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La morte di Galeazzo Maria Sforza

Milano – Basilica di Santo Stefano 

Nebuloso è il ricordo, sul sagrato della Chiesa sangue scorse; il duca stramazzò a terra sotto i colpi di pugnale di un balordo. 

Galeazzo Maria, forte e odiato, oberò di tasse il popolo e per questo pagò con la vita. 

Novello Cesare, straziato, le carni lacerate, intrigo nobile e assassino, individui vicini alla corte che il misfatto pagheranno con la tortura e la morte. 

Prese il potere, alla morte del fratello, Ludovico, usurpando il legittimo erede, costui troppo giovane e debole per ribellarsi all’intrigo. 

Non c’è lapide che tracci l’evento, fagocitato dall’avanzar del cemento, dal tempo, nemico del memento. 

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Bruno Amoroso – Federico Caffè. Le riflessioni della stanza rossa.

Oggi voglio riprendere la lettura di questo libro, scritto da un grande economista come Bruno Amoroso per il suo, e anche per molti altri economisti italiani (uno su tutti: Mario Draghi), maestro. La persona in questione è Federico Caffè, che fu per anni professore di economia all’Università la Sapienza di Roma. Un bel giorno Caffè, come Ettore Majorana prima di lui, sparì dalla circolazione. Di lui non si seppe e non si sa più nulla. Ma nelle prime pagine del libro Amoroso dice di averlo incontrato dopo la sua sparizione. Dove, come, in quale periodo e per quanto tempo non è dato sapere. Nel frattempo anche Amoroso se n’è andato, portato via da un male incurabile a 81 anni. IMG_9443

Federico Caffè fu uno strenuo difensore dello stato sociale e del pensiero di John Maynard Keynes. Fu attento alla vita quotidiana delle persone comuni, comportamento piuttosto raro nell’ambito accademico. Caffè vide già nei primi  anni Ottanta la pericolosa deriva che stava per imboccare l’Italia e l’Europa occidentale verso un liberalismo sfrenato e senza regole. Nel suo insegnamento propugnava ai suoi allievi un’economia fondata sui principi di giustizia e di etica e in cui l’economia fosse guidata dalla politica e non viceversa, come accade oggi. Forse, in questo marasma economico, politico e sociale che stiamo vivendo, parlare di Federico Caffè e del suo lascito sarebbe un bene per gli economisti e soprattutto per la nostra politica, prigioniera di interessi finanziari che nulla hanno a che vedere con il benessere dei cittadini. 

Amoroso, Bruno, Federico Caffè. La riflessioni della stanza rossa, Roma, Castelvecchi, pp. 169.

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A poco più di un mese dal Cinquantenario della strage di piazza Fontana

Ieri ho girato questo video parlando del libro di Francesco Lisanti, L’Italia è su un sentiero di spine. La storia di piazza Fontana nei documenti processuali, di fronte alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Ho parlato a braccio, riprendendo considerazioni del libro e alcune mie personali.

Qui trovate il video.

 

 

 

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Francesco Lisanti – L’Italia è su un sentiero di spine. La storia di piazza Fontana nei documenti processuali

È appena uscito un libro molto importante sulla strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Tra meno di due mesi cadrà il Cinquantenario della strage e nessuno è stato condannato in via definita per questo. Ma andiamo per ordine. IMG_9089

Il libro di Francesco Lisanti si basa interamente, come già indica il suo sottotitolo, sui documenti processuali della strage di piazza Fontana. Lisanti ricostruisce passo passo  la genesi, l’humus politico, le interazioni tra i protagonisti dell’attentato, la geografia politica e territoriale che portarono all’ideazione e alla messa in pratica della strage di Milano. I protagonisti assoluti sono l’avvocato padovano Franco Freda, il libraio trevigiano Giovanni Ventura, lo studente veneto Delfo Zorzi, il medico veneziano Carlo Maria Maggi (capo politico di Ordine Nuovo in Veneto e ideatore della strage di piazza Fontana), il basista milanese Giancarlo Rognoni e altri protagonisti più o meno importanti. I prodromi storici di questo tragico avvenimento ebbero inizio nel 1956 con la creazione del Centro Studi di Ordine Nuovo da parte di Pino Rauti, appena fuoriuscito dall’MSI; e nel 1965 con il convegno all’Hotel Parco dei Principi organizzato dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio e significativamente chiamato Convegno sulla guerra rivoluzionaria. Sia Ordine Nuovo sia il convegno all’Hotel Parco dei Principi propugnavano una forte reazione contro il pericolo comunista in Italia e uno spostamento verso l’estrema destra della politica italiana. In questo scenario la cellula veneta di Ordine Nuovo diventò, insieme ad Avanguardia Nazionale a Roma – fondata da Stefano Delle Chiaie – il gruppo più radicale e pronto a passare alle vie di fatto.

L’anno decisivo fu il 1969. In quell’anno avvenne di tutto. Il clima di tensione stava salendo sempre di più e tutto ciò non lasciava presagire nulla di buono. Ci furono centinaia di piccoli attentati in tutta Italia, la scissione dei socialisti italiani – appoggiata dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat – esponente di destra del partito, la morte violenta a Milano del poliziotto Antonio Annarumma –  durante la manifestazione indetta dall’Unione Comunisti Italiani e dal Movimento Studentesco –, la visita del presidente americano Richard Nixon in Italia (nel febbraio dello stesso anno) e infine lo spaventoso attentato di piazza Fontana, quasi a chiudere il cerchio. Dalle carte processuali possiamo seguire Franco Freda mentre pone le bombe alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale di Milano, il 25 aprile del 1969, e le bombe sui treni nel luglio-agosto dello stesso anno. Giovanni Ventura nello stesso periodo fa la spola tra il Veneto, Roma e Napoli, indaffarato a prendere contatti e a infiltrarsi negli ambienti di sinistra (la stessa strategia è portata avanti a Roma dal neofascista Mario Merlino). Le bombe del 25 aprile e sui treni di luglio e agosto, che non provocarono vittime, ma solo alcuni feriti, furono il banco di prova di quello che sarebbe avvenuto a dicembre nel capoluogo lombardo. La ricostruzione degli avvenimenti dei giorni a ridosso dell’attentato e degli spostamenti e della fabbricazione delle bombe è terribile. Lisanti segue come fosse un’ombra le trame di Zorzi, Freda, Maggi, Ventura, Rognoni, Marco Pozzan (collaboratore di Freda), i loro incontri, i loro dialoghi, grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, i loro acquisti e i loro scritti, soprattutto quelli di Freda. Li possiamo vedere mentre prendono la macchina per organizzare attentati a Trieste, in una scuola per bambini sloveni, in funzione anti slava, mentre acquistano le borse (Freda) che servirono a contenere le bombe di Milano (sì, perché furono due, quella della Banca Commerciale non esplose), mentre fabbricano le bombe in un casolare e infine mentre Delfo Zorzi, e i suoi complici, arrivano a Milano per piazzare le bombe. Il resto è sangue, morti, feriti innocenti, depistaggi del SID (il servizio segreto italiano dell’epoca), arresti di anarchici innocenti come Pietro Valpreda e la morte assurda di Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della Questura di Milano.

Rifacendosi solo ai documenti processuali si arriva a una verità dei fatti che condanna esplicitamente e senza alcun dubbio tutti questi uomini, come gli ideatori e gli esecutori della strage del 12 dicembre 1969 che costò la vita a 17 persone e in cui ne rimasero ferite 80. Delfo Zorzi vive in Giappone dal 1974 grazie a una borsa di studio (ha studiato lingue orientali all’Università di Napoli), ha sposato una donna giapponese e ha ottenuto la cittadinanza nipponica. Si fa chiamare con il nome giapponese di Roi Hagen ed è diventato un grande imprenditore, con negozi presenti anche a Milano. Giovanni Ventura è morto nel 2010 a Buenos Aires, in Argentina. Franco Freda è il fondatore e proprietario dell’editore Ar e attualmente vive ad Avellino dove da anni gestisce una libreria. Carlo Maria Maggi, capo di Ordine Nuovo in Veneto, è morto nel 2018. Giancarlo Rognoni risulta tuttora vivente. Tutti questi uomini sono stati assolti dalla giustizia italiana dopo svariati processi durati anni, eccetto Freda e Ventura che sono stati dichiarati responsabili della strage, ma non più condannabili perché assolti in precedenza: questo è il responso dell’Appello e della Cassazione dopo la condanna in primo grado di Maggi, Zorzi, Rognoni, Ventura e Freda, dalla Sentenza della Corte di Assise di Milano nel 2001.

Lo scopo di questo libro è proprio questo: le sentenze possono anche non condannare gli imputati coinvolti ma le carte sparse in giro per l’Italia e negli archivi dei processi sono invece inequivocabili. I nomi dei responsabili si conoscono, molti sono tuttora viventi e purtroppo ancora impuniti. Ma per favore, non diciamo che la verità non si conosce e come dice Lisanti alla fine del libro (riprendendo le parole di Carlo Arnoldi, presidente dell’Associazione dei familiari di piazza Fontana),

i membri della stessa hanno smesso gli abiti di chi cerca giustizia per indossare quelli di chi racconta cosa è successo quel dannato pomeriggio.

Lisanti, Francesco, L’Italia è su un sentiero di spine. La storia di piazza Fontana nei documenti processuali, Milano, La Vita Felice, 2019, pp. 269.