Guido Salvini con Andrea Sceresini – La maledizione di piazza Fontana

Posso dire tranquillamente che questo libro è il più completo ed esaustivo tra quelli che ho letto sull’attentato alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana. È un resoconto che parte dal 1969, anno dell’attentato, ai giorni nostri. Nulla viene lasciato al caso. Il magistrato Guido Salvini parla in prima persona delle indagini che ha portato avanti fin dagli anni Ottanta, dal Tribunale di Milano, e delle persone che ha interrogato e conosciuto in questa lunga e dolorosa vicenda. Tre persone sono particolarmente importanti in questa storia: Gianni Casalini, Carlo Digilio e Martino Siciliano, tre esponenti di Ordine Nuovo in Veneto negli anni Sessanta e Settanta. Casalini, Digilio e Siciliano hanno raccontato al magistrato milanese, nel corso degli anni e a più riprese, le connessioni, gli agganci con il Sid, le cellule ordinoviste venete divise per zone, le responsabilità di personaggi come Franco Freda, Giovanni Ventura, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giovanni “Ivan” Biondo e altri esponenti più o meno importanti, nell’attentato di piazza Fontana e negli attentati precedenti avvenuti al rettorato dell’Università di Padova, il 15 aprile del 1969, ai danni del rettore Enrico Opocher (responsabile Franco Freda), negli attentati del 25 aprile alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale di Milano e negli attentati sui treni l’8 e il 9 agosto in tutta Italia. Tutti questi attentati sono stati preparatori a quello più devastante e criminale alla Banca dell’Agricoltura di Milano. In tutti gli altri attentati ci sono stati solo feriti, ma per fortuna nessun morto, mentre a Milano i morti sono stati 17 e i feriti 88. IMG_9655

Nel libro si parla anche degli agganci superiori al gruppo di Ordine Nuovo in Italia e all’estero. Si fa spesso il nome di Pino Rauti, fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo nel 1956, soprattutto in connessione alla famosa riunione svoltasi il 18 aprile del 1969 a casa di Ivano Toniolo – probabilmente uno degli esecutori materiali certi della bomba di piazza Fontana – che diede il via alla scia di attentati dinamitardi che di lì a poco sconvolsero soprattutto alcune regioni italiane, con l’apice criminale del 12 dicembre a Milano. Anche il Sid (il servizio segreto italiano di allora) è stato coinvolto negli attentati. Guido Giannettini era l’agente-giornalista che manteneva i rapporti tra gli estremisti neofascisti veneti e il Sid. Così come ci sono state delle connessioni e dei rapporti non con la Cia, come comunemente si pensa, ma molto più probabilmente con il Counter Intelligence Corps (Cic). Alla fine è indubbio che c’è stata una forte e duratura complicità tra politica, servizi segreti ed estremisti di destra che ha portato alla bomba di piazza Fontana.

La seconda parte del libro descrive la guerra tra procure e tra magistrati. Felice Casson è uno dei principali protagonisti in negativo di questa triste e vergognosa vicenda. Ma anche i giudici Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D’Ambrosio non fanno di certo una bella figura, stando alle parole di Guido Salvini. Per non parlare di Grazia Pradella. In poche parole, queste persone hanno fatto di tutto per screditare il lavoro di Salvini su piazza Fontana e hanno cercato, a vario titolo, di bloccare il suo lavoro e infine di allontanarlo dal Tribunale di Milano. È una vicenda che lascia l’amaro in bocca, perché le persone che si pensa siano preposte a indagare sui reati e quindi a collaborare tra loro per assicurare i criminali alla giustizia, si perdono invece in diatribe personali e in gelosie e odii esterni e addirittura interni alle stesse procure. Ed è per questo che il libro parla di occasioni perse dagli inquirenti per assicurare i responsabili alla giustizia, di magistrati che hanno fatto male il proprio lavoro, di inammissibili perdite di tempo, di gelosie assurde e di inerzia cronica. I neofascisti veneti hanno ringraziato e ringraziano (quelli ancora vivi) per l’aiuto non richiesto; mentre le famiglie delle vittime e i cittadini italiani non hanno invece ricevuto la giustizia che chiedevano e che si meritavano e si meritano tuttora per tutto il sangue innocente versato.

Il quadro è molto complesso e frastagliato, ma le responsabilità e la verità storica sono ormai assodate. Per concludere posso dire che l’aspetto che personalmente mi ha colpito della vicenda di Ordine Nuovo e degli attentati è che molte persone sapevano e sanno tuttora la verità, eppure in pochissimi hanno parlato. Si parla tanto dell’omertà mafiosa in Sicilia eppure nessuno si azzarda a fare altrettanto con l’omertà vergognosa di madri, padri, sorelle, fratelli, figli, amici e conoscenti in Veneto e in parte in Lombardia (soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione La Fenice, succursale lombarda di Ordine Nuovo). Leggendo il libro si scopre che i familiari e spesso gli amici anche meno coinvolti sapevano delle responsabilità dei loro congiunti e amici, ma questo non è bastato a smuoverli dal denunciare e forse dal fermare prima gli atti criminali che poi sono stati compiuti. Purtroppo l’omertà non ha confini geografici e di latitudine.

Salvini, Guido; Sceresini, Andrea, La maledizione di piazza Fontana. L’indagine interrotta. I testimoni dimenticati. La guerra tra i magistrati, Milano, Chiarelettere, 2019, pp. 611.

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