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Giuseppe Ardica & Pierluigi Concutelli – Io, l’uomo nero

Leggere la storia di Pieluigi Concutelli significa percorrere la storia italiana dell’eversione nera. Fu proprio lui infatti a iniziare lo stragismo politico di destra con l’assassinio del giudice Vittorio Accorsio (1976), che stava indagando sul Mpon (Movimento Politico Ordine Nuovo) fondato e diretto dallo stesso Concutelli. Questo omicidio fu uno spartiacque che diede il via a tutta una serie di omicidi perpetrati dai vari gruppi nati in seguito, come i Nar, Avanguardia Nazionale, ecc.

Concutelli se non fosse diventato un assassino probabilmente avrebbe percorso la vita del classico borghese di città, con una famiglia e una professione sicura. Invece per lui le cose andarono diversamente: iniziò fin da giovanissimo a frequentare ambienti di destra e di estrema destra. Aderì ad Ordine Nuovo fino al suo scioglimento per decreto ministeriale. Dalle scazzottate con i compagni, soprattutto a Palermo dove si era trasferito con la famiglia , al proselitismo politico all’Università e nei quartieri più degradati dello Zen, di Borgo Nuovo, del Cep, passò ai sequestri di persona, alle rapine in banca e infine all’omicidio politico. Dopo l’arresto e la condanna in seguito all’omicidio Accorsio uccise altre due persone in carcere, ritenute spie e legate ad ambienti stragisti, cosa che Concutelli non poteva assolutamente tollerare. Si prese la responsabilità politica e morale di tutti e tre gli omicidi. In carcere conobbe Franco Freda, ideologo di estrema destra e in carcere per la strage di Piazza Fontana, Lucio Liggio, capo mafia dei corleonesi, e tanti altri personaggi della galassia terroristica di destra e di sinistra, della mafia, della camorra. Conobbe anche Francis Turatello, capo delle bische e della prostituzione di Milano. Diventarono amici, ma per qualche sbarbo fatto in ambiente mafioso fu ammazzato sotto i suoi occhi come un cane. Dell’omicido Turatello, comunque spaventoso e disumano, i giornalisti scrissero che Pasquale Barra ed altri infierirono sul suo corpo con atti veri e propri di cannibalismo. Concutelli sfata questo mito. In realtà nessuno infierì sul cadavere e non fu decapitato. Questo non toglie nulla alla barbarie dell’omicidio: fu prima accoltellato da svariati detenuti e infine sgozzato. Tutto sotto gli occhi di una guardia penitenziaria che non mosse un dito.

In seguito a gravi problemi di salute è oggi agli arresti domiciliari. Non si è mai pentito, almeno per come noi intendiamo il pentimento. Reputa che il pentimento sia qualcosa di interiore, di profondamente privato e non vuoto pronunciamento verbale e scritto a beneficio di giudici e giornalisti. Oggi ha 70 anni, e come lui stesso ha scritto, la sua vita è stata un fallimento su tutti i fronti.

Giuseppe Ardica & Pierluigi Concutelli, Io, l’uomo nero, Venezia, Marsilio, e-book, 2007.

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Ambiente Animali Natura

Chernobyl: contaminati anche microbi, funghi e insetti.

Nell’articolo di Umberto Mazzantini si legge che anche i microbi, gli insetti e i funghi sono stati contaminati nella zona di Chernobyl. Dopo quasi trent’anni dal disastro si scoprono nuove zone devastate dalle radiazioni. Gli scienziati hanno constatato e provato con esperimenti mirati che gli alberi morti non vengono intaccati dai microrganismi come invece dovrebbe normalmente succedere. In alcune zone di Chernobyl ci sono degli alberi morti durante il disastro dell’86 ancora in piedi, come se non avessero subito nessun tipo di decomposizione. Questo fenomeno aumenta il rischio di incendi, visto che la massa vegetale tende ad accumularsi. Un incendio sarebbe devastante perché rischierebbe di liberare nell’ambiente circostante la cenere radioattiva.

Qui potete leggere l’articolo pubblicato sul sito Greenreport.

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Poesia

Sai di essere amata

Sai di essere amata,

I tuoi occhi illuminano la notte,

Il tuo viso è sereno, morbido.

˜

Non guardi gli altri con invidia,

Non cerchi di apparire:

La volgarità ti è estranea.

˜

Conduci con sicurezza i tuoi passi,

Nutrita dall’amore e dall’affetto.

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Geopolitica Poesia Politica Società

Auguri mia amata Italia

Etruschi e romani; comuni e signorie; civiltà e cultura; Romanico e Rinascimento; genio e umiltà. E quant’altro ancora descrive la nostra amata Italia? C’è chi sogna l’instaurazione dell’impero romano, chi la Repubblica di Venezia, altri ancora il Regno delle Due Sicilie. A che pro? L’Italia solo unita può continuare a contare qualcosa in ambito internazionale ed europeo. E’ finita l’epoca delle legioni romane, delle galee sottili, della Genova Superba, della potente Firenze della famiglia Medici, della Napoli di Carlo III o della Sicilia normanna. Rimpiangere il passato non serve a niente e talvolta può anche essere pericoloso. Sarebbe bene amare il passato prendendone il meglio. Essere orgogliosi di un’eredità culturale, storica e civile senza eguali. Amare il particolare, quindi la propria città, regione, ecc., sapendo che senza i rapporti con il resto si è poveri e infecondi. Quale civiltà chiusa in se stessa ha mai prodotto alcunché di positivo?

Oggi ricorre l’anniversario dell’Unità d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861 con la proclamazione da parte di Vittorio Emanuele II della nascita del Regno d’Italia. Dai sette Stati precedenti nacque un’unica e unita Italia. Nonostante tutti i nostri problemi attuali e del passato, credo che nel bene e nel male si debba amare il proprio Paese. Chi non ama la propria famiglia è destinato a perderla. E l’amore verso qualcosa dovrebbe spingerci a migliorarla e non a distruggerla.

Auguri alla mia, alla nostra, amata Italia!

 

 

 

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Geopolitica Politica Storia

L’Ucraina e l’unificazione con la Russia, Nikon e i Vecchi credenti

Nel 1652 venne eletto patriarca di Mosca Nikolaj Minin, che prese il nome di Nikon.  Sotto lo zar Alessio salito al potere nel 1645 all’età di sedici anni, Nikon ebbe un ruolo di primo piano nella riforma della Chiesa ortodossa russa. Nikon e il gruppo di riformatori a lui vicino, come Stefan Vonifat’ev e Avvakum, sostennero l’esigenza di riformare la Chiesa moscovita riprendendo il modello della Chiesa di Kiev che sottostava ancora alla giurisdizione di Costantinopoli (le cose cambieranno nel 1687 quando Costantinopoli riconoscerà la preminenza del patriarca russo sul metropolita di Kiev). L’Accademia teologica di Kiev impartiva un insegnamento diverso e più ricco rispetto a Mosca. Il clero ucraino sviluppò dei modelli educativi ripresi dai gesuiti e non si facevano scrupolo di studiare la filosofia, la lingua (non si limitavano allo studio dello slavo antico ma apprendevano anche il latino), la retorica e l’arte religiosa. Venne chiamato a Mosca un gruppo di monaci ucraini in modo che svolgessero un lavoro di insegnamento presso i monaci locali. Molti testi e libri liturgici ucraini vennero studiati e approfonditi. Si cambiò anche il modo di farsi il segno della croce, abbandonando il vecchio modello russo. I russi si facevano il segno della croce unendo l’indice e il medio, mentre il nuovo corso riprendeva il modello greco in cui alle due dita si univa anche il pollice (a simboleggiare la Trinità). Questo ultimo passaggio fece infuriare gli ortodossi ligi alle vecchie regole.

Il sacerdote Avvakum, che era un vecchio alleato di Nikon, guidò la rivolta contro le nuove regole. Lo zar lo cacciò in Siberia. Ma fu troppo tardi e la protesta divampò ovunque tra i monaci. Nel 1666-67 fu convocato il Sobor, il concilio della Chiesa russa, che stabilì l’allontanamento del patriarca Nikon e richiamò all’ordine Avvakum che nel frattempo divenne molto popolare. Il richiamo non servì a nulla e Avvakum continuò ad affermare che soltanto i russi seguivano la vera religione. Avvakum fu mandato in esilio una seconda volta e nel 1682 fu bruciato sul rogo. Il Concilio approvò i cambiamenti intercorsi nella Chiesa e adottò i nuovi libri liturgici e le nuove regole introdotte. La spaccatura in seno alla Chiesa fu inevitabile. Avvakum fece molti proseliti e una buona parte dei fedeli si rifiutarono di accettare le nuove imposizioni religiose. Gli staroobrjadcy (cioè i Vecchi credenti) ovunque cercarono di resistere allo zar e ai suoi soldati. Centinaia di persone arrivarono addirittura a immolarsi vivi dentro le chiese. Instaurarono nuove tipologie di predicazione e celebravano i loro culti con semplicità. L’officiante della predica cambiava sempre e veniva scelto tra i fedeli. I Vecchi credenti smisero di riconoscere l’autorità della Chiesa di Mosca e dello zar. Riuscirono a resistere in piccole comunità sparse per la Russia per i successivi due secoli. Furono una spina nel fianco per la Chiesa e lo Zar.

L’Ucraina si unisce alla Russia

Sempre in quegli anni avvenne l’unificazione dell’Ucraina alla Russia. L’evento fu del tutto volontario e la proposta non partì da Mosca. Fu l’atamano ucraino Bogdan Chmel’nickij a richiedere la protezione di Mosca per ben due volte. Nel XVII secolo i contadini ucraini erano per lo più servi della nobiltà cattolica polacca. Venivano utilizzati come schiavi e non furono mai del tutto liberi. Le terre ucraine erano in gran parte sotto il dominio della potenza polacco-lituana. Già alla fine del Cinquecento il re polacco aveva vietato la religione ortodossa nei suoi territori. Questa legge colpì tutti i sudditi ucraini di religione ortodossa. Nella prima metà del Seicento il nuovo re cercò di ristabilire la libertà religiosa e in parte vi riuscì; ma l’oppressione religiosa e soprattutto sociale dei polacchi spinse la popolazione ucraina alla ribellione. Così nel 1648 i cosacchi ucraini elessero Bogdan Chmel’nickij come loro atamano (cioè il loro capo politico e militare) senza l”assenso del re polacco. Il nuovo atamano riunì un esercito e sbaraglio i soldati polacchi riuniti in tutta fretta. La rivolta esplose un po’ ovunque e furono colpiti i nobili polacchi, gli ebrei e gli uniati: quest’ultimi erano gli ortodossi che avevano accettato le direttive di Roma, condividendo di fatto alcune caratteristiche con il cattolicesimo, pur mantenendo una propria autonomia. Chmel’nickij capì ben presto che aveva urgente bisogno di alleati per contrastare il ritorno dei polacchi e quindi si rivolse allo zar Alessio nel 1648. Lo zar, che nel frattempo dovette fronteggiare la rivolta del sale, declino l’invito. L’atamano ucraino ritornò cinque anni dopo, nel 1653, e questa volta Alessio, schiacciata la rivolta in casa, accettò la sua sovranità sulle terre dei cosacchi ucraini. Nella città di Perejaslav (oggi chiamata Perejaslav-Chmel’nickij) venne sottoscritto l’accordo tra gli inviati dello zar e Chmel’nickji. L’Ucraina entrò a fare parte della Russia pur conservando una propria autonomia. Nel 1667, dopo 13 anni di guerra, finalmente venne firmato un accordo di pace tra la Russia e la Polonia. La potenza polacca nonostante non avesse perso molto dall’accordo di pace non si riprese più, perché tante e devastanti furono le perdite dal punto di vista demografico ed economico. La Russia recuperò la città di Kiev a cui fu concesso lo status di etmanato autonomo, sotto la giurisdizione dello zar.

Questa è in estrema sintesi la storia dell’unificazione tra la Russia e l’Ucraina e la nascita dei Vecchi credenti. Questo può essere un punto di partenza per chi ne voglia sapere di più sulla storia di questi Paesi, oggi così attuali per i tristi avvenimenti in Ucraina. Per questo motivo posso consigliare alcuni libri, sia di storia che di narrativa:

Paul Bushkovitch, Breve storia della Russia. Dalle origini a Putin, Einaudi (2013); Aleksander S. Puskin, Storia della rivolta di Pugacёv, Meridiani Mondadori; Nikolàj Gogol’ , Taràs Bul’ba, Meridiani Mondadori, Henry Troyat, La vita quotidiana in Russia al tempo dell’ultimo zar, Bur; Vittorio Strada, Umanesimo e terrorismo nel movimento rivoluzionario russo. Il caso Nechaev, Edizioni dell’Asino, e-book (2012).

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Libri

L’invenzione dell’elicottero di Corradino D’Ascanio e Pietro Trojani – Vittorio Marchis

Leggendo il libro di Vittorio Marchis 150 (anni di) invenzioni italiane si scopre all’invenzione 074 che l’elicottero fu inventato da due italiani nel 1934: Corradino D’Ascanio e Pietro Trojani. D’Ascanio, nativo di Popoli in Abruzzo, già nel 1906 inventò una specie di deltaplano, ma solo a livello sperimentale. Laureatosi all’Università di Torino viaggiò tra la Francia e gli Usa e dopo la Grande Guerra ritornò nel suo paese natale. Qui conobbe il barone Trojani e insieme a lui misero in piedi una Società (1925). Dopo il fallimento di due prototipi di elicotteri come il D’AT1 e D’AT2, riuscirono a perfezionare il terzo prototipo, il D’AT3. Quest’ultimo, commissionato dal ministero dell’Aeronautica, nel 1930 riuscì ad alzarsi dal suolo per 18 metri, conquistando un primato mondiale.

Così, nella piccola Popoli, un paese in provincia di Pescara, che oggi arriva a malapena a 5000 abitanti, nacque l’elicottero.

Comunque, il libro di Vittorio Marchis ci dà la possibilità di fare una miriadi di interessantissime scoperte sulle invenzioni, più o meno note, degli italiani negli ultimi 150 anni.

Vittorio Marchis, 150 (anni di) invenzioni italiane, Codice Edizioni (2011)

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Economia Filosofia Geopolitica Politica Società Storia

Un pensiero di Costanzo Preve sulla Russia

Posto qui un articolo di Costanzo Preve, purtroppo recentemente scomparso, riguardo la Russia. L’articolo è stato pubblicato nel dicembre del 2011 dal sito Arianna Editrice, con cui Preve collaborava. Chissà, forse oggi sarebbe contento nel vedere la Russia reagire con decisione alle ingerenze occidentali in Ucraina e, di conseguenza, contro la stessa Russia. La “strega” non c’è più, ma è stata ben sostituita dallo stregone John Kerry. La sostanza delle cose non cambia nonostante il cambio degli uomini. La politica imperialista americana è più aggressiva che mai e forse hanno ragione coloro che pensano che siano gli ultimi colpi di coda del colosso che sta crollando. E spesso, come sappiamo, gli ultimi colpi di coda sono i più pericolosi in quanto guidati dalla disperazione. Io mi accodo umilmente al pensiero di Preve e spero, come lui, che la Russia resista e riesca a contrapporsi efficacemente alla prepotenza occidentale, sia essa americana o europea.

Qui potete leggere l’articolo di Preve.

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Economia Geopolitica Politica Storia

Una postilla in difesa della Russia

I commenti contro la Russia scritti in Italia danno un’idea del livello di informazione e di cultura storica presente nel nostro Paese. Putin, come chiunque altro, è sicuramente criticabile, ma non dobbiamo dimenticarci che siamo stati noi ad appoggiare i delinquenti neonazisti ucraini. Questa crisi è nata per colpa occidentale, non certo russa. L’Ucraina è abitata per un quarto da cittadini russi e la maggior parte degli abitanti ucraini parlano russo. La Crimea è stata letteralmente regalata all’Ucraina dall’allora Segretario del Partito Comunista Krusciov. La Crimea era prima turca e poi russa, non certo ucraina. La Russia ha il dovere sacrosanto di difendere i suoi interessi strategici ed economici oltre che difendere la popolazione russa dai propositi estremisti di chi ha fatto la “rivoluzione”. I delinquenti siamo noi, EU ed Usa, non certo Putin. Studiatevi un po’ di geopolitica e storia prima di scrivere cretinate.