La filosofia in Russia – Armando Torno

Tutto passa ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perda completamente. Niente svanisce ma si conserva in qualche modo, da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cesseremo di percepirlo.

Pavel Florenskij

Armando Torno spiega in questo libriccino di circa 50 pagine come si è sviluppata la filosofia in Russia. L’opera è la trascrizione di un intervento dello stesso autore in una serata dedicata alla filosofia russa.

La filosofia penetrò in Russia da Bisanzio intorno al X secolo, nello stesso momento in cui iniziava la cristianizzazione della vecchia Rus (Ucraina, Bielorussia e Russia). Tra il XIV e  XV secolo arrivò in quelle terre una dottrina ascetica chiamata esicaismo (tradotto come tranquillità, silenzio). Probabilmente fu una dottrina sviluppata nel IV-V secolo e ripresa dai monaci del Monte Athos. Dopo la liberazione dal giogo mongolo e l’avvento di Ivan III come sovrano (1462-1505), Mosca divenne la Terza Roma.  Chi poteva raccogliere l’eredità di Roma e di Costantinopoli, dopo il suo crollo nel 1453? Mosca, naturalmente. Non fu forse fondata su sette colli, esattamente come Roma? Con l’avvento dello zar Pietro I (1682-1725) ebbe inizio l’apertura della società russa all’occidente. Pietro viaggiò moltissimo in Europa e da quelle esperienze introdusse conoscenze e saperi nel suo Paese. Nel 1703 dette l’avvio alla costruzione della nuova capitale, chiamata San Pietroburgo. Si fece aiutare dal filosofo e matematico Leibniz e dai gesuiti, che allora dominavano la vita culturale, per fondare un’Accademia delle Scienze e delle Arti e anche per scegliere il sito dove costruire la nuova capitale. Sulla strada tracciata da Pietro I proseguì Caterina II. Lei, infatti, chiamò e instaurò dei rapporti epistolari con Voltaire, Diderot, che andò addirittura in Russia per incontrare la zarina, e fece tradurre dall’italiano l’opera di Cesare Beccaria: Dei delitti e delle pene. Nel 1777 fece approvare una nuova Costituzione in quanto sedotta dall’opera di Montesquieu: Lo spirito delle leggi. Ma il capriccio per i nuovi filosofi francesi venne stroncato in seguito alla decapitazione di Luigi XVI, nel 1793, e all’uscita dell’opera polemica di Aleksandr Radiscev. Quest’ultimo nel 1790 scrisse Viaggio da Pietroburgo a Mosca (l’ho letto in parte e sconsiglio vivamente di leggerlo) in cui faceva una disamina spietata dell’arretratezza dei contadini russi e dei servi della gleba.

Torno ci indica nel nome di Hryhorji Skovoroda (1722-1794) il primo e autentico filosofo russo. Il filosofo incentrò il suo pensiero in una mistica contemplazione della natura. Verso il 1840 l’opera di Friedrich Hegel cominciò a diffondersi in Russia e i suoi frutti non tardarono a farsi sentire. Il filosofo Pëtr Jakovlevic Caadaev (1794-1856) sviluppò un pensiero russo autonomo partendo dalla filosofia di Hegel. Ragionò soprattutto sui rapporti contrastanti intercorsi tra la Russia e l’Occidente (particolarmente con il cattolicesimo). Dal filone hegeliano fuoriuscirono il filosofo anarchico Michail Bakunin e lo scrittore Ivan Turgenev, autore del romanzo Padri e Figli. In questo romanzo venne coniato il termine nichilismo. Nel 1863 uscì il romanzo Che fare? di Nikolaj Cernysevskij. Qui si ebbe la prima manifestazione del pensiero materialista in Russia. Questo romanzo ebbe un’ascendente fortissimo sui rivoluzionari russi, a partire da Vladimir Il’ic Lenin. Il pensatore nichilista Dmitrij Ivanovic Pisarev portò avanti un’idea di liberazione dalla schiavitù morale e politica.

Naturalmente il libro di Torno cita sia Lev Tolstoj che Fëdor Dostoevskij tra i pensatori russi. Di Dostoevskij si sofferma sull’opera de I fratelli Karamazov e della leggenda del Grande Inquisitore, che si trova all’interno del romanzo. Di Tolstoj cita l’opera Denaro e lavoro, in cui il grande scrittore critica l’uso che i ricchi fanno del denaro per assoggettare i poveri. L’opera si conclude con il filosofo, matematico e mistico Pavel Florenskij. Fu fucilato nel 1937 durante le grandi purghe staliniane. Florenskij spaziò in quasi tutti i campi del sapere e scrisse delle opere molto importanti sull’icona e sul misticismo russo.

Voglio terminare questa breve recensione con Stalin e la scoperta, per me sorprendente, che fu un grande lettore della Bibbia. Nella sua biblioteca fu ritrovata una Bibbia sottolineata con la matita rossa e blu. Stalin era in grado di leggere in latino, greco ed ebraico: i suoi studi giovanili in seminario gli giovarono molto da questo punto di vista.

Armando Torno, La filosofia in Russia, Book Time (2013)

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