Spazzatura alle Maldive: il lato oscuro del turismo selvaggio

Alle Maldive esiste un atollo artificiale, chiamato Thilafushi, dove viene riversa l’intera immondizia prodotta dallo Stato. Leggendo l’articolo della rivista del Touring Club del mese di luglio/agosto, si scopre che gli 850 mila turisti che affollavo gli atolli delle Maldive producono in media 3,5 chili di rifiuti a testa al giorno. Più del doppio della media italiana pro capite (1,5 chili). Uno sproposito. Ad aggravare la situazione è il fatto che non esiste nessuna raccolta differenziata dei rifiuti, ma tutto, proprio tutto finisce nella discarica a cielo aperto: dalle batterie ai metalli, dagli scarti di cibo ai materiali inquinanti. Alcuni resort turistici, accusa il ministro dell’Ambiente maldiviano, producono fino a 7,5 chili pro capite al giorno; ma alcuni resort dello Stato si difendono e dicono che sono gli unici a fare la raccolta differenziata. Il paradosso di tutto questo è che lo Stato delle Maldive importa flotte di turisti ma esporta spazzatura, ormai la seconda voce nelle esportazioni.

Rivista del Touring, luglio/agosto 2013

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