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Economia Politica Storia

Il collasso di Detroit

Quella che fu la capitale dell’industria automobilistica mondiale è oggi una città morta, dichiarata ufficialmente fallita. Una città abitata esclusivamente da neri, cioè dallo strato più povero ed emarginato della popolazione. I bianchi cominciarono a lasciare la città all’inizio degli anni Sessanta, quando la città prese a riempirsi di neri.

Trovo molto strano ed allarmante che in Italia non si parli di un evento del genere, che non si discuta e non si aprano dibattiti su un avvenimento così catastrofico eppure profetico. Noi – che siamo sull’orlo del baratro e della bancarotta, per di più fraudolenta… -, dovremmo imparare molto da un disastro simile e cercare in tutti i modi di evitarlo. Ma noi siamo molto serafici, tranquilli, bendisposti verso l’oscuro futuro che ci aspetta. Qualche altro uomo della provvidenza verrà a salvarci…, pensano in molti. Io invece ho paura che dell’Italia non restare più nulla da salvare, se non cambiamo rotta prima del tracollo.
Intanto Detroit è qui, sotto i nostri occhi, come monito e paradigma di ciò che può accadere anche a noi.

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Musica

Булат Окуджава – Песенка О Голубом Шарике (Bulat Okudzhava – La canzone del palloncino azzurro)

Девочка плачет:

Шарик улетел.

Её утешают,

а  шарик летит.

˜

Девушка плачет:

жениха всё нет.

Её утешают,

а шарик летит.

˜

Женщина плачет:

муж ушел к другой:

Её утешают,

а шарик летит.

˜

Плачет старушка:

мало пожила.

А шарик вернулся,

а он голубой.

˜

La bambina piange:

Il palloncino è volato via.

La stanno consolando

e il palloncino vola.

˜

La ragazza piange:

il fidanzato non arriva mai.

La stanno consolando

e il palloncino vola.

˜

La donna piange,

il marito se n’è andato da un’altra.

la stanno consolando

e il palloncino vola.

˜

Piange la vecchietta:

poco ha vissuto.

E il palloncino è tornato

ed è azzurro.

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Poesia

Dolci echi

Dolcemente mi addormento,
In questa lugubre notte insonne,
Cullato dalle tue soavi parole,
Dai tuoi dolci echi mai sopiti,
Dall’umanità senza tempo dell’antenate tenerezze.
Il sonno ristoratore cala su di me come rugiada al mattino,
Per sanare ciò che la vita non può sanare,
Donandomi l’aria pura del sogno,
E il vero riposo dalle quotidiane fatiche.