villano – Da Evola a Mao

Ho letto con grande curiosità e devo ammettere un po’ di fatica il lavoro di Alfredo Villano sulla destra radicale italiana. Dico un po’ di fatica a causa delle lunghissime note a piè di pagina, che rendono pesante e difficoltosa la lettura del libro. Nonostante ciò, nelle note, che vanno assolutamente lette, si trovano approfondimenti molto importanti per comprendere bene quel periodo e quella fioritura di gruppi e gruppuscoli che nacquero in seno alla destra radicale dal 1945 fino ai primi anni Settanta. 6B9759FB-1EC4-4DB9-B6BB-13F2DCC79560

Il libro si snocciola tra la nascita e il consolidamento del Movimento Sociale Italiano (MSI), avvenuta subito dopo la Seconda guerra mondiale, e la fuoriuscita di molti militanti, soprattutto giovani, scontenti dell’impronta borghese e conservatrice del partito sotto le segreterie di Augusto De Marsanich (1950-1954) e Arturo Michelini (1954-1969). Questi giovani diedero vita a movimenti come Sinistra Nazionale, che si poneva a sinistra e si rifaceva direttamente all’impronta sociale della Repubblica Sociale Italiana, Ordine Nuovo, fondato da Pino Rauti e Clemente Graziani, ala spiritualista e fortemente gerarchica che prendeva spunto dalle riflessioni innanzitutto del filosofo Julius Evola e con un ampio spettro di influenze derivanti da altri Paesi europei e da altre esperienze politiche (sempre nel campo del fascismo); Nuova Repubblica, che si rifaceva direttamente al pensiero dell’antifascista Randolfo Pacciardi (che voleva una Repubblica presidenziale) ma che ebbe una grande presa su molti giovani della destra radicale, Lotta di Popolo, altra corrente ascrivibile alla sinistra sociale neofascista e molto attenta ai problemi sociali e di povertà, soprattutto del Sud, e infine i Nazimaoisti, che facevano in parte capo al pensiero di Franco Freda e al suo pamphlet La disintegrazione del sistema (1969) e in cui si mettevano insieme le esperienze politiche di Hitler e Mao. In  mezzo a tutti questi movimenti e divaricazioni di pensiero si trovavano Giovane Europa di Jean Thiriart (gruppo di cui faceva parte un giovane Renato Curcio), di impronta nazional-socialista, essendo il belga Thiriart di cultura socialista, Primula Goliardica, gruppo universitario facente capo a Nuova Repubblica di Pacciardi, ma con al suo interno una maggioranza di giovani neofascisti e Avanguardia Nazionale, fondato da Stefano Delle Chiaie.

Come avrete ben capito l’argomento è piuttosto complesso e difatti non è sempre facile districarsi tra le varie sigle e l’entrata e l’uscita di molti personaggi presenti nel libro da un gruppo a un altro, per poi magari rientrare nel Msi, come fece Ordine Nuovo nel 1969, dopo che la segreteria del partito passò a Giorgio Almirante. Alcuni gruppi ebbero un’evoluzione che scaturì poi in qualcos’altro, in un’altra esperienza politica, e altri invece come nacquero morirono, disfacendosi all’interno, e altri ancora presero la via della lotta armata, con tutto il corollario di morti, segreti di Stato, attentati, collusioni con i servizi segreti, processi e mezze verità.

 

Villano, Alfredo, Da Evola a Mao. La destra radicale dal neofascismo ai “nazimaoisti”, Milano, Luni Editrice, 2017, pp. 375.