Syria: Quello che i media non dicono – Raimondo Schiavone

Iniziare la giornata dopo avere concluso questo libro e letto un articolo, quasi fosse stato scritto dalla Cia, di Jean-Marie Rossi sulla situazione siriana nel sito della Treccani on line è davvero devastante. E’ vergognoso constatare come il mainstream mediatico nazionale e internazionale sia volutamente schierato contro la verità e la ricerca dei fatti veri per costruirla. Il Corriere della Sera, la Stampa e la Repubblica, solo per citare i nostri quotidiani nazionali maggiori, hanno smesso da tempo di informare i cittadini sulla reale situazione siriana (purtroppo fanno lo stesso per quanto riguarda altri argomenti sensibili, a loro dire). Ma lo stesso vale per la BBC inglese, il New York Times, il Washington Post ecc., per non parlare di Al Jazeera e al-Arabyia. Ciascuno di loro a ripetere come pappagalli la verità rivelata dagli interessi politici nazionali. Questo e-book a cura di Raimondo Schiavone (e con contributi di Talas Khrais, Antonio Picasso e Alessandro Aramu) ci riporta con i piedi per terra, dandoci una visuale di insieme della reale situazione siriana taciuta dai maggiori media internazionali e nazionali. Il fascismo occidentale, sempre più aggressivo e vergognoso, ci sta portando alle soglie di un’altra grande guerra mondiale. Andiamo per ordine.

Cosa sappiamo della guerra in Siria? Primo, Assad è un criminale che sta massacrando il suo popolo senza alcun motivo; è un pazzo, un sanguinario, un genocida di cristiani e minoranze etniche e religiose ecc., ecc., ecc. Secondo, i ribelli stanno combattendo dalla parte della democrazia e della giustizia; e sono ingiustamente massacrati dall’esercito sanguinario di Assad. Da oltre due anni i nostri media, liberi e obiettivi, ci stanno bombardando quotidianamente con queste belle falsità costruite a tavolino. Le notizie arrivano alle redazioni dei giornali e delle televisioni senza che alcuno si prenda la briga di controllare la fonte. Sono per lo più media con interessi ben precisi, a iniziare dalla tanto decantata emittente del Qatar: Al Jazeera. Questa emittente satellitare che trasmette in tutto il mondo arabo e da cui i media occidentali riprendono le notizie siriane (come in passato quelle libiche e dalla Tunisia), è completamente in mano all’emiro del Qatar che, avendo interessi economici fortissimi in tutta l’area medio orientale, condiziona pesantemente le notizie da divulgare. Lo stesso iter vale per al-Arabiya, emittente dell’Arabia Saudita. Le strumentalizzazioni sono all’ordine del giorno, qualsiasi informazione scorretta passata dai ribelli viene riportata senza alcuna verifica, e i massacri compiuti dagli stessi vengono attribuiti all’esercito di Assad: l’esempio più lampante è il recente attacco con i gas chimici contro la popolazione civile (non si conosce ancora il numero esatto dei morti, spesso gonfiati ad arte, ma i responsabili sono sicuramente i ribelli, come lo stesso compagno di Domenico Quirico, Pierre Piccinin, ha confermato). Solo negli ultimi tempi si comincia a parlare di salafiti e terroristi legati ad al-Qaeda, come Al Nusra, all’interno dei ribelli. Anzi, oggi sono preponderanti questi gruppi rispetto a tutti gli altri e quasi sempre hanno origini straniere, in maggioranza provenienti dall’Iraq, dal Pakistan, dall’Afganistan, dalla Turchia e dal Nord Africa. I siriani sono una minoranza.

E’ vero che le prime proteste contro il regime erano democratiche e giuste, contro una diffusa corruzione del Paese e una politica ingessata e funzionante all’interno del solo partito Baath, socialisteggiante e laico, di cui è espressione Assad. Ma con il passare dei mesi la rivolta si è trasformata in una guerra civile a causa dell’infiltrazione, voluta e appoggiata dai servizi segreti occidentali (compreso il Mossad israeliano e la Turchia) e dagli emiri medio orientali, di gruppi islamici radicali e fanatici. Attualmente si uccidono persone solo perché cristiane, curde o alawite, in una pulizia etnica e religiosa disconosciuta e ribaltata dai nostri media.

Un caso clamoroso è avvenuto nel maggio del 2012 a Hula, un paese distante 200 chilometri da Damasco, in cui è avvenuta una strage di civili. Tra le 110 persone uccise, 25 erano bambini. Ebbene, tutti i media si sono affrettati a incolpare l’esercito di Assad e la condanna è stata unanime contro il dittatore; ma grazie al lavoro di un vero giornalista di guerra sul campo, Rainer Hermann inviato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, la verità è venuta a galla. Hermann ha scoperto che la strage è stata eseguita dai ribelli sunniti anti-Assad. Gli abitanti sono stati massacrati in quanto appartenenti alle minoranze religiose degli alawiti e sciiti, quasi tutti pro-Assad. I ribelli hanno attaccato la vicina postazione dell’esercito siriano posta proprio a difesa delle minoranze religiose in quella zona. Una volta massacrati i soldati i terroristi si sono concentrati contro la popolazione civile. Nonostante l’articolo del giornalista tedesco e le molte testimonianze dei sopravvissuti e dei monaci del vicino monastero di San Giacomo, nessun media italiano ha voluto rettificare la falsa notizia data in precedenza. A questo sono ridotti i nostri quotidiani e le televisioni. Anche giornali che dovrebbero essere sopra le parti, come Il Fatto Quotidiano e Pubblico, in realtà sono schiacciati sulla falsariga dei primi nel dare informazioni preconfezionate e di parte sulla reale situazione siriana. Questi signori dimenticano che se Assad dovesse cadere due milioni di cristiani (il 10% della popolazione siriana) e tre milioni di curdi (che appoggiano Assad, basta cercare il nome del leader curdo Omar Oussi), senza contare tutte le altre minoranze religiose e etniche che hanno sempre convissuto in pace, rischierebbero di essere massacrate e indotte all’esilio dal Paese da un branco di terroristi assassini. Giocano a chi la spara più grossa con la pelle di poveri cittadini siriani in balia degli eventi e delle falsità dei media occidentali.

Vorrei concludere con la triste figuraccia nazionale che abbiamo fatto con il governo Monti e il ministro degli esteri Giulio Terzi (evidentemente abituato a fare figure pietose, come nel caso dei marò italiani detenuti in India) per il caso gravissimo del rifiuto di accogliere in Italia un gruppo di parlamentari siriani guidati da Maria Sadeeh. Nell’ottobre del 2012 il governo italiano si è rifiutato di incontrare una delegazione di pace siriana, negando loro il visto di entrata nel nostro Paese. La parlamentare eletta Maria Sadeeh che rappresenta la comunità cristiano-cattolica della Siria è stata trattata come fosse una pericolosa terrorista, indegna di calpestare il suolo italiano. La notizia, per l’ennesima volta, passata sotto silenzio dai media nazionali, per fortuna non è sfuggita ad alcuni parlamentari italiani, che hanno protestato contro il ministro Terzi ma senza ottenere la pur minima risposta in merito al proprio inspiegabile comportamento. Nessuno dei leader nazionali, come Bersani, Vendola e Alfano sono intervenuti nella faccenda, nonostante abbiano ricevuto parecchie sollecitazioni dai parlamentari italiani e siriani (stessa cosa dicasi di Giorgio Napolitano). Maria Sadeeh, architetto, parlamentare e donna libera non ha potuto spiegare le ragioni per le quali la maggior parte dei siriani continuano ad appoggiare Assad contro i ribelli. Gli hanno impedito di parlare liberamente in un Paese che si vanta di essere libero e democratico come il nostro. Evidentemente avevano ricevuto ordini dall’alto e avevano paura che le bugie costruite ad arte per aggredire un Paese libero e sovrano come la Siria cadessero come pere cotte. Ricordiamoci che l’intervento occidentale in Iraq è iniziato nello stesso modo in cui sta iniziando quello in Siria: con false accuse di avere usato gas chimici contro la popolazione civile. La storia si ripete. L’obiettivo finale rimane l’attacco all’Iran, da lungo tempo caldeggiato da Usa e Israele. Probabilmente, questa volta, rischiamo di scatenare una guerra mondiale.

Io, in qualità di cittadino italiano, chiedo scusa alla delegazione siriana e alla signora Maria Sadeeh a cui è stato impedito di parlare.

Raimondo Schiavone, Syria: Quello che i media non dicono, Arkadia Editore, e-book (2013)

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