Bernard Lebrun e Michel Lefebvre – Robert Capa. Tracce di una leggenda

fullsizeoutput_1fb6Il libro di Bernard Lebrun e Michel Lefebvre è un libro molto bello e ricchissimo di foto del grande fotografo Robert Capa, a cui il libro è dedicato. Questa opera si potrebbe chiamare una biografia fotografica, perché praticamente su tutte le pagine scritte c’è almeno una fotografia scattata da Capa.

Nel libro viene raccontata tutta la sua vicenda privata, dalla natia Ungheria alla sua fuga in Germania e poi, dal 1933, con la presa del potere da parte dei nazisti, dalla Germania a Parigi, città in cui Capa si rifugia, e infine da Parigi a New York. Queste due città sono i luoghi in cui Capa è cresciuto come uomo e professionista. A Parigi si è formato e a New York ha ottenuto la sua vera e propria consacrazione e popolarità. Il vero nome di Capa (sembra che abbia scelto il nome Capa in assonanza al cognome del regista italo-americano Frank Capra) era Endre Enree Friedmann e aveva origini ebraiche, da qui si capiscono le sue continue fughe dai governi di destra ed estrema destra sorti prima in Ungheria e poi in Germania. Diventa famoso grazie alle foto scattate nella guerra civile spagnola (1936-1939). Una, in particolare, colpisce l’immaginario collettivo. È la foto che Capa scatta a un miliziano repubblicano mentre viene colpito da una pallottola. La foto è chiamata Il miliziano colpito a morte (Falling Soldier, in inglese) o La morte di un miliziano. Ancora oggi si discute sulla veridicità della foto in questione, perché alcuni studiosi e fotografi pensavano e pensavo che sia in realtà artefatta se non addirittura concordata con il soldato ritratto. A gettare ulteriori ombre sulla foto è il fatto che, nonostante le numerose ricerche condotte, il negativo non è stato a tutt’oggi trovato. Comunque, il fatto che la maggior parte dei detrattori abbiano aspettato la morte di Capa per gettare ombre e dubbi sulla foto non va certo a loro favore. Perché non l’hanno fatto mentre Capa era ancora in vita e quindi poteva difendersi? Tuttavia la maggior parte degli studiosi è oggi concorde nel ritenerla genuina. Andiamo oltre. Sempre nella guerra di Spagna Capa perde la sua compagna di vita e fotografa Gerda Taro, rimasta schiacciata da un carro armato repubblicano. Una perdita molto dura per lui, anche se fin da subito tante altre donne entreranno nella sua vita. Dopo l’esperienza spagnola Capa torna negli Stati Uniti, Paese in cui si era stabilito dal 1937, e di lì a qualche anno decide di seguire la Seconda guerra mondiale, che nel frattempo era scoppiata. Nel 1942 lo troviamo in Nord Africa per la rivista americana Collier’s Weelky e per il giornale inglese The Illustrated. L’anno dopo si trova in Tunisia e segue la campagna del II Corpo d’armata del generale Patton e in seguito, dopo il 1943, seguirà le campagne di Sicilia e d’Italia, diventando amico del generale Theodore Roosevelt Jr., figlio dell’ex presidente. La rivista Life, per la quale ormai Capa lavora, lo manda nel giugno 1944 a documentare lo sbarco in Normandia. Capa è presente il 6 giugno 1944 allo sbarco in Normandia delle truppe anglo-americane, nella spiaggia di Omaha: scatta undici foto che gli americani chiamano le Magnificent Eleven, le “magnifiche undici”. Foto che vengono pubblicate su Life il 19 giugno 1944. Capa segue tutto il fronte della Normandia fino alla liberazione di Parigi, ritornando così nella sua amata città da cui tutto partì.

Dopo la Seconda guerra mondiale Capa inizia a lavorare per il cinema, fotografando le star sul set cinematografico. Nel 1947 segue lo scrittore John Steinbeck in Unione Sovietica, da cui uscirà un libro chiamato A Russian Journal (recentemente pubblicato in Italia da Bompiani, con il titolo di Diario russo). Capa vuole essere presente alla nascita dello Stato di Israele e così nel 1948 lo troviamo a Tel-Aviv. Dopo il 1948, e fino a poco tempo prima della sua morte, Capa si divide tra Parigi e New York, la bella vita, le feste, la moda e le donne. Alla fine, per un caso quasi fortuito, Capa decide di seguire la guerra d’Indocina, dove i francesi combattono una guerra disperata contro i patrioti vietnamiti. Questo è il suo ultimo reportage. Il 25 maggio 1954, a 90 chilometri da Hanoi, Capa decide di scendere dal camion di soldati francesi con cui si accompagnava per scattare delle foto vicino a una risaia. Di colpo si sente un boato. Un suo compagno accorre e trova Capa gravemente ferito. È saltato su una mina. Muove impercettibilmente le labbra e poco dopo spira.

Con lui, dicono in molti, se ne è andato il primo e il più grande fotoreporter di guerra.

Lebrun, Bernard, Lefebvre, Michel, Robert Capa. Tracce di una leggenda, Roma, Contrasto, 2012, pp. 239.

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