Un pensiero su “The War on Men” di Suzanne Venker e il rapporto tra i sessi

Leggendo l’e-book di Suzanne Venker, The War on Men (purtroppo solo in inglese), mi è venuta l’idea di scrivere questo articolo. Quello che sta succedendo negli Usa e in Occidente contro gli uomini non ha eguali in tutta la storia dell’umanità. Un uomo sempre più a immagine e somiglianza della donna, effeminato, omosessuale, zerbino, incapace di reagire alle continue demonizzazioni delle femministe, considerato violento per natura, incapace di fare il marito e il padre, ridotto all’ombra di se stesso. Tutte le colpe del mondo, secondo la malata ottica femminista, dipendono dagli uomini, ormai costretti a vivere la propria virilità come una condanna vergognosa. Si fa di tutto per trasformare gli uomini in donne e viceversa, fin dalla più tenera età: i bimbi devono giocare con le bambole e le bambine con i soldatini; gli uomini devono reprimere il loro modo naturale di essere mentre le donne devono essere violente, volgari, prepotenti e soprattutto libere. Una volta che le donne lanciano questi input, è chiaro che l’uomo si ritira sempre più nella propria caverna, non rispettando più le donne (soprattutto grazie alla rivoluzione sessuale che ha trasformato alcune donne e uomini in ipersessuati) e disinteressandosi delle attenzioni e dolcezze che una volta rivolgeva a loro. L’uomo, scrive la scrittrice, è fatto per amare le donne, non per odiarle; per proteggerle e farle felici, nel limite del possibile. Come scrive l’autrice, gli uomini e le donne sono uguali ma diversi. Appiattire i generi, dicendo siamo uguali su tutto, significa ignorare la biologia e gli ormoni che differenziano gli uomini e le donne, così come si ignora il differente processo cerebrale tra maschi e femmine. E’ per questo che le donne sono capaci di fare meglio alcune cose, come accudire i figli per esempio, mentre gli uomini altre. Proprio perché abbiamo le stesse esigenze, ma con strutture biologiche differenti e con ottiche e punti di vista diversi. Ma se la donna dice: io non ho bisogno di te, tu non servi a nulla, allora tutto crolla e i rapporti tra i generi si guastano, l’amore si raffredda e il vuoto materialismo sessuale prevale su tutto. Esattamente come sta succedendo oggi. Consiglio a tutti, uomini e donne, di leggere questo brevissimo libro (ha solo 32 pagine).

Non starò qui a fare la storia del movimento femminista, ma due cose essenziali bisogna dirle. Il vecchio movimento delle suffragette inglesi, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si batterono per il diritto al voto e per altre conquiste sociali, come per esempio insegnare, hanno ispirato tutti i movimenti femministi successivi, ma una cosa che spesso passa in sordina è che il loro movimento era per la famiglia, antiabortista e teneva molto in considerazione il ruolo della donna in famiglia. Quindi nulla a che vedere rispetto alle femministe arrivate dopo, che anzi hanno completamente annullato e abolito quelle idee. Oggi il femminismo è rappresentato molto bene dal gruppo Femen, donne isteriche e violente, soprattutto ucraine ma anche di altri Paesi, probabilmente finanziate dagli Stati Uniti in ottica anti-russa. Queste volgari e rozze donne vanno in giro per l’Europa a disturbare comizi pacifici, con insulti e provocazioni di tutti i tipi. Nessuno si scandalizza, anzi la Repubblica, come altri giornali cosiddetti liberali e democratici, gli fa una pubblicità oltremodo intollerabile. Quasi tutti i mezzi di informazione sono a loro favore. Sono sempre sulla on page di Repubblica online, qualsiasi cosa facciano queste signore: anche quando l’anno scorso tagliarono in Kiev una croce in ricordo delle vittime dell’Holodomor (il genocidio ucraino degli anni ’30), senza che alcuno si indignasse profondamente contro uno scandalo simile. Se l’avessero fatto degli uomini li avrebbero additati come nazisti o peggio ancora. Ma alle donne, come si sa, oggi tutto è permesso, l’importante è che facciano qualsiasi cosa in nome delle donne… Giudizi degli intellettuali? Nemmeno l’ombra. Vogliamo dire una volte per tutte che se queste persone fossero uomini sarebbero già finite in ospedale da un pezzo? Vogliamo dire che si rifugiano dietro il loro essere donne ben sapendo che un uomo è a dire poco riluttante – una cosa che va contro la nostra stessa natura – a colpire una donna o comunque a picchiarla? Eppure prosperano, impunite e vezzeggiate dai mezzi di informazione e da intellettualoidi vari.

Perché la filosofa femminista Michela Marzano, che scrive cose a dire poco discutibili, non parla mai di questo? E che dire delle altre giornaliste femministe di Repubblica? L’unica che rispetto è Concita De Gregorio, tutte le altre sono imbarazzanti e prive di profondità e completamente scontate su tutto. Elena Stancanelli si è specializzata nel propagandare impunemente la pornografia a tutti, compresi i minori. Scrive di pornografia, ogni volta che pubblica un articolo, da brava radical chic. Conosce questa signora i danni che la pornografia crea alle persone, soprattutto uomini? Sa che molte persone lottano contro la dipendenza da pornografia, dato che provoca gli stessi effetti di qualsiasi droga? Eppure il bravo Ezio Mauro lascia correre, come se nulla fosse. Un’altra strepitosa giornalista è Anais Ginori, una femminista capace di attaccarsi a qualsiasi cosa pur di colpire gli uomini. Ricordo, qualche settimana fa, di avere letto un articolo della signora contro un artista uomo, se non mi sbaglio tedesco, perché aveva dichiarato che le donne sono meno brave degli uomini nella pittura e nella scultura. L’ha subito definito un maschilista. Eppure ha detto solo la verità. La stragrande maggioranza dei grandi pittori, degli scultori, degli scienziati sono uomini, non donne. Se ne faccia una ragione, e dire la verità non equivale ad essere maschilisti, ma semplicemente significa riportare i dati per quello che sono. Anche le donne in alcuni rami superano gli uomini e non c’è nulla di scandaloso nel dirlo, purché sia vero. Lo so che la verità fa male, però bisogna accettarla senza insultare nessuno. L’ultimo fatto questa mattina. Sulla on page di Repubblica compare un articolo di Sara Ficonelli che si intitola Nel nome del padre, in cui si mette sullo stesso identico piano sia la madre che il padre, come se non fossero due ruoli diversi e complementari. Intervistando un pedagogista e uno psicologo psicoterapeuta, che mi sembra facciano un po’ di confusione, perché il padre perfetto, come la madre, non esiste, a un certo punto scrive:

Sono infatti frequenti, spiega l’esperto, situazioni in cui la donna non possa (magari per impegni lavorativi), non voglia o non sia capace (perché non tutte sono “tagliate” per far le mamme) di svolgere al meglio la propria funzione di accudimento. Il fatto che l’uomo possa fare le sue veci, senza per questo sentirsi svalutato, scendendo dal piedistallo del “padre-padrone” e prendendosi cura dei bisogni emotivi del figlio, non può che giovare sia al bambino che alla madre, che sente di poter condividere questa grossa responsabilità. 

Avete capito bene? La donna può anche decidere di non fare la madre, e fino a qui per lo psicologo va tutto bene, ma l’uomo all’evenienza deve trasformarsi in donna, per supplire alla mancanza della figura materna. Sono esterrefatto. Una madre, così come un padre, non deve mai decidere di non prendersi la sua responsabilità verso i suoi figli, altrimenti non li faccia, ma non si può in alcun modo avvallare un’idea simile perché il danno viene fatto ai figli che dipendono totalmente dai genitori e un padre per quanto bravo sia non potrà mai, dico mai, sostituire la madre. I due ruoli si compensano ma non sono intercambiabili. Il cliché del padre-padrone è imperdonabile in uno studioso del settore, parla il femminista o l’esperto? Come al solito si difende la donna, sempre e comunque, e si spara a zero contro l’uomo, per di più da parte di un altro uomo. L’uomo femminista ormai è dilagante e autodistruttivo. Se questi sono i nostri accademici, e purtroppo ce ne sono tanti, siamo alla frutta. Evito di parlare del Corriere della Sera perché, è, per quanto si possa dire, peggiore di Repubblica.

Quale beneficio ha apportato alla nostra società il femminismo? Credo nessuno. Ancora oggi si dice che le donne sono state oppresse dagli uomini relegandole ai mestieri di casa e all’accudimento dei figli. L’uomo non ha fatto nulla di tutto ciò, semplicemente la società una volta aveva ruoli separati per funzioni diverse e la cosa ha funzionato benissimo per millenni. Se la donna viveva male anche l’uomo era nella stessa identica situazione. Anzi, in parte, la donna stando a casa veniva protetta dalle violenze esterne che invece l’uomo subiva. Dicendo questo non voglio negare che ci fossero e ci siano dei casi di violenza domestica, ma queste non vanno generalizzate ma studiate caso per caso. Nella mia famiglia non ricordo un solo caso di violenza contro le donne, neanche risalendo ai miei bisnonni, che erano contadini possidenti e relativamente benestanti. Il femminismo, invece, ha voluto e continua ad inculcare che fare la casalinga o la madre a tempo pieno o part-time sia indegno di una donna. Continuano a dire che loro non hanno bisogno degli uomini, possono benissimo fare senza; avere figli quando vogliono con chi vogliono, privando di fatto il figlio di un padre. (Crudeltà disumana e vergognosa, alla quale una società sana dovrebbe ribellarsi con tutte le sue forze). Hanno continuamente criticato e demonizzato la figura maschile, demolendo la figura del padre e del marito. Dicono che le donne devono competere con gli uomini, quindi una donna deve guadagnare più del marito, deve fare carriera come se fosse un totem da adorare. Se queste scelte ricadono sugli eventuali figli e mariti pazienza, se ne faranno una ragione. Deve comportarsi sessualmente come un uomo, avere potere e relegare l’uomo in un angolo. E di questo passo siamo arrivati alle leggi pro aborto, l’ultimo gradino che ha trasformato la donna in dio onnipotente, dispensatrice di vita ma anche di morte.

L’aborto è stato per secoli e millenni proibito, ma improvvisamente, nell’arco di neanche 50 anni l’Occidente – ma ancor prima l’URSS di Lenin – ha liberalizzato ciò che il medico Ippocrate, greco pagano, condannava. Per restare in Italia ricordo ancora quando Emma Bonino, di cui oggi molti fanno il nome come eventuale presidente della Repubblica, diceva dal bravo Santoro che lei e le sue amiche negli anni ’70 – periodo in cui lei e Adele Faccio praticavano migliaia di aborti clandestini mettendo a repentaglio anche la vita delle donne, non essendo lei mai stata un dottore –  non sapevano in quale modo chiamare gli uomini: alla fine decisero di chiamarli semplici spermatozoi. Credo che solo questo aneddoto chiarisca bene l’odio e la mancanza di rispetto che è insito nel mondo femminista. Se un uomo si azzardasse pubblicamente a dire che una donna corrisponde a un semplice utero, verrebbe giustamente esposto al pubblico ludibrio. Peccato che non succeda il contrario. E c’è chi vorrebbe questa donna come presidente della Repubblica. La memoria storica in questo Paese non esiste.

Siamo arrivati al punto che quando una ragazza o una donna rimane incinta si dica: Lo tieni? Sembra quasi che si parli di un giocattolo o di un indumento scelto al mercato. Aberrante. Questa è la decadenza della donna e della nostra società nel suo insieme, e io sto ancora aspettando che si apra questo filone e si cominci a parlare della profonda crisi femminile, non solo e sempre di quella maschile, che pure esiste, ma che è connaturata alla decadenza totale della società in quanto tale. Una parte delle donne moderne iper-sessualizzate, spinte verso atteggiamenti maschili violenti, deleteri e volgari si riducono all’ ombra di se stesse. Cerca di scavalcare l’uomo nei settori più disparati, e siamo arrivati al punto che negli Usa abbiano chiesto di essere utilizzate al fronte, a uccidere. Questo perché la mancanza del fronte preclude alle donne una carriera uguale a quella degli uomini. Al dio carriera si sacrifica tutto. Il bravo ministro americano (dell’attuale governo Obama) ha deciso di accontentarle e dal 2015 potranno essere utilizzate in zone di combattimento. Un altro tabù che cade andando completamente contro l’educazione alla quale ogni famiglia per bene ha dato ai propri figli maschi: una donna non si tocca neanche con un fiore. Tra qualche anno gli uomini saranno costretti a uccidere delle donne volutamente e tutti i bei discorsi contro la violenza femminile diventeranno fuffa, anzi, probabilmente la violenza contro le stesse aumenterà, dato che una donna non sarà più distinta da un uomo. Quindi non si dirà più non si toccano le donne e i bambini, ma le donne diventeranno un legittimo obiettivo di guerra. Il cerchio si è chiuso.

Il femminismo ha guastato, spero non irreparabilmente, i rapporti tra i sessi, distruggendo in definitiva la famiglia, con ricadute sociali ed economiche gigantesche sulla società moderna. Sempre più figli di divorziati crescono senza un modello di riferimento positivo e tenderanno a ripetere gli stessi errori dei genitori. L’uomo e la donna oggi non sanno più sacrificarsi l’uno per l’altra, ognuno ad inseguire lo sterile sogno della carriera. Oggi molte donne muoiono di infarto, problema per loro quasi sconosciuto in passato, molte sono iper stressate e isteriche, aggressive, sempre infelici e alla ricerca perenne di qualcosa. La donna moderna è completamente snaturata, così come l’uomo. Il femminismo andrebbe ridimensionato e con esso tutte le brutture e falsità inventate contro gli uomini. Il tetto ci sta crollando in testa e molti di noi sanno perché. L’Occidente è vicino al crollo e con esso il mondo intero. Anche gli uomini dovrebbero smettere di essere succubi del politically correct, per cui si dà sempre ragione alle donne, anche quando dicono fesserie irripetibili. Smetterla di compatirle e di sentici in colpa per loro. Come se noi fossimo i responsabili non si sa bene di quale colpa ancestrale, solo perché siamo uomini. Io sono orgoglioso di esserlo, non ho mai fatto male a una donna né mai ho pensato di farlo, esattamente come la stragrande maggioranza degli uomini. Amo, oltre all’aspetto fisico, molte qualità femminili che purtroppo per noi non possediamo, ma proprio qui sta la bellezza della diversità. Per questo dobbiamo salvaguardarle e rispettarle, e lo stesso dovrebbero fare le donne con noi e smetterla invece di inseguirci su piani deleteri e controproducenti. Ogni genere rispetti le peculiarità dell’altro, con amore e rispetto, senza odio e acrimonia. Anche la biologia e la scienza ci vengono in soccorso, grazie alle scoperte continue che vengono fatte sul cervello umano. L’uomo e la donna sono fatti per stare insieme, non per dividersi e odiarsi. Mi auguro che molte femministe smettano di esserlo e che gli uomini ritrovino l’orgoglio di essere ciò che sono amando e rispettando le donne.

Suzanne Venker, The War on Men, WND Books (2013)

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6 risposte a Un pensiero su “The War on Men” di Suzanne Venker e il rapporto tra i sessi

  1. Pingback: Cittadini protestano contro insegnante pedofila a piede libero

    • emilianorizzo ha detto:

      Grazie per avermi fatto conoscere il vostro articolo.
      Purtroppo “giornaliste” del genere possono scrivere impunemente in giornali come Repubblica e il Corriere della Sera, in cui si sdogana pornografia, omosessualità, nudismo e adesso addirittura la pedofilia. Questo è il livello di corruzione etica e morale che la nostra società liberale ha raggiunto. Mi stupisce il fatto che non intervenga la magistratura o l’ordine dei giornalisti (altrimenti a cosa serve?). Quella “giornalista”, come alcuni suoi colleghi, andrebbero radiati. D’altronde su Repubblica, “la voce morale del Paese”, ci scrive anche un ex terrorista come Adriano Sofri. Poi ci domandiamo da dove provenga la crisi economica.
      Grazie e buona giornata.

  2. Svetlana ha detto:

    Purtroppo non so bene l’italiano, ma se ho capito giusto, di nuovo la donna è tutta la colpa… 🙂
    Ma…io sono completamente d’accordo!
    Questo NOI forniamo figli e figlie, NOI facciamo tutto per i nostri bambini e NOI ispiriamo le nostre bambine che tutto ciò che è necessario per raggiungere solo i più… (non so se sia corretto che ho scritto…)))
    Ma credetemi, una donna, a dispetto di tutta la sua emansipazione, spesso vuole di essere debole e di essere sotto la protezione del forte di uomini… )))
    Ciao a tutti.

    • emilianorizzo ha detto:

      Ciao Svetlana, non si tratta di dare la colpa ma di analizzare un fenomeno che in Occidente è completamente degenerato.

      Хорошего дня

      Эмильяно

      • Svetlana ha detto:

        Ciao Emiliano!
        Ho scritto che la donna ha fatto gli uomi tale deboli, ma ora credo, che forse, la debolezza degli uomi ha fatto le donne tale forti e indipendenti?! Forse gli uomini devono essere forti, coraggiosi e autosufficienti, allora e la donna sarà morbida e docile… 😉
        Хорошего дня и тебе!
        Светлана

      • emilianorizzo ha detto:

        Io non credo affatto che siano state le donne a rendere gli uomini “deboli”. E’ la società che è cambiata e che sarebbe cambiata comunque senza la nascita del femminismo. Il femminismo ha il torto di avere estremizzato alcuni concetti e spaccature. Io non credo nel femminismo, ma nel dialogo e nella comprensione e nel rispetto delle diversità. Anche le donne moderne sono in piena crisi di identità e io mi stupisco che non si parli mai della crisi delle donne. E’ la società nel suo complesso che è in crisi e parlare solo ed esclusivamente della crisi degli uomini è un facile alibi per non parlare delle donne. Chiaramente mi riferisco al contesto occidentale e non certo russo.

        Хорошего дня

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