Viaggio in Italia – Michail Bakunin (a cura di Lorenzo Pezzica)

E’ appena uscito un libro – Viaggio in Italia di Michail Bakunin – che, nonostante il titolo un po’ fuorviante, raccoglie alcuni scritti del pensatore anarchico russo sull’Italia. Bakunin visse in Italia, a fasi alterne,  per dieci anni, dal 1864 al 1874. Napoli fu la città che amò di più e in cui visse più a lungo (vi restò due anni, dal 1865 al 1867). In questa città vissero tutte e tre le figlie di Bakunin dopo la sua morte, avvenuta nel 1876 a Berna. Una di queste, Maria, divenne professoressa di chimica all’università di Napoli.

Il libro è composto da cinque testi scritti tra il 1866 e il 1873, alcuni in collaborazione con Alberto Tucci che fu anarchico (o socialista rivoluzionario) e seguace di Bakunin. Il pensatore russo, da acuto osservatore, riscontrò la debolezza e l’ingiustizia diffusa della società italiana. Lui individuò i mali italiani in tre gruppi di potere: nobiltà e alta borghesia, Chiesa e preti e infine lo Stato centralista. Quest’ultimo sorretto dalla monarchia, burocrazia e militarismo. Gli operai e soprattutto i contadini furono invece coloro che subirono le angherie dei potenti e le superstizioni dei preti. Bakunin infatti si accorse che i contadini erano attratti non tanto dalla religione cristiana in sé, di cui rimanevano del tutto ignoranti, ma dai riti e dalla pompa che si svolgevano durante la messa o le feste religiose. La Chiesa fu ben contenta di tenere il popolo nell’ignoranza più assoluta perché in questo modo poteva prolungare l’alleanza con la nobiltà e l’alta borghesia senza problemi. I cardinali non erano forse di origini aristocratiche? La nobiltà, la grande borghesia e la Chiesa non creavano un’alleanza di ferro per mantenere lo status quo che proseguiva ormai da secoli?

Per Bakunin l’unica soluzione per liberare gli oppressi era la rivoluzione. Gli operai, i contadini e tutti coloro che subivano le angherie del potere dovevano ribellarsi e combattere uniti per raggiungere lo scopo: una società libera, senza oppressi od oppressori. Non come l’immaginava Marx, autoritaria e con a capo gli operai a cui si sarebbero accodati i contadini; ma con l’unione paritaria tra contadini e operai, tra città e campagna. Bakunin non risparmiava forti critiche a Giuseppe Mazzini di cui, nonostante riconosca un ruolo importante nell’unificazione dell’Italia, non può accettare l’assenza dell’aspetto rivoluzionario nel suo pensiero. Mazzini, secondo Bakunin, voleva il popolo per l’Italia e non l’Italia per il popolo.

Infine, nell’appendice del libro si trovano varie lettere scritte da Bakunin ai suoi molti amici. Una, in particolare, mi sembra molto interessante; quella del 1 febbraio 1864, in cui racconta a un’amica l’incontro avuto a Caprera con Giuseppe Garibaldi.

Michail Bakunin (a cura di Lorenzo Pizzica), Viaggio in Italia, Elèuthera (2013)

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