L’ultimo incontro: i toscani, Ungaretti e Apollinaire

Qualche tempo fa vidi una vecchia intervista del poeta Giuseppe Ungaretti in cui parlava del suo ultimo incontro con il poeta francese Guillaume Apollinaire a Parigi, il 9 novembre del 1918, giorno in cui finì la Prima guerra mondiale in Francia. Quello fu anche l’ultimo giorno di vita di Apollinaire. Mi colpì molto il motivo del loro ultimo incontro: Ungaretti corse dall’amico, obbligato a letto e malato di influenza spagnola, per comunicargli che l’Intesa aveva vinto la guerra e per portagli i toscani che Apollinaire amava fumare. Ma non potè dirgli assolutamente niente. Arrivò di corsa nella sua camera, ma Apollinaire era già morto, sfinito dalla malattia e dai postumi della ferita alla testa che subì in trincea.

Allora ho pensato di scrivere alcune frasi sugli ultimi attimi di compagnia tra i due poeti:

Qui è freddo, la camera umida e il letto bucato.
Voglio fumare un toscano e nulla più.
Portami i toscani, per favore, portameli. Non dimenticarli.
Joseph, torna prima che faccia buio, prima che tutto finisca.
Mi è rimasto il Picasso, solo lui. Sopra la mia testa malata mi fa compagnia.
Il sole si spegne, lo vedi? Il crepuscolo ci ruba il giorno e a me la vita.
Lo vedo, ma non lo contemplo. Non vedo ciò che i miei occhi mi dicono di vedere, non sento quello che il mio corpo percepisce.
I toscani sono finalmente nelle mie mani e torno prima che faccia sera, cercando di anticipare le inestricabili tenebre che divorano le lanterne al crepuscolo.
Sono qui i tuoi toscani, sono qui, nelle mie mani.
La gente urla per strada, maledicono l’imperatore tedesco, ma qui, ecco, nelle mie tremanti mani ci sono i tuoi amati toscani.
Chiamali, senti il loro profumo? Lo senti? Ancora gente che urla, la rabbia disumana non trova pace alcuna.
Perché non parli?
Cos’è quel panno nero sopra i tuoi occhi?
Dov’è il tuo viso? La tua bocca ha smesso di parlare e i tuoi occhi profondi non vedo più. Il Picasso, lui solo parla nel silenzio urlante della mia ansia.
Mi guarda come se fossi tu a farlo, mentre io osservo il panno nero e mi chiedo perché abbia corso, perché abbia sgomitato sulla via con persone ubriache di follia. Per cosa, ormai? Apollinaire, amico mio.

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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