Pietro Giannone – Michele Dell’Aquila

Il pensatore, il perseguitato, l’esule

Il professore universitario e autore del libro su Giannone Michele Dell’Aquila, ripercorre la storia di Giannone riprendendo in modo cospicuo la Vita, la sua autobiografia, in parte scritta in carcere. La vita di Pietro Giannone fu, a un certo, avventurosa e in continuo movimento: si spostò da Vienna a Venezia, passando per Padova e Ginevra, fino allo sconfinamento piemontese. Purtroppo il passaggio nel Regno dei Savoia gli fu fatale; qui, infatti, fu fatto prigioniero e vi restò fino alla morte.

Pietro Giannone nacque a Ischitella, nel Gargano, nel 1676 e morì prigioniero dei Savoia nel 1748, dopo una detenzione lunga 12 anni. Si trasferì prestissimo a Napoli dove compì tutti i suoi studi. Fu avvocato, storico ed erudito di grandissimo valore. Scrisse molte opere, tra cui l’importante Triregno e, la molto apprezzata e letta allora in Europa, Storia civile del Regno di Napoli. Proprio quest’ultimo libro, di cui parlerò più avanti, gli creò moltissimi problemi con il papato e i regnanti soggetti ad esso. Vivendo a Napoli ebbe modo di assistere ai grandi stravolgimenti dell’epoca non solo da un punto di vista culturale e filosofico, dove Napoli si apriva per la prima volta alle correnti di idee e pensieri più in voga in Europa (a partire da Cartesio e Gassendi), ma vide contemporaneamente il crollo del dominio spagnolo nel Sud: potenza sostituita dalla casa d’Austria, in realtà per meno di tre decenni (ma nella sua formazione importantissimi), passando infine ai Borboni. Quindi si formò in un periodo di grandi cambiamenti geopolitici e filosofici.

Giannone nella Storia civile del Regno di Napoli sferra un duro attacco alla Chiesa e ai baroni meridionali che, con frodi e maneggi oscuri, hanno sempre cercato nel corso della storia (il libro si snoda attraverso diciassette secoli, dall’impero romano fino ai suoi giorni) di sottrarre terre e diritti al legittimo Sovrano. Lui difende le prerogative statuali del Sovrano contro la cupidigia del clero e degli aristocratici. Le usurpazioni di Roma sono secolari – continua Giannone – e la continua corsa delle confraternite religiose nell’accaparrarsi lasciti e donazioni non ne fanno un’istituzione religiosa cristiana, ma un’organizzazione dedita al parassitismo e al potere politico. Anche la pretesa della Chiesa di considerare il Regno di Napoli come un proprio feudo è intollerabile e ingiustificabile da qualsiasi legge regale e laica. Perché Napoli continuava a pagare la Ghinea d’oro a Roma? Per l’investitura del normanno Roberto il Guiscardo avvenuta sette secoli prima? No, per Giannone, solo il re, tramite una costituzione laica, ha il potere e il diritto di governare sulle proprie terre. La Chiesa deve tornare, come i primi cristiani all’epoca di Gesù, ad occuparsi strettamente di religione e spiritualità lasciando gestire la politica e l’economia alle persone preposte per farlo.
Come è immaginabile, Roma non la prende affatto bene e dal 1723, anno di pubblicazione del libro, in poi, la vita di Giannone diviene dura e nomade. A seguito delle pressioni ecclesiastiche contro di lui, è costretto a lasciare Napoli per Vienna, dove cerca di accattivarsi le simpatie dell’imperatore Carlo VI, a cui il libro è dedicato. Dopo alcuni anni passati a Vienna, la sua fama comincia ad espandersi in tutta l’Europa occidentale. Il libro viene letto e apprezzato da filosofi, storici e giuristi europei. In seguito, libro venne ripreso nella costituzione di una moderna teoria laica del potere statuale, non solo al Sud. Ma contro gli arrivano anche tante accuse di plagio e di disonestà intellettuale, non da ultimo dal Manzoni. Dell’Aquila fa comunque notare, come è stato dimostrato da molti studiosi, che all’epoca di Giannone non era consuetudine riportare le fonti prese a prestito e questo da parte di qualsiasi studioso.

Nella sua autobiografia, Vita, nel periodo che va dal 1730 al 1734, Giannone riporta fortissime critiche contro la corruzione della corte asburgica di Vienna. Loschi figuri, in prevalenza spagnoli e catalani, a seguito di forti pressioni sull’imperatore, si arrogavano il diritto di scialacquare importanti risorse dell’impero senza alcun ritegno. Dei veri e propri parassiti. Le prepotenze riscontrate nel Viceregno di Napoli da parte di ecclesiastici e baroni si riproponevano a Vienna con aristocratici provenienti da quasi ogni parte d’Europa. I più voraci, come abbiamo visto, erano i catalani e gli spagnoli a causa del coinvolgimento degli Asburgo nella guerra di Successione spagnola (1701-1711).

Il libro di Dell’Aquila prosegue spiegando brevemente la divisione in tre periodi o regni del Triregno, l’altro importante libro del Giannone. Il Triregno non è mai stato completato dall’autore anche a causa dell’arresto subito e delle condizioni precarie che dovette sopportare nei dodici anni di prigionia. Andiamo per ordine. Il Triregno è un libro fortemente anti clericale, ma non anti religioso. Giannone, qui farò una sintesi brevissima, divide la storia dell’uomo in tre regni: il primo è anteriore alla venuta di Cristo, quindi terreno e quasi interamente pagano (con l’eccezione di Israele); il secondo è realizzato con l’avvento di Gesù e la salvezza per i giusti e i poveri di spirito, di conseguenza spirituale e cristiano; infine il terzo è segnato dal dominio del corrotto regno papale, con i suoi dogmi e la violenza clericale, che Giannone non esita a riportare nel terreno, come il primo regno pagano… Imputa alla Chiesa la totale perdita dei veri valori morali del cristianesimo, a vantaggio della corruzione, della pompa papale e dei dogmi inventati di sana pianta per giustificare il proprio potere temporale.

Il libertinismo intellettuale di Giannone non gli ha certo giovato e i molti nemici, primo fra tutti la Chiesa, l’hanno condannato a morte sicura, perseguitato in vita e denigrato dopo la morte. Questo è un mio piccolo tributo alla sua memoria e al bellissimo, se pur breve, libro del professore Michele Dell’Aquila.

Michele Dell’Aquila, Pietro Giannone, Schena Editore ( 2002)

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