Quando la tragedia ha un volto

Quando i morti hanno un volto si percepisce la tragedia. Cosa che non succede

Muhanad Mohammed. Il giornalista morto a Bagdad.

Muhanad Mohammed. Il giornalista morto oggi a Bagdad.

quando si parla solo di numeri. Ho appena visto una foto di un giornalista in salute morto, proprio oggi, assieme al figlio di cinque anni in un attentato a Bagdad. Se non avessi visto la foto e il commento dell’amico che ne ricordava la figura, sarebbe stato solo un numero, l’ennesimo morto nel macello iracheno. Invece era un uomo di circa quarant’anni, un lavoratore, un padre di famiglia, un marito, un figlio. Una foto che ti restituisce la realtà dell’orrore, della tragedia, perché in quella foto potrebbe esserci chiunque; io, tu, noi, voi, loro. Le distanze si riducono in quella foto, la tragedia del quotidiano riguarda anche te: non puoi più ignorarla, come si fa quando si leggono notizie di massacri e si sfoglia pagina con un senso di indifferenza, perché la cosa tutto sommato è lontana, priva di immagini, di sensazioni e perché è l’ennesima notizia dell’ennesimo attentato suicida. No, qui devi fare i conti con la foto di una persona in salute e che rappresenta un momento come un altro, un istante continuo di tanti secondi passati, forse invano. Magari poco prima ha salutato la moglie e portandosi appresso il figlio piccolo, forse a fare la spesa o magari al parco giochi, pensava di rientrare poco dopo, felice, soddisfatto e invece non rientrerà mai più, né lui, né il suo bambino. Spazzati via da un kamikaze scientemente pazzo, dalla follia umana e dall’odio cieco e distruttivo di chi ha perso il senso della vita e del limite. Loro non ci sono più, e io sono addolorato per questo. Una foto, più di mille asettici articoli, risvegliano in noi un senso di pietà assopito dalla valanga di violenza e volgarità da cui siamo attorniati.

Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.

Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.

Eppure chi pagherà per il macello lasciato dagli americani? Chi pagherà per tutti questi morti innocenti? Siamo bravi qui in occidente a sparare a zero sugli altri, sui non allineati al nostro sanguinario e derelitto modello fallimentare.

Voglio ringraziare il giornalista iracheno Ammar Karim, che lavora a Bagdad rischiando ogni giorno la sua vita, per avermi permesso di pubblicare le sue due foto. Il giornalista morto oggi a Bagdad era un suo collega e amico.

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