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Erdogan e Putin, i due “vecchi amici”

I due “vecchi amici” sono pronti a farsi a pezzi. Con l’Europa che sta a guardare, Putin ed Erdogan si vogliono spartire la Libia e contemporaneamente si bombardano a vicenda in Siria, provocando una spaventosa crisi umanitaria che noi rischiamo di pagare per l’ennesima volta.

 
Israele blocca l’ingresso degli italiani e nessuno naturalmente fiata, la Libia è finita in mani russo-turche, la Siria è bombardata giorno e notte dai turchi e dai russi e l’Europa, quella vecchia Europa che ha dominato lo scacchiere geopolitico per secoli, non fa assolutamente nulla per invertire il disastro politico e umanitario in Africa e in Medio Oriente. Questa non è una decadenza conclamata dall’inerzia totale dei nostri politici, ma è la sparizione totale e senza precedenti della politica estera europea, troppo impegnata a stilare diritti per tutti invece di agire con forza dove ci sarebbe bisogno di essere. A che serve l’Unione Europea se non è nemmeno capace di avere una linea comune in politica estera? A che serve se non siamo capaci di difendere i nostri interessi energetici? A che serve se ci ritroviamo i soldati turchi e russi a 200 km dall’Italia? A che serve se non riusciamo a fermare l’esodo di migliaia di rifugiati siriani, questi sì disperati, mettendo fine alla guerra in Siria?

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W. Somerset Maugham – In villa

Cosa succede nella sonnolenta e tranquilla Firenze di quasi ottanta anni fa? Come vive la piccola e benestante colonia inglese nella placida campagna toscana? E, soprattutto, cosa nasconde questa apparente calma e questo ameno paesaggio idilliaco?

W. Somerset Maugham scrisse questo breve romanzo nel 1940, mentre l’Italia si apprestava ad entrare in guerra. Certamente in un’Italia molto diversa da quella di oggi, ma dove forse la campagna toscana di allora non è cambiata poi così tanto. E forse il fattaccio di allora, avvenuto in una villa e nascosto da occhi indiscreti, non è troppo diverso, come dinamica della dissimulazione, da quello che inizierà una trentina di anni dopo, praticamente nella stessa zona, e che insanguinerà la campagna toscana per diciassette anni. Forse avrete intuito a cosa mi riferisco. Sì, proprio a lui, al mostro di Firenze. Azzardo un paragone forse esagerato, ma tra il romanzo di Maugham e le sue descrizioni di un mondo apparentemente irreprensibile e benestante e gli omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985 potrebbe esserci un filo conduttore. Non di tipo fattuale, perché le due vicende sono diverse tra loro, e la prima è circoscritta a un solo caso, ma di tipo ambientale e di possibile ispirazione: perché non è nemmeno da escludere che il mostro delle otto giovani coppiette abbia letto questo libro e chissà, forse si sarà ispirato ad esso (per esempio, per come farla franca; allontanando da sé tutte le prove compromettenti degli omicidi e restando nel contempo una persona rispettabile e al di sopra di ogni sospetto).

Negli ambienti più impensati si può nascondere il male, la noia dei ricchi può sviluppare un certo piacere sadico alle novità, di qualsiasi tipo, e le conoscenze e un certo riserbo di classe possono allontanare dal sospettato ogni illazione. Si sviluppa un protezionismo, di tipo aristocratico, pronto a fare da scudo, pronto a proteggere l’indiziato. Salvare la rispettabilità è il principio cardine di alcuni ambienti sociali e a questo si sacrifica tutto il resto.

Avrete notato che ho parlato pochissimo del contenuto del libro, tuttavia spero di avervi fatto venire la curiosità di leggerlo.

Maugham, W. Somerset, In villa, Milano, Adelphi, 1999, pp. 126.