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Geopolitica Politica Società Storia

Il 26 dicembre del 1991 crollava l’URSS

Esattamente 22 anni fa terminava nel modo peggiore l’Unione Sovietica. Oggi non viene reputata una notizia degna di nota, nonostante abbia avuto un impatto pesantissimo sugli equilibri geopolitici mondiali. La povertà in Russia passò in pochi anni dal 2% al 40%, soprattutto grazie alla disastrosa presidenza di Boris Eltsin, completamente supino alle oligarchie mafiose interne e agli interessi esterni (americani ed europei).

Posto qui di sotto il video del 25 dicembre del 1991 in cui Mikhail Gorbaciov rende note le motivazioni delle sue dimissioni alla Nazione.

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Geopolitica Poesia Politica Società

Quando la tragedia ha un volto

Quando i morti hanno un volto si percepisce la tragedia. Cosa che non succede

Muhanad Mohammed. Il giornalista morto a Bagdad.
Muhanad Mohammed. Il giornalista morto oggi a Bagdad.

quando si parla solo di numeri. Ho appena visto una foto di un giornalista in salute morto, proprio oggi, assieme al figlio di cinque anni in un attentato a Bagdad. Se non avessi visto la foto e il commento dell’amico che ne ricordava la figura, sarebbe stato solo un numero, l’ennesimo morto nel macello iracheno. Invece era un uomo di circa quarant’anni, un lavoratore, un padre di famiglia, un marito, un figlio. Una foto che ti restituisce la realtà dell’orrore, della tragedia, perché in quella foto potrebbe esserci chiunque; io, tu, noi, voi, loro. Le distanze si riducono in quella foto, la tragedia del quotidiano riguarda anche te: non puoi più ignorarla, come si fa quando si leggono notizie di massacri e si sfoglia pagina con un senso di indifferenza, perché la cosa tutto sommato è lontana, priva di immagini, di sensazioni e perché è l’ennesima notizia dell’ennesimo attentato suicida. No, qui devi fare i conti con la foto di una persona in salute e che rappresenta un momento come un altro, un istante continuo di tanti secondi passati, forse invano. Magari poco prima ha salutato la moglie e portandosi appresso il figlio piccolo, forse a fare la spesa o magari al parco giochi, pensava di rientrare poco dopo, felice, soddisfatto e invece non rientrerà mai più, né lui, né il suo bambino. Spazzati via da un kamikaze scientemente pazzo, dalla follia umana e dall’odio cieco e distruttivo di chi ha perso il senso della vita e del limite. Loro non ci sono più, e io sono addolorato per questo. Una foto, più di mille asettici articoli, risvegliano in noi un senso di pietà assopito dalla valanga di violenza e volgarità da cui siamo attorniati.

Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.
Poliziotto morto oggi a Bagdad di cui purtroppo non conosco il nome. Ha sacrificato la sua vita bloccando con il suo corpo il kamikaze che si stava facendo saltare in aria.

Eppure chi pagherà per il macello lasciato dagli americani? Chi pagherà per tutti questi morti innocenti? Siamo bravi qui in occidente a sparare a zero sugli altri, sui non allineati al nostro sanguinario e derelitto modello fallimentare.

Voglio ringraziare il giornalista iracheno Ammar Karim, che lavora a Bagdad rischiando ogni giorno la sua vita, per avermi permesso di pubblicare le sue due foto. Il giornalista morto oggi a Bagdad era un suo collega e amico.

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L’attacco scriteriato contro la Russia di Putin

L’attacco di questi giorni contro la Russia non ha precedenti. Non che fossero mancati attacchi furibondi e pretestuosi contro la Russia di Putin negli ultimi anni. Per questo basta andarsi a leggere cosa scrivono da anni quotidiani liberal come La Repubblica e il Corriere della Sera, solo per fare un esempio. Lo smacco siriano di Putin agli Usa (Obama infatti vuole rifarsi con il pretesto dei diritti omosessuali, con l’invio di un’icona gay all’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali di Sochi, imponendo di fatto un’idea di società a un Paese sovrano: peccato che non faccia lo stesso con i suoi alleati arabi, dove in taluni Stati c’è anche la condanna a morte per sodomia) e a tutto il codazzo di servi occidentali e non, non è stato ancora digerito. La rinascita economica e militare russa dà fastidio all’egemonia mondiale americana, già alle prese con la smisurata crescita economica della Cina. In tale senso vanno visti gli attacchi strumentali alla Russia in fatto di diritti omosessuali – che Putin non ha mai negato ma ha solo proibito la propaganda delle lobby gay ai minorenni – Pussy Riot, Femen (sappiamo che questi gruppi femminili sono manovrati dall’estero e che le componenti sono quasi tutte ex prostitute) e diritti umani calpestati, da parte del fulgido Occidente. Lo stesso Occidente al collasso morale, sociale ed economico, pretende di dare lezioni di moralità ad altri Paesi sovrani. Gli Usa che detengono una popolazione carceraria di un milione e mezzo di persone e in cui in molti Stati vige la pena di morte, si permette di dare i voti alla Russia, alla Cina ecc. Lo stesso vale per la crisi ucraina creata ad arte dagli Usa con l’appoggio entusiasta dell’EU, in particolare della Merkel. (Su questo rimando all’intervista di Alessandro Bianchi a Giulietto Chiesa: Qui).

La signora Merkel, con lo scudo EU e Usa alle spalle, sta provocando la Russia in Ucraina, mettendo a repentaglio la sicurezza dell’intera Europa. La Germania vuole aprire un nuovo mercato alle sue merci, a danno della Russia, e gli Usa vogliono l’Ucraina e la Georgia nella NATO. Giustamente la Russia reagisce spostando armamenti al confine con l’Europa. Comunque non mi dilungo oltre perché ne spiega bene le implicazioni economiche e geopolitiche l’intervista a Chiesa.

Concludo chiedendomi e chiedendovi: quando la smetteremo di giudicare cosa fanno gli altri a casa loro? La Russia sta cercando una sua strada, dei nuovi valori da seguire, dopo oltre 70 anni di comunismo, e il loro modello non segue quello decadente occidentale. Eppure siamo incapaci – come dimostra Obama in questi giorni e come ha sempre dimostrato una parte dei media e lobby italiane, tipo Repubblica e il Corriere della Sera – di rispettare le diverse scelte altrui, che non per forza devono combaciare con le nostre. L’attacco quotidiano alla Russia di Putin nasconde la volontà neanche tanto segreta di indebolirla fino al collasso totale. Ogni scusa è buona: diritti gay, Pussy Riot, Ucraina, Georgia, gas e quant’altro. Cerchiamo di conquistare con la forza ciò che abbiamo perso dal punto di vista morale ed etico. Abbiamo un Occidente in pieno disfacimento sociale, economico e morale e pretendiamo di giudicare e di dominare gli altri, come per esempio la Russia. Poi ci si stupisce che la Russia diventa aggressiva e sposta armamenti verso l’Europa. Stiamo attenti, molto attenti.

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Curiosità varie Economia Libri Politica Società

Germania anni Dieci – Günter Wallraff

L’impari lotta dei lavoratori senza tutele

Chi pensava in Italia che la Germania fosse il paradiso sulla terra deve ricredersi dopo avere letto questo libro. L’economia tedesca certo non soffre della debolezza di quella italiana e la Germania non ha la percentuale sul debito pubblico così alta come la nostra, ma non si può certo dire che lo sfruttamento lavorativo non sia ormai una realtà anche nella patria dei diritti dei lavoratori. I diritti di questi ultimi si sono assottigliati moltissimo negli ultimi anni. In alcuni ambiti lavorativi la paga oraria si è abbassata fino ai 5 euro e i mini jobs sono ormai una realtà per milioni di persone. Anche la corruzione non è estranea al mondo politico ed economico della realtà tedesca; ma le pieghe della disonestà vengono nascoste assai bene.

Günter Wallraff è un grande giornalista investigativo molto noto in Germania. Per scrivere questo libro si è intrufolato travestendosi ad arte in alcuni ambiti lavorativi tedeschi: dall’operaio di una ditta di panificazione ad autista per il corriere Gsl all’impiegato di Starbucks; dalla descrizione del mobbing praticato contro gli impiegati e manager indesiderati nel settore ferroviario e bancario al racconto di avvocati che fanno conferenze in giro per la Germania per vendere metodi terroristici agli imprenditori, in cerca di un mobbing onesto e consono con la legge contro i propri impiegati, anche di alto livello. Ne esce fuori un quadro poco idilliaco a dispetto di tanti italiani che descrivono la realtà tedesca in maniera superficiale e distorta, specialmente su internet. 

Günter Wallraff, Germania anni Dieci. Faccia a faccia con il mondo del lavoro, L’Orma Editore, e-book (2013)

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Musica Poesia

Людмила Сенчина – Белой акации граздья душистые

Meravigliosa canzone russa di Ludmila Senchina.

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Ambiente Arte Curiosità varie I tesori di Milano Natura Società

Apertura parziale del parco City Life di Milano

Da alcuni giorni è possibile visitare il nuovo parco pubblico di Milano in zona City Life, la nuova zona che sta per sorgere affianco alla Fiera.  L’entrata del parco, per adesso unica, è da piazza Giulio Cesare. Ieri ho visitato il parco e ho scattato alcune foto, anche alle residenze Libeskind che circondano ai lati destro e sinistro l’entrata al nuovo spazio verde. Comunque il sito, compresi i tre grattacieli che sorgeranno tra cui la Torre Isozaki (denominata il “Dritto”, che una volta completata raggiungerà i 207 metri di altezza), dell’architetto Arata Isozaki, che ha già raggiunto i 100 metri di altezza, avrebbe dovuto concludersi entro il 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano. Purtroppo a seguito dei ritardi accumulati l’area verrà completamente terminata dopo il 2020.

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Economia Filosofia Libri Politica Società Storia

Alfred Richard Orage – Il lavoro debilita l’uomo

Scritti e discorsi a favore del tempo libero

Libro più attuale che mai, soprattutto se consideriamo la tragica situazione finanziaria e politica che è sotto gli occhi di tutti. Con l’ottima e chiara introduzione di Luca Gallesi, che ci dà un quadro di insieme del periodo storico in cui si intrecciano grandi intellettuali, economisti e poeti, il libro riporta due interventi di Orage – giornalista, economista, critico letterario ed esoterista (seguace di G.I. Gurdjieff e scopritore del poeta Ezra Pound) – il primo dei quali ripreso dal discorso fatto alla BBC radio del 5 novembre 1934, il giorno prima della sua morte, con il titolo di Il credito Sociale; il secondo scritto si intitola La paura del tempo libero. In appendice si trova il saggio I principi del credito sociale del teorico Maggiore C.H. Douglas, da cui lo stesso Orage apprese la teoria economica.

Se ho capito bene, Orage nel primo scritto ci spiega che l’insieme annuale di tutti i biglietti di acquisto della nazione (cioè il denaro stampato dalle banche), chiamato il suo Reddito, è assai  inferiore all’insieme annuale dei Valori-prezzo (il valore che si dà alle merci prodotte) creati nei suoi negozi. Per avvalorare la sua tesi considera il rapporto di uno a quattro annuale in Gran Bretagna tra il Reddito e il Valore-prezzo. In base al costo delle merci il denaro in circolazione non è sufficiente al loro totale acquisto, ma vediamo che è solo un quarto rispetto ad esso. Orage ci indica, seguendo la teoria di Douglas, che l’unico modo per uscire da questa palese situazione di squilibrio economico che colpisce soprattutto i più poveri, aggravandone la situazione, è quello di abbassare i Prezzi, oppure, in alternativa, aumentare i Redditi fino alla parità con i Prezzi. Per fare ciò la comunità ha il compito di controllare i Biglietti di denaro. Lo Stato deve tornare a controllare le Banche, anche senza nazionalizzarle, guidandone la politica e non viceversa. Grazie all’avvento delle macchine il lavoro manuale di un tempo non è più necessario, di conseguenza il reddito prodotto dal lavoro delle macchine deve essere diviso dagli operai licenziati non più necessari alla produzione. Quindi il Salario è sorpassato, sostituito dal Dividendo. Questo, in estrema sintesi, mi pare di aver capito.

Non mi dilungo oltre a parlare del secondo saggio di Orage e dello scritto del Maggiore Douglas, completamente in controtendenza rispetto al pensiero di allora e anche al nostro (dove il lavoro era ed è un totem per servi abbrutiti), che lascio alla vostra attenta e premurosa lettura.

Orage, Alfred Richard, Il lavoro debilita l’uomo, Greco & Greco Editori, 2008. 

 

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Poesia

Le lucciole

Nei sparsi sentieri illuminati dalla freschezza dell’aria puntigliosa,
Vivono crogioli di idee rincorse e spesso perdute.
Invitto cerco quelle lucciole così preziose e ormai rare,
Sterminate dal progresso che nega il progresso,
Che tutto annienta,
Comprese quelle lucciole-idee non più tali,
E disseminando di carcasse putride il cammino del giovane sprovveduto,
Le lucciole della mia infanzia sono oggi un ricordo.
Quelle poche rimaste preferiscono nascondersi agli impudichi occhi degli umani,
Accecati dall’irrazionalità e dall’arroganza.
La follia deve dominare il mondo,
Per questo motivo le buone idee si celano alla ragione,
E persino al cuore,
Oramai inutile muscolo meccanico privo di amore.

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Libri Natura Politica Società Storia

Un pensiero su “The War on Men” di Suzanne Venker e il rapporto tra i sessi

Leggendo l’e-book di Suzanne Venker, The War on Men (purtroppo solo in inglese), mi è venuta l’idea di scrivere questo articolo. Quello che sta succedendo negli Usa e in Occidente contro gli uomini non ha eguali in tutta la storia dell’umanità. Un uomo sempre più a immagine e somiglianza della donna, effeminato, omosessuale, zerbino, incapace di reagire alle continue demonizzazioni delle femministe, considerato violento per natura, incapace di fare il marito e il padre, ridotto all’ombra di se stesso. Tutte le colpe del mondo, secondo la malata ottica femminista, dipendono dagli uomini, ormai costretti a vivere la propria virilità come una condanna vergognosa. Si fa di tutto per trasformare gli uomini in donne e viceversa, fin dalla più tenera età: i bimbi devono giocare con le bambole e le bambine con i soldatini; gli uomini devono reprimere il loro modo naturale di essere mentre le donne devono essere violente, volgari, prepotenti e soprattutto libere. Una volta che le donne lanciano questi input, è chiaro che l’uomo si ritira sempre più nella propria caverna, non rispettando più le donne (soprattutto grazie alla rivoluzione sessuale che ha trasformato alcune donne e uomini in ipersessuati) e disinteressandosi delle attenzioni e dolcezze che una volta rivolgeva a loro. L’uomo, scrive la scrittrice, è fatto per amare le donne, non per odiarle; per proteggerle e farle felici, nel limite del possibile. Come scrive l’autrice, gli uomini e le donne sono uguali ma diversi. Appiattire i generi, dicendo siamo uguali su tutto, significa ignorare la biologia e gli ormoni che differenziano gli uomini e le donne, così come si ignora il differente processo cerebrale tra maschi e femmine. E’ per questo che le donne sono capaci di fare meglio alcune cose, come accudire i figli per esempio, mentre gli uomini altre. Proprio perché abbiamo le stesse esigenze, ma con strutture biologiche differenti e con ottiche e punti di vista diversi. Ma se la donna dice: io non ho bisogno di te, tu non servi a nulla, allora tutto crolla e i rapporti tra i generi si guastano, l’amore si raffredda e il vuoto materialismo sessuale prevale su tutto. Esattamente come sta succedendo oggi. Consiglio a tutti, uomini e donne, di leggere questo brevissimo libro (ha solo 32 pagine).

Non starò qui a fare la storia del movimento femminista, ma due cose essenziali bisogna dirle. Il vecchio movimento delle suffragette inglesi, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si batterono per il diritto al voto e per altre conquiste sociali, come per esempio insegnare, hanno ispirato tutti i movimenti femministi successivi, ma una cosa che spesso passa in sordina è che il loro movimento era per la famiglia, antiabortista e teneva molto in considerazione il ruolo della donna in famiglia. Quindi nulla a che vedere rispetto alle femministe arrivate dopo, che anzi hanno completamente annullato e abolito quelle idee. Oggi il femminismo è rappresentato molto bene dal gruppo Femen, donne isteriche e violente, soprattutto ucraine ma anche di altri Paesi, probabilmente finanziate dagli Stati Uniti in ottica anti-russa. Queste volgari e rozze donne vanno in giro per l’Europa a disturbare comizi pacifici, con insulti e provocazioni di tutti i tipi. Nessuno si scandalizza, anzi la Repubblica, come altri giornali cosiddetti liberali e democratici, gli fa una pubblicità oltremodo intollerabile. Quasi tutti i mezzi di informazione sono a loro favore. Sono sempre sulla on page di Repubblica online, qualsiasi cosa facciano queste signore: anche quando l’anno scorso tagliarono in Kiev una croce in ricordo delle vittime dell’Holodomor (il genocidio ucraino degli anni ’30), senza che alcuno si indignasse profondamente contro uno scandalo simile. Se l’avessero fatto degli uomini li avrebbero additati come nazisti o peggio ancora. Ma alle donne, come si sa, oggi tutto è permesso, l’importante è che facciano qualsiasi cosa in nome delle donne… Giudizi degli intellettuali? Nemmeno l’ombra. Vogliamo dire una volte per tutte che se queste persone fossero uomini sarebbero già finite in ospedale da un pezzo? Vogliamo dire che si rifugiano dietro il loro essere donne ben sapendo che un uomo è a dire poco riluttante – una cosa che va contro la nostra stessa natura – a colpire una donna o comunque a picchiarla? Eppure prosperano, impunite e vezzeggiate dai mezzi di informazione e da intellettualoidi vari.

Perché la filosofa femminista Michela Marzano, che scrive cose a dire poco discutibili, non parla mai di questo? E che dire delle altre giornaliste femministe di Repubblica? L’unica che rispetto è Concita De Gregorio, tutte le altre sono imbarazzanti e prive di profondità e completamente scontate su tutto. Elena Stancanelli si è specializzata nel propagandare impunemente la pornografia a tutti, compresi i minori. Scrive di pornografia, ogni volta che pubblica un articolo, da brava radical chic. Conosce questa signora i danni che la pornografia crea alle persone, soprattutto uomini? Sa che molte persone lottano contro la dipendenza da pornografia, dato che provoca gli stessi effetti di qualsiasi droga? Eppure il bravo Ezio Mauro lascia correre, come se nulla fosse. Un’altra strepitosa giornalista è Anais Ginori, una femminista capace di attaccarsi a qualsiasi cosa pur di colpire gli uomini. Ricordo, qualche settimana fa, di avere letto un articolo della signora contro un artista uomo, se non mi sbaglio tedesco, perché aveva dichiarato che le donne sono meno brave degli uomini nella pittura e nella scultura. L’ha subito definito un maschilista. Eppure ha detto solo la verità. La stragrande maggioranza dei grandi pittori, degli scultori, degli scienziati sono uomini, non donne. Se ne faccia una ragione, e dire la verità non equivale ad essere maschilisti, ma semplicemente significa riportare i dati per quello che sono. Anche le donne in alcuni rami superano gli uomini e non c’è nulla di scandaloso nel dirlo, purché sia vero. Lo so che la verità fa male, però bisogna accettarla senza insultare nessuno. L’ultimo fatto questa mattina. Sulla on page di Repubblica compare un articolo di Sara Ficonelli che si intitola Nel nome del padre, in cui si mette sullo stesso identico piano sia la madre che il padre, come se non fossero due ruoli diversi e complementari. Intervistando un pedagogista e uno psicologo psicoterapeuta, che mi sembra facciano un po’ di confusione, perché il padre perfetto, come la madre, non esiste, a un certo punto scrive:

Sono infatti frequenti, spiega l’esperto, situazioni in cui la donna non possa (magari per impegni lavorativi), non voglia o non sia capace (perché non tutte sono “tagliate” per far le mamme) di svolgere al meglio la propria funzione di accudimento. Il fatto che l’uomo possa fare le sue veci, senza per questo sentirsi svalutato, scendendo dal piedistallo del “padre-padrone” e prendendosi cura dei bisogni emotivi del figlio, non può che giovare sia al bambino che alla madre, che sente di poter condividere questa grossa responsabilità. 

Avete capito bene? La donna può anche decidere di non fare la madre, e fino a qui per lo psicologo va tutto bene, ma l’uomo all’evenienza deve trasformarsi in donna, per supplire alla mancanza della figura materna. Sono esterrefatto. Una madre, così come un padre, non deve mai decidere di non prendersi la sua responsabilità verso i suoi figli, altrimenti non li faccia, ma non si può in alcun modo avvallare un’idea simile perché il danno viene fatto ai figli che dipendono totalmente dai genitori e un padre per quanto bravo sia non potrà mai, dico mai, sostituire la madre. I due ruoli si compensano ma non sono intercambiabili. Il cliché del padre-padrone è imperdonabile in uno studioso del settore, parla il femminista o l’esperto? Come al solito si difende la donna, sempre e comunque, e si spara a zero contro l’uomo, per di più da parte di un altro uomo. L’uomo femminista ormai è dilagante e autodistruttivo. Se questi sono i nostri accademici, e purtroppo ce ne sono tanti, siamo alla frutta. Evito di parlare del Corriere della Sera perché, è, per quanto si possa dire, peggiore di Repubblica.

Quale beneficio ha apportato alla nostra società il femminismo? Credo nessuno. Ancora oggi si dice che le donne sono state oppresse dagli uomini relegandole ai mestieri di casa e all’accudimento dei figli. L’uomo non ha fatto nulla di tutto ciò, semplicemente la società una volta aveva ruoli separati per funzioni diverse e la cosa ha funzionato benissimo per millenni. Se la donna viveva male anche l’uomo era nella stessa identica situazione. Anzi, in parte, la donna stando a casa veniva protetta dalle violenze esterne che invece l’uomo subiva. Dicendo questo non voglio negare che ci fossero e ci siano dei casi di violenza domestica, ma queste non vanno generalizzate ma studiate caso per caso. Nella mia famiglia non ricordo un solo caso di violenza contro le donne, neanche risalendo ai miei bisnonni, che erano contadini possidenti e relativamente benestanti. Il femminismo, invece, ha voluto e continua ad inculcare che fare la casalinga o la madre a tempo pieno o part-time sia indegno di una donna. Continuano a dire che loro non hanno bisogno degli uomini, possono benissimo fare senza; avere figli quando vogliono con chi vogliono, privando di fatto il figlio di un padre. (Crudeltà disumana e vergognosa, alla quale una società sana dovrebbe ribellarsi con tutte le sue forze). Hanno continuamente criticato e demonizzato la figura maschile, demolendo la figura del padre e del marito. Dicono che le donne devono competere con gli uomini, quindi una donna deve guadagnare più del marito, deve fare carriera come se fosse un totem da adorare. Se queste scelte ricadono sugli eventuali figli e mariti pazienza, se ne faranno una ragione. Deve comportarsi sessualmente come un uomo, avere potere e relegare l’uomo in un angolo. E di questo passo siamo arrivati alle leggi pro aborto, l’ultimo gradino che ha trasformato la donna in dio onnipotente, dispensatrice di vita ma anche di morte.

L’aborto è stato per secoli e millenni proibito, ma improvvisamente, nell’arco di neanche 50 anni l’Occidente – ma ancor prima l’URSS di Lenin – ha liberalizzato ciò che il medico Ippocrate, greco pagano, condannava. Per restare in Italia ricordo ancora quando Emma Bonino, di cui oggi molti fanno il nome come eventuale presidente della Repubblica, diceva dal bravo Santoro che lei e le sue amiche negli anni ’70 – periodo in cui lei e Adele Faccio praticavano migliaia di aborti clandestini mettendo a repentaglio anche la vita delle donne, non essendo lei mai stata un dottore –  non sapevano in quale modo chiamare gli uomini: alla fine decisero di chiamarli semplici spermatozoi. Credo che solo questo aneddoto chiarisca bene l’odio e la mancanza di rispetto che è insito nel mondo femminista. Se un uomo si azzardasse pubblicamente a dire che una donna corrisponde a un semplice utero, verrebbe giustamente esposto al pubblico ludibrio. Peccato che non succeda il contrario. E c’è chi vorrebbe questa donna come presidente della Repubblica. La memoria storica in questo Paese non esiste.

Siamo arrivati al punto che quando una ragazza o una donna rimane incinta si dica: Lo tieni? Sembra quasi che si parli di un giocattolo o di un indumento scelto al mercato. Aberrante. Questa è la decadenza della donna e della nostra società nel suo insieme, e io sto ancora aspettando che si apra questo filone e si cominci a parlare della profonda crisi femminile, non solo e sempre di quella maschile, che pure esiste, ma che è connaturata alla decadenza totale della società in quanto tale. Una parte delle donne moderne iper-sessualizzate, spinte verso atteggiamenti maschili violenti, deleteri e volgari si riducono all’ ombra di se stesse. Cerca di scavalcare l’uomo nei settori più disparati, e siamo arrivati al punto che negli Usa abbiano chiesto di essere utilizzate al fronte, a uccidere. Questo perché la mancanza del fronte preclude alle donne una carriera uguale a quella degli uomini. Al dio carriera si sacrifica tutto. Il bravo ministro americano (dell’attuale governo Obama) ha deciso di accontentarle e dal 2015 potranno essere utilizzate in zone di combattimento. Un altro tabù che cade andando completamente contro l’educazione alla quale ogni famiglia per bene ha dato ai propri figli maschi: una donna non si tocca neanche con un fiore. Tra qualche anno gli uomini saranno costretti a uccidere delle donne volutamente e tutti i bei discorsi contro la violenza femminile diventeranno fuffa, anzi, probabilmente la violenza contro le stesse aumenterà, dato che una donna non sarà più distinta da un uomo. Quindi non si dirà più non si toccano le donne e i bambini, ma le donne diventeranno un legittimo obiettivo di guerra. Il cerchio si è chiuso.

Il femminismo ha guastato, spero non irreparabilmente, i rapporti tra i sessi, distruggendo in definitiva la famiglia, con ricadute sociali ed economiche gigantesche sulla società moderna. Sempre più figli di divorziati crescono senza un modello di riferimento positivo e tenderanno a ripetere gli stessi errori dei genitori. L’uomo e la donna oggi non sanno più sacrificarsi l’uno per l’altra, ognuno ad inseguire lo sterile sogno della carriera. Oggi molte donne muoiono di infarto, problema per loro quasi sconosciuto in passato, molte sono iper stressate e isteriche, aggressive, sempre infelici e alla ricerca perenne di qualcosa. La donna moderna è completamente snaturata, così come l’uomo. Il femminismo andrebbe ridimensionato e con esso tutte le brutture e falsità inventate contro gli uomini. Il tetto ci sta crollando in testa e molti di noi sanno perché. L’Occidente è vicino al crollo e con esso il mondo intero. Anche gli uomini dovrebbero smettere di essere succubi del politically correct, per cui si dà sempre ragione alle donne, anche quando dicono fesserie irripetibili. Smetterla di compatirle e di sentici in colpa per loro. Come se noi fossimo i responsabili non si sa bene di quale colpa ancestrale, solo perché siamo uomini. Io sono orgoglioso di esserlo, non ho mai fatto male a una donna né mai ho pensato di farlo, esattamente come la stragrande maggioranza degli uomini. Amo, oltre all’aspetto fisico, molte qualità femminili che purtroppo per noi non possediamo, ma proprio qui sta la bellezza della diversità. Per questo dobbiamo salvaguardarle e rispettarle, e lo stesso dovrebbero fare le donne con noi e smetterla invece di inseguirci su piani deleteri e controproducenti. Ogni genere rispetti le peculiarità dell’altro, con amore e rispetto, senza odio e acrimonia. Anche la biologia e la scienza ci vengono in soccorso, grazie alle scoperte continue che vengono fatte sul cervello umano. L’uomo e la donna sono fatti per stare insieme, non per dividersi e odiarsi. Mi auguro che molte femministe smettano di esserlo e che gli uomini ritrovino l’orgoglio di essere ciò che sono amando e rispettando le donne.

Suzanne Venker, The War on Men, WND Books (2013)