Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli – Renata Broggini

Indro Montanelli raccontò e scrisse sempre di essere stato un partigiano e di avere partecipato alla resistenza dopo l’8 settembre del 1943. Non solo, scrisse pure di avere assistito allo scempio fatto sui corpi di Mussolini e degli altri camerati in piazzale Loreto il 29 aprile del 1945. Nulla di più falso. In questo libro Renata Broggini smonta tutta l’impalcatura retorica, falsa e sfuggente con cui Montanelli cercò di costruirsi una verginità che mai ebbe. Voglio qui ricordare che Montanelli fu un fascista fino al 25 luglio 1943; giorno in cui Benito Mussolini fu sfiduciato dal Gran Consiglio. Dopo la caduta del fascismo – come tanti altri italiani desiderosi di abbandonare la nave che affonda, ma che fino al giorno prima avevano avallato e appoggiato e ne avevano ricavato parecchi vantaggi  personali – cominciò a scrivere, sul Corriere della Sera, molti articoli critici verso i fascisti e Mussolini. Per questo motivo fu considerato un traditore dai fascisti.

L’8 settembre del 1943 nacque la Repubblica Sociale Italiana e Montanelli decise di non aderirvi. I fascisti repubblichini, con l’aiuto degli occupanti nazisti, diedero la caccia ai traditori, tra cui lo stesso Montanelli. Dopo alcuni mesi vissuti in clandestinità a Milano fu infine arrestato nel febbraio del ’44 in Val d’Ossola, dove Montanelli cercò di farsi integrare in un gruppo di partigiani. Restò in carcere per sei mesi: la prima metà li passò a Gallarate e l’ultima metà a Milano, nel carcere di San Vittore.  Il 1 agosto del ’44 venne infine liberato misteriosamente, insieme ad altre due persone. Quindici giorni dopo espatriò clandestinamente in Svizzera. Qui fu molto mal visto dai rifugiati italiani antifascisti. Fu accusato di essere una spia nazista. Montanelli si risentì molto del trattamento ricevuto dai suoi compatrioti e non dimenticò mai l’affronto subito.

Andiamo al succo della questione. Montanelli continuò a scrivere di essere stato condannato a morte, ma dalle carte e dalle testimonianze che la Broggini ha raccolto nel libro non risulta in nessun modo. Fu arrestato ma non condannato a morte. Disse di essere stato maltrattato e picchiato dai carcerieri nazisti. Anche questo risulta falso, perché lo stesso Montanelli si contraddisse parecchie volte in proposito. Infine arrivò a dire che non fu lui ad essere stato torturato, ma un suo compagno di cella. Negò sempre il coinvolgimento del generale Rodolfo Graziani nella sua liberazione. In realtà vi fu, eccome! Come ci fu il coinvolgimento di un certo dott. Ugo, al secolo Luca Osteria, un doppiogiochista che lavorava per i servizi segreti della Rsi e per Theo Saewecke, SS capo tedesco della polizia di Milano. (Nel 1999 Montanelli testimonierà in suo favore nel processo in cui il funzionario nazista risultava imputato per crimini di guerra in Italia. Verrà infine condannato all’ergastolo in contumacia). Dulcis in fundo, tra le altre piccole e grandi bugie, la presunta e auto-dichiarata presenza di Montanelli allo scempio di piazzale Loreto il 29 aprile 1945. La Broggini evidenzia come lui non potesse essere a Milano in quei giorni. Le carte della polizia svizzera e alcuni articoli scritti dal Montanelli danno per sicura la sua presenza in Svizzera almeno fino a quasi tutto il mese di maggio del 1945. Montanelli rientrerà in Italia solo il 22 maggio.

In conclusione, posso dire che l’autrice ha avuto coraggio a scrivere un libro sulle menzogne di un mostro sacro del giornalismo italiano. Molte bugie di Montanelli su quel periodo sono state sottaciute e nascoste. La Broggini, invece, ha scavato molto in profondità e ha riportato alla luce la verità storica di quei giorni e dell’anno nascosto di Indro Montanelli: che va dall’agosto 1944 al maggio 1945.

Renata Broggini, Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli, Feltrinelli (2007)

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