Grecia: morte di una nazione

Chiude la tv di Stato e l’orchestra nazionale dopo 75 anni, il Pil è sceso nei primi sei mesi del 2013 a – 5,6 %, i consumi del – 8,3%, gli investimenti del – 11,4% e la disoccupazione è al 26%. Basterebbero questi dati a dare l’idea di un disastro annunciato, eppure perseguito e portato a termine con estrema maestria. Ogni giorno arriva dalla Grecia qualche notizia catastrofica, inaudita e noi italiani, sempre più vicini al baratro, sappiamo che al peggio non c’è mai fine. Abbiamo la Grecia di fronte a noi, paradigma del crollo di una Nazione. Gli errori del disastro greco, da quello che leggo, sono da attribuire non soltanto alla classe dirigente corrotta e lassista che ha governato il Paese ellenico negli anni precedenti alla crisi, ma anche alla popolazione che ha lasciato correre finché ha beneficiato degli alti stipendi degli statali, delle assunzioni facili, delle mazzette nell’imprenditoria e dove il merito è stato calpestato e annullato a favore del clientelismo. La Grecia ha forse troppi dipendenti pubblici in percentuale alla popolazione (al 7% mentre in Italia è al 5,3%), ma che dire della Svezia che va oltre il 12%? La Grecia ha perso il 20% della ricchezza nazionale negli ultimi quattro anni. Anche l’Italia sta pagando le politiche lassiste e superficiali dei governi precedenti a quello tecnico di Mario Monti. Se avessimo avuto dei governi attenti e giudiziosi, capaci e pragmatici, forse non avremmo avuto bisogno di una specie di gabelliere per riscuotere interessi finanziari dall’Italia per soggetti stranieri. (Mi lascia sbigottito la notizia che Mario Monti sia tornato alla Bocconi conservando il posto di senatore e quindi riscuotendo un compenso di oltre 15 mila euro mensili, mentre le sue percentuali di assenza dal Senato sono arrivate al 92%: dovrebbero almeno sospendergli gli emolumenti).

Stiamo assistendo alla morte di una Nazione, quella greca, e purtroppo la situazione economica italiana non fa ben sperare per il futuro. Lo stesso vale per la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo, la stessa Francia e adesso vediamo che anche l’Olanda sta entrando in recessione; senza parlare dei Paesi dell’est a partire dalla Slovenia. La crisi è generalizzata in Europa, regge ancora la Germania, ma che dire degli Usa, del Giappone e del rallentamento dell’economia cinese?

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