Calderoli e Kyenge: quando gli opposti si incontrano

Tutti chiedono, giustamente, le dimissioni di Calderoli da vice presidente del Senato dopo la volgare battuta contro il ministro Kyenge. Deve farlo? Sì, perché non è tollerabile che un uomo delle istituzioni faccia battute razziste su chicchessia. Ma secondo me il problema è un altro. Calderoli non è nuovo a questo tipo di uscite e il suo partito non si è mai contraddistinto per tolleranza e rispetto verso il prossimo. Quindi, perché Calderoli è stato nuovamente scelto per ricoprire un ruolo istituzionale?

Passiamo ora al ministro Kyenge. Anche lei non ha certo brillato per dichiarazioni sobrie e pragmatiche, ma spesso e volentieri si è lasciata prendere la mano facendo delle gravi e pesanti uscite per la storia e la sicurezza del Paese. Per esempio non si può, come ha fatto lei, dire che l’Italia deve accogliere tutti gli immigrati e i clandestini in una situazione di gravissima recessione economica del Paese. Non si può dire che l’Italia è una nazione meticcia, perché questo significa ignorare la storia del nostro Paese e poi non corrisponde al vero. Non è possibile tollerare che un ministro della Repubblica non prenda in considerazione che milioni di cittadini italiani che pagano le tasse stanno vivendo un periodo di crisi e disperazione generalizzata. Un Paese serio prima pensa a migliorare la situazione economica dei propri cittadini e solo dopo può pensare di accogliere persone straniere in difficoltà. Un povero può aiutare il suo vicino povero? Queste dichiarazioni, o sparate, non predispongono bene molti italiani verso il ministro e la sua politica tutta incentrata ad aiutare clandestini e immigrati. Sono discorsi tipici di persone radical- chic, cioè di persone che non vivono la pesante realtà di un Paese in disfacimento, con cittadini che perdono il lavoro, la casa, la propria dignità. Il reato di clandestinità esiste in quasi tutti i Paesi occidentali evoluti, Germania e Francia compresi, altrimenti rischieremmo di attirare milioni di immigrati producendo una guerra tra poveri. Fare dichiarazioni contro il reato di clandestinità e appoggiare lo ius soli – in cui esiste una lotta serrata tra la Kyenge e la Boldrini (che non è nemmeno un ministro) – è da irresponsabili e da persone con una formazione politica estremista. In questo senso non c’è alcuna differenza tra Calderoli e la Kyenge, assolutamente nessuna. Sono due estremisti agli antipodi. Ma spesso il ministro Kyenge viene difesa a spada tratta perché è nera, e questo mi sembra altrettanto razzista. Non si ha il coraggio di criticarla perché si ha paura di essere definiti razzisti e intolleranti. Questo è il rovescio della medaglia del razzismo. Secondo me, invece, bisogna avere il coraggio di criticarla apertamente e di criticare chi l’ha scelta come ministro, non perché nera, ma perché troppo estremista e con idee pericolose per la convivenza civile nel nostro Paese. Se si facesse ciò che lei propone sarebbe il caos per la nostra società. Non si troverebbero mai le risorse necessarie per tutti gli immigrati e clandestini (non ci sono già per i cittadini italiani!). Letta dovrebbe prendersela anche contro se stesso oltre che con i razzisti. Sarebbe curioso conoscere il nome di quell’irresponsabile che ha scelto di fare Kyenge ministro. E sarebbe bene conoscere in modo definitivo in quale maniera la Kyenge è entrata in Italia. Perché se fosse vero che è entrata come clandestina noi daremmo un pessimo esempio ai cittadini. Chiediamo a tutti di rispettare le leggi e di pagare le tasse e poi facciamo ministro una clandestina? Sarebbe imbarazzante e vergognoso.

L’unico che finora ha avuto il coraggio di criticare la Kyenge come incompetente e ignorante mi sembra sia stato il politologo Giovanni Sartori (subito censurato dal Corriere della Sera). Io condivido appieno l’articolo, introvabile nel sito del Corriere, e qui sotto lo pubblico:

http://www.mattinonline.ch/il-politologo-di-sinistra-la-kyenge-non-e-intoccabile-e-non-sa-nulla-di-integrazione/

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