Una postilla su Maradona a 40 anni dal debutto

Quarant’anni fa, all’età di sedici anni, Maradona debuttava a livello professionistico in Argentina. Io, insieme a tanti italiani, ho avuto la fortuna di vederlo giocare in Italia, perché il Napoli lo acquistò dal Barcellona, nel 1984, per la cifra record per allora di tredici miliardi di lire. Restò in Italia fino al 1991. Devo dire da tifoso dell’Inter che non ho più rivisto da allora un giocatore come lui, né in Italia né all’estero. Lo considero il più grande di tutti e mi piace ricordare le parole che una volta espresse Carmelo Bene nei suoi riguardi: “Essendo lui il calcio non è più il calcio”. Cioè vedere le magie di Maradona era come ammirare un quadro di Leonardo o una scultura di Michelangelo o, ancora, ascoltare un’opera di Mozart o di Beethoven o leggere una poesia di Pushkin o di Leopardi. Essendo lui il calcio trascendeva lo stesso e una magia improvvisata in campo restava scolpita nella memoria di colui che la vedeva, come fosse qualcosa di irripetibile e unico, di magico e imperscrutabile, consapevole che non avrebbe più assistito a nulla del genere. In questo caso non vale il motto “morto un papa se ne fa un altro”, anzi, vale esattamente il contrario. Scomparso uno come lui si resta orfani e nulla più. E’ come perdere un genitore, una volta perso non torna più e si vive di ricordi, talvolta dolci e talvolta amari.

Caro Maradona, ti auguro ogni bene!

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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