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Poesia

Rose bianche

Rose da regalare,
Non sono mai amare,
Rose bianche e profumate,
Non saranno mai abbandonate,
Ma donate con ardore,
Da vero adoratore.

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Poesia

A Hölderlin

Immerso nei pensieri,

Nei sepolcri oscuri

Di un’eco lontana,

Non riconoscesti Goethe.

Ma lui riconobbe

In te, Hölderlin,

Il lampo profondo del genio;

Dalla pazzia non ancora turbato.

Hegel ti fu compagno

E contemporaneo ti fu Novalis.

La Germania dei grandi spiriti

Cavalcava la tempesta e l’impeto.

Perché provare Scham?

Vergognarti non dovevi,

Perché la pazzia ti regalò

La dissoluzione del presente,

Che tu tanto cercavi.

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Libri Politica Storia

Vasilij Grossman – Uno scrittore in guerra (1941-1945)

Ieri sera stavo leggendo “Uno scrittore in guerra” di Vasilij Grossman, corrispondenza tragica dal fronte occidentale sovietico. Leggendo sono arrivato a questi righi – che sono come tutto il libro – interessanti, empatici e duri. Comunque queste poche frasi che posto qui mi sono parse molto delicate.

Concludo dicendo che Grossman non fu solo uno scrittore formidabile, ma anche un ottimo osservatore, onesto, umano e non nascose nemmeno gli aspetti meno nobili dell’avanzata dell’Esercito Rosso fino a Berlino. Scrisse mentre sua madre e moltissimi suoi parenti venivano sterminati in Ucraina, in quanto ebrei.

“Pernottiamo in una stanza mostruosamente povera. Una povertà così la trovi solo in città, in un quartiere dimenticato come questo. La padrona di casa è mastodontica, ha la voce rauca, inveisce, se la prende con i bambini e con gli oggetti. Penso già, anzi pensiamo: guarda che furia, una creatura infernale, quando all’improvviso ci rendiamo conto di quanto sia buona, nobile, ospitale, con quale sollecitudine ci stia preparando un giaciglio sul pavimento con i suoi poveri stracci! Durante la notte, nell’oscurità, sento piangere qualcuno. «Chi è?». La padrona risponde in un rauco sussurro: «Sono io, piango per i miei sette figli»”.

Vasilij Grossman – Uno scrittore in guerra (1941-1945), Adelphi