Federico Rampini – La notte della sinistra. Da dove ripartire

Federico Rampini ha scritto un libro molto acuto e propositivo che non risparmia critiche alla sinistra odierna da cui lui stesso proviene e in cui si è formato.

In questo libro Rampini indica delle proposte concrete alla sinistra italiana per uscire dallo stallo autoreferenziale e supponente in cui si è infilata. Tanto per iniziare di smetterla di indicare chiunque non la pensi come loro come “fascista”, “arretrato”, “persona ignorante da educare”, ecc.: insomma, bisogna scendere dal piedistallo e bisogna farlo il prima possibile e soprattutto bisogna saper parlare con tutti senza un senso di superiorità. Di tornare nelle periferie a parlare con i proletari italiani di oggi, perché ci sono ancora e non sono scomparsi come pensano alcuni, smettendola di occuparsi sempre degli ultimi, cioè degli immigrati, dimenticandosi dei penultimi, cioè degli italiani poveri, che in quanto tali sembrano destinati all’oblio e all’eterno silenzio. Di finirla di leccare i piedi a un personaggio come Emmanuel Macron, un uomo dell’élite francese che molto tempo prima di Matteo Salvini rispediva gli immigrati da dove venivano e che ha sempre fatto gli interessi della Francia, da vero nazionalista, spacciandosi da devoto europeista. Di smetterla di seguire i passi isterici dei democratici americani contro Donald Trump, che si dimenticano disinvoltamente che il primo muro tra il Messico e gli Stati Uniti fu costruito da un certo Bill Clinton e che sempre egli diede il via alla deregulation finanziaria che portò al disastro del 2008. Di finirla di considerare l’immigrazione sempre e comunque positiva, senza rendersi conto delle ricadute negative in termini di riduzione dei salari dei lavoratori italiani costretti a competere con loro e del depauperamento dei Paesi africani di origine, visto che la stragrande maggioranza degli immigrati africani appartengono alla classe medio-alta (per esempio negli ospedali di Londra lavora la metà dei medici del Malawi). Di spiegare agli immigrati che hanno dei doveri da rispettare in Italia e non solo diritti da acquisire. Di tornare a parlare di patria, visto che due padri della sinistra italiana come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi erano due patrioti, senza vergognarsene e senza lasciare questo campo alla destra. Di smetterla di fare sempre e solo gli interessi dell’Europa contro gli interessi italiani e di uscire da un provincialismo autodistruttivo e autolesionista contro il popolo italiano, facendo a spallate per dimostrare ai tedeschi e ai francesi quanti siamo europeisti e ligi alla barriera del 3% del deficit/Pil, da rispettare ad ogni costo. Insomma, di smetterla di ragionare per massimi sistemi e per idealismo puro guardando invece in faccia la realtà dei fatti. La sinistra deve essere il partito che deve farsi carico di temi quali la sicurezza, la difesa dei confini, l’interesse nazionale, il controllo dell’immigrazione (perché non è vero che non si possa controllare), dell’aiuto ai proletari italiani, difendendo i loro salari contro i grandi patronati e contro l’immigrazione selvaggia che dai tempi di Karl Marx viene sostenuta dagli industriali. La sinistra la smetta di assoldare gli idoli del cinema o del mondo dello spettacolo come Asia Argento, con il radicalismo puritano e ipocrita del “me too”, di vera e propria caccia alle streghe o forse meglio dire agli stregoni, e di tornare ai grandi intellettuali di una volta, come per esempio Pierpaolo Pasolini (che non diceva mai cose scontate e di circostanza e aveva il coraggio di andare contro tendenza).

La sinistra, in conclusione, o si toglie il paraocchi – divenendo più umile e facendosi un bel esame di coscienza – o sarà destinata a vedere la destra primeggiare per molti anni ancora.

Rampini, Federico, La notte della sinistra. Da dove ripartire, Milano, Mondadori, 2019, pp. 165.

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