Stelio Fergola – L’inganno antirazzista. Come il progressismo uccide identità e popoli

Questo libro è un interessante e approfondito saggio sull’immigrazione e sulla retorica dell’accoglienza in Italia e in Europa. Nell’editoria libraria di oggi è quasi impossibile trovare un libro che parli di questi temi in controtendenza, dato che sono praticamente tutti impegnati a pubblicare libri che sostengano solo un’idea unica: quella dell’accoglienza a tutti i costi, senza se e senza ma. Essendo un assiduo frequentatore di librerie e un lettore attento, posso dire che questo libro è quasi un unicum nel panorama editoriale. Quindi ho deciso di scrivere una breve recensione su questo libro.

 

In questo libro Stelio Fergola spiega che il centro-sinistra italiano mondialista, con a capo il gruppo Repubblica-Espresso, da molti anni cerca di imporre una visione unica e assoluta sull’immigrazione ripetendo, in modo ossessivo, il solito mantra dei benefici che gli immigrati apporterebbero alla società italiana nel suo complesso. Frasi come gli immigrati ci pagheranno le pensioni, ripetuto di continuo dal presidente dell’INPS Tito Boeri e non solo, gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, ripetuto dall’intera sinistra e da gran parte dei media (giornali, televisioni, riviste), abbiamo bisogno degli immigrati per rimpiazzare i figli che gli italiani non fanno, detto da molti intellettuali e commentatori televisivi, Roberto Saviano e Fabio Fazio in primis, si sprecano ogni giorno. Viene ripetuto e scritto così spesso che ormai fanno parte del nostro bagaglio lessicale. Fergola, dati alla mano, scrive che mentre è vero che nel presente gli immigrati contribuiscono a pagare le pensioni, invece non è affatto vero che gli immigrati ci pagheranno le pensioni tra venti o trent’anni, perché giustamente anche loro prenderanno la pensione per cui hanno versato i contributi. Quindi quello che si dà viene restituito. Per il sistema pensionistico italiano non ci sarà nessun vantaggio concreto.

Anche per quanto riguarda  il mantra gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare non risulta affatto vero. Perché, come scrive Fergola (e anche Federico Rampini nel suo ultimo libro La notte della sinistra), gli italiani non vogliono più fare alcuni lavori perché sono sottopagati e perché l’afflusso continuo di immigrati abbassa costantemente il costo del lavoro, andando a colpire le classi più vulnerabili e disagiate del popolo italiano. È impossibile per un italiano competere con un immigrato. Di conseguenza questo è un aspetto negativo dell’immigrazione non governata dall’alto, che colpisce gli italiani, sfrutta gli immigrati e arricchisce gli imprenditori.

L’aspetto demografico è un altro grandissimo problema dell’intero Occidente contemporaneo, che l’Europa pensa di risolvere importando milioni di immigrati africani, scrive sempre l’autore nel libro. Questo afflusso continuo rischia di portare alla scomparsa dell’intera civiltà europea così come noi l’abbiamo conosciuta. Già oggi in molti Stati europei, come il Belgio, la Francia, la Gran Bretagna e la Svezia – continua Fergola – la situazione è sfuggita di mano: nei primi tre Paesi citati, la presenza di terroristi islamici è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e addirittura prospera grazie alle leggi permissive che in quegli Stati vigono. L’autore descrive i primi tre di questi casi in un capitolo diviso in alcuni paragrafi (uno per ogni Stato) e in un capitolo a parte si concentra sul caso svedese, di cui molto si è parlato a livello mediatico negli ultimi anni. Come sappiamo, la politica della socialdemocrazia svedese, che ha governato il Paese negli ultimi cinquant’anni, ha dato molto risalto alle politiche dell’accoglienza verso gli immigrati di altri Paesi, anche europei, come i finlandesi e i polacchi. Negli ultimi anni però qualcosa si è rotto e l’equilibrio che prima sembrava reggere ora è saltato. Una parte degli immigrati non ha alcuna intenzione di farsi integrare nella società svedese e di conseguenza si autoghettizzano, rifiutandosi addirittura di imparare la lingua della Nazione che li ospita. Negli ultimi anni ci sono stati nelle periferie svedesi disordini e scontri tra bande di immigrati, che hanno portato nel 2010 all’assalto di una centrale della polizia e alla pratica tuttora in voga di incendiare decine di auto parcheggiate. La Svezia, continua Fergola, è il secondo Paese al mondo per percentuali di stupri (53,3 stupri ogni 10mila abitanti) e la percentuale di stupratori stranieri è di 20 a 1 rispetto agli uomini svedesi. Le donne svedesi che cercano di denunciare questa realtà vengono sistematicamente attaccate dalle femministe – sì, proprio da loro – e costrette al silenzio con l’accusa di essere delle razziste.

La stessa cosa avviene negli Usa, spiega Fergola, dove la stragrande maggioranza degli stupratori sono neri, pur essendo solo il 13% circa della popolazione, ma esiste una specie di autocensura nei media americani che impedisce di scriverlo o dirlo, pena la scomunica generale e l’accusa pronta e servita di razzismo. Le femministe americane sono pronte ad accusare l’uomo bianco di ogni nefandezza e di ogni male presente sulla Terra, ma nascondono la testa sotto la sabbia sui crimini commessi da altre razze, come quella nera o ispanica. Non si peritano nemmeno di criticare le canzoni rap, in quanto cantate soprattutto da neri, che sono un coacervo di volgarità e misoginia. La polizia americana è costantemente accusata di essere razzista, problema che sicuramente esiste, ma ci si dimentica di dire che il 67% degli uomini disarmati uccisi non sono neri. Fergola continua esponendo una serie di dati sulla povertà e sul basso livello scolastico in media dei neri rispetto ai bianchi, per spiegare il numero impressionante dei delitti commessi da essi: gli afroamericani commettono il 62% delle rapine, il 57% degli omicidi e il 43% dell’uccisione di esponenti delle forze dell’ordine. Le cifre vanno ancora avanti ma mi fermo qui. Nel libro troverete molte altre statistiche e riflessioni dell’autore sul tema trattato, così come anche sul ruolo delle ONG nel Mediterraneo e delle sue responsabilità nella tratta dei migranti.

 

Nell’appiattimento culturale che viviamo ormai da anni in Italia, Europa e Usa, dove il politically correct spadroneggia e nega qualsiasi confronto o critica al pensiero dominante, credo che questo libro abbia il merito di farci riflettere da un’altra angolatura, non per forza condivisibile, ma importante per avere un confronto aperto e necessario su un problema che riguarda tutti noi, a prescindere dal proprio credo politico o religioso: tutti abbiamo voce in capitolo perché tutti ne siamo coinvolti in prima persona. La deriva che i Paesi occidentali hanno preso negli ultimi anni – in cui vige una forte autocensura, a tutti i livelli, quando i crimini vengono commessi da immigrati o da minoranze, ma si è nello stesso tempo implacabili se gli stessi crimini vengono commessi da autoctoni maschi, che potrebbero essere i nostri padri, fratelli, amici ecc. –  è ormai insostenibile. La verità dei fatti, qualsiasi essa sia, non andrebbe mai nascosta e l’autocensura, quando sconfina nel nascondere alcuni fatti, quando non fanno comodo, e nell’esagerarne altri – basti guardare al movimento me too (guarda caso rivolto solo contro i maschi bianchi, cattivi e stupratori) – quando portano acqua al proprio mulino, è deleteria e distruttiva per tutti.

 

Fergola, Stelio, L’inganno antirazzista. Come il progressismo uccide identità e popoli, s.l., Passaggio al Bosco, 2017, pp. 219.

 

 

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