Anatolij Kuznecov – Babij Jar

Ho appena finito di leggere il libro Babij Jar di Anatolij Kuznecov e la sensazione appena percepita è di svuotamento e orrore per quello che gli esseri umani possono fare contro i propri simili. Così ho deciso di scrivere una breve recensione di questo libro.

Kuznecov ripete più volte nel libro che tutto ciò che ha scritto è vero e che nulla è stato inventato. Infatti il sottotitolo interno del libro è Romanzo-documento. Sembra quasi che l’autore avesse la paura di non essere creduto e lo si può capire visto quello che ha vissuto in Unione Sovietica, dove il suo libro fu tagliuzzato dalla censura di regime fino a stravolgerlo completamente, azione che spinse l’autore a prendere la decisione di rifugiarsi in Occidente. Comunque, andiamo per ordine.

Babij Jar era un burrone che si trovava nelle vicinanze di Kiev, l’odierna capitale dell’Ucraina. Quando i nazisti occuparono l’Ucraina, durante l’Operazione Barbarossa scagliata contro l’Unione Sovietica, fin da subito iniziarono a rastrellare le persone di origine ebraica. Kiev fu occupata e il 29 settembre del 1941 iniziò il primo eccidio di ebrei. Come fossero animali, furono presi, concentrati nel campo di concentramento costruito nell’area del burrone, spogliati di tutto e infine fucilati intorno alle buche scavate in precedenza per seppellirvi gli uccisi. Uomini, donne, bambini, nessuno fu risparmiato dalla furia assassina e criminale dei nazisti occupanti. In questo contesto di violenza, sopraffazione e odio si dipana il libro. Kuznecov non si limita a descrivere la violenza nazista, che all’inizio colpì gli ebrei e i russi e poi gli stessi ucraini, ma con la descrizione minuziosa della propria famiglia, in cui spiccano il nonno, la nonna e la madre, descrive ciò che gli ucraini di quegli anni pensavano della dittatura staliniana e comunista, dei disastri compiuti dalla collettivizzazione forzata dei contadini, del precedente orrore vissuto nelle campagne ucraine, che sfocerà nell’Holodomor, nel quale almeno un milione di persone morì di inedia e stenti. È un libro privato e pubblico e le due sfere si sovrappongono nel descrivere la tragedia di un intero popolo. Non mancano neppure gli aspetti positivi del regime comunista e il primo esempio fu proprio la madre di Kuznecov, che grazie ai comunisti poté studiare e in seguito divenire un’insegnante di inglese. Quindi i contrasti sono dietro l’angolo e il vituperato governo sovietico, percepito come anti ucraino e criminale, dall’altra parte aiutò migliaia di persone, grazie allo studio, a uscire dal degrado e dall’isolamento del mondo contadino, proiettandole verso un’esistenza più dignitosa e soddisfacente. Insomma il mondo non è mai interamente tutto nero o tutto bianco, ma ci sono svariate sfumature di colore.

I massacri a Babij Jar proseguirono ininterrottamente fino al 1943 inoltrato. Agli ebrei e ai russi, che la propaganda tedesca additava come i veri nemici del popolo ucraino si aggiunsero gli stessi ucraini, nella mattanza di Babij Jar. L’esplosione del centro di Kiev, chiamato Kreščatik, e della Lavra, attentati terroristici in cui morirono migliaia di persone e portate a compimento dai servizi segreti sovietici dell’NKVD, aizzarono gli occupanti tedeschi contro tutta la popolazione sottomessa, senza alcuna distinzione. Gli stessi nazionalisti ucraini, che in un primo momento furono ben felici di fare il lavoro sporco dei nazisti, finirono per fare la tragica fine di tutti gli altri.

Quando i soldati sovietici scacciarono i nazisti dal territorio ucraino, centinaia di migliaia di persone persero la vita in modo atroce e disumano, nei tre anni precedenti, nel burrone di Babij Jar. Nessuno ne conosce il numero esatto. Kuznecov e la sua famiglia si salvarono, ma molti loro amici e vicini no.

Nel dopoguerra gli eccidi di Babij Jar furono volutamente dimenticati dal regime comunista. Nel 1948 in Unione Sovietica iniziò una forte campagna antisemita (so che il termine non è esatto, ma lo uso per capirci) che portò il regime a nascondere o minimizzare i massacri compiuti contro di loro. Non se ne doveva parlare, questi erano gli ordini. Ma in questo caso fecero di più. Dopo il 1957, Nikolaj Podgornyj, capo del Comitato centrale ucraino, decise di colmare di terra l’intero burrone di Babij Jar. Allo scopo fu costruita una diga e lentamente fu pompata della torbida, un miscuglio di acqua e fango, per ricoprire e cancellare ogni traccia del luogo e forse anche del suo ricordo. La torbida fu pompata fino al 1961, quando improvvisamente la diga crollò di schianto, provocando la morte di centinaia di persone che si trovarono ai piedi della diga. Nelle sue vicinanze, infatti, c’erano moltissimi condomini e il deposito dei tram e tutto fu travolto dall’onda gigantesca che si creò con il crollo della diga. Un intero quartiere venne ricoperto dal fango, non dando scampo alle persone rimaste intrappolate a casa o nei mezzi pubblici. Anche qui il numero esatto dei morti è sconosciuto. Questo evento mi ricorda da vicino il nostro Vajont.

Il 29 settembre 1966, nel venticinquesimo anniversario, a Babij Jar si riunirono alcuni intellettuali (tra cui lo scrittore Viktor Nekrasov) e comuni cittadini per ricordare l’inizio dell’eccidio. Si aprì un momento di discussione e alcuni presero la parola, alcuni per ricordare le vittime e altri per parlare di un monumento da costruire. L’evento fu del tutto spontaneo e si svolse in quello che allora rimase di Babij Jar, dopo tutti i tentativi fatti dal potere per cancellare il luogo. Costruirono delle palazzine sopra la diga distrutta e presero la decisione di costruivi anche uno stadio. Alla fine lo stadio non si costruì e rimase un enorme spiazzo infestato dall’erbacce, nel più totale abbandono.

Questo vide e testimoniò nel suo libro Anatolij Kuznecov, almeno fino al 1966, anno in cui terminò il libro. Riuscì a fuggire dall’Unione Sovietica e nel 1970 poté finalmente pubblicare il suo libro senza alcuna censura. Kuznecov morì a Londra nel 1979.

Tutto in questo libro è verità. 


Kuznecov, Anatolij, Babij Jar, Milano, Adelphi, 2019, pp. 454.

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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