Il nazista e lo psichiatra – Jack El-Hai

Cosa legò lo psichiatra Douglas McGlashan Kelley e il Reichsmarschall Hermann Göring? Cosa legò due persone tanto diverse eppure con una fine analoga? E’ quello che cerca di appurare il giornalista El-Hai ricostruendo il rapporto tra Kelley, psichiatra che ha seguito i criminali nazisti al processo di Norimberga, e il capo della Luftwaffe Göring.

Kelley ha avuto la possibilità di studiare da vicino, costruendo un rapporto diretto con i reclusi, la mente e i comportamenti dei nazisti reclusi, tra i quali spiccavano Rudolf Hess, Alfred Rosenberg, Joachim von Ribbentrop e Albert Speer. Ma tra tutti lo psichiatra rimase colpito e in parte affascinato dalla figura di Göring: persona astuta, grande manipolatore e leader indiscusso dei reclusi. Il suo ascendente verso i compagni era così forte che dovettero isolarlo, sia prima del processo di Norimberga che durante. Il processo di Norimberga contro i criminali nazisti durò in totale 11 mesi – dal novembre 1945 al settembre 1946 – e si concluse con 11 condanne a morte. Le sentenze furono eseguite nel mese di ottobre dello stesso anno. Göring chiese più volte di essere fucilato come un soldato, ma le sue richieste furono sempre respinte. Alla fine scelse di uccidersi con una capsula di cianuro che ancora oggi nessuno sa da dove provenisse (probabilmente fu un soldato americano di guardia a procurargli il veleno).

Il libro ricostruisce benissimo i rapporti instauratesi all’interno del carcere tra i detenuti e i vari psichiatri che lavoravano con essi. Kelley fu esonerato e rimandato in patria prima della conclusione del processo. Una volta tornato a casa girò per molte città facendo conferenze sui detenuti nazisti  e pensò di scrivere un libro sulla sua esperienza di psichiatra (il libro uscì negli Usa con il titolo di 22 Cells in Nuremberg, nel 1947). Arrivò alla conlusione che i vertici del regime nazista in realtà non fossero dei spietati criminali senza cuore né umanità, ma in loro predominava l’ambizione, il potere, l’intelligenza e l’aggressività al servizio del proprio ego. Per loro fu essenziale dominare l’altra metà del popolo e la paura dello psichiatra fu quella che tutto ciò si potesse ripetere anche negli Usa. Quindi non esisteva nessun gene nazista, nessuna predisposizione al male, bensì un terreno fertile per cui potessero uscire e dominare idee e uomini estremi e arrabbiati. Pensò che l’esperienza nazista si potesse ripetere ancora (purtroppo ebbe ragione lui).

Con il passare degli anni la salute psichiatrica di Kelley cominciò a peggiorare vistosamente. Divenne dispotico e crudele verso la moglie e i figli. In particolare sottopose a vere e proprie torture psicologiche il figlio Doug. Alla fine, come in una tragedia di un personaggio storico, scelse di uccidersi di fronte alla sua famiglia con una capsula di cianuro, esattamente come fece Göring. Il fantasma di Göring che non lo abbandonò mai lo accompagnò fino alla tomba.

Jack El-Hai, Il nazista e lo psichiatra, Rizzoli (2013)

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