Sentenza della Consulta 116/2013 : un’altra vergogna italiana

La Consulta, a richiesta della Corte dei Conti, ha deciso l’incostituzionalità del prelievo di solidarietà per le pensioni d’oro. La questione è stata sollevata da un magistrato presidente della Corte dei Conti in pensione, che percepisce un sostanzioso assegno di oltre 90.000 euro al mese. Il contributo di solidarietà prevedeva un prelievo del 5% delle pensioni oltre 90.000 euro mensili; del 10% oltre 150.000 euro e del 15% oltre 200.000 euro. Mi pare un prelievo piuttosto moderato considerando la cifra che questi signori incassano. Invece no, il prelievo è incostituzionale perché come enuncia la sentenza: un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini. Sempre la Consulta, l’anno scorso, aveva bocciato un altro contributo di solidarietà per gli stipendi più alti.

In questa benedetta Italia i ricchi e i privilegiati non vogliono in nessun modo perdere nemmeno un nichelino. Non gliene importa nulla dei sacrifici che milioni di italiani stanno già facendo da parecchi anni. Non gliene importa nulla che la situazione sia esplosiva e con queste sentenze rischiano di incrinare ancora di più la coesione tra vari settori della società. Non gliene importa nulla dello schiaffo morale fatto a milioni di italiani che arrivano a malapena a comperarsi il pane. Non gliene importa nulla della perdita totale di credibilità della magistratura, sempre più intesa come una casta a sé stante. Non gliene importa nulla che oltre 2 milioni di persone vivano con una pensione minima di 500 euro al mese.

Viviamo in una società dove chi possiede dei privilegi può bloccare delle leggi dello Stato per mantenere lo status quo. I sacrifici, secondo la Consulta, devono essere fatti dalle stesse categorie di persone che li hanno sempre fatti. Chi ha uno stipendio fisso deve pagare le tasse, e possibilmente sempre più alte. Lo stesso vale per gli imprenditori onesti che assumono e danno lavoro: tartassiamoli! Distruggiamo la nostra economia, ma mi raccomando: non tocchiamo le pensioni d’oro, gli stipendi folli dei manager, i privilegi acquisiti da una piccola minoranza a discapito della maggioranza et cetera.

Questi signori dovrebbero spiegare di fronte a tutta la nazione per quale motivo percepiscono pensioni di 90.000 e oltre euro al mese. Quante tasse hanno pagato per giustificare un importo del genere? Perché i quotidiani nazionali, la Repubblica e il Corriere della Sera in primis, non gli stanno con il fiato sul collo? Perché non pretendono spiegazioni, come hanno fatto con Silvio Berlusconi per tanti altri casi?

La sentenza della Consulta mi induce a pensare che in Italia esistano delle profonde e schierate logge massoniche in difesa di privilegi acquisiti e di persone altolocate in ogni ramo della società che conta. Quando questi privilegi vengono messi in discussione, il gruppo di potere si richiude su se stesso, come in questo caso. Alcuni politici, magistrati, giornalisti, imprenditori, generali, cardinali, economisti, avvocati et cetera; insomma, le persone che contano, fanno parte di un esteso gruppo a difesa di se stessi. Come spiegare altrimenti anche la sentenza di Stefano Cucchi? E’ possibile condannare i medici e non i carabinieri che hanno portato alla morte del povero Stefano? Eppure le prove del pestaggio sono state lampanti e acquisite dai magistrati.

La P2, Gladio e altre logge massoniche sono state scoperte e portate a galla; ma quante organizzazioni segrete presenti oggi in Italia sono operanti, più forti che mai e influenzano pesantemente le scelte del Governo e della politica?

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2 risposte a Sentenza della Consulta 116/2013 : un’altra vergogna italiana

  1. gianni gipponi ha detto:

    Premessa: non sono uno di questi “privilegiati” ne, purtroppo, ho parenti o affini tali. Detto questo, ritengo più che giusta e corretta la sentenza della Corte. Sentenza che, dovrebbe essere letta prima di criticarla, così come ci si dovrebbe informare sul come si è arrivati ad emanare un articolo di legge che introduce la cosiddetta “misura perequativa”. Senza dilungarmi molto e solo per brevità espositiva, informo chi legge che, di fatto, la penalizzazione introdotta ( e che per fortuna è stata cancellata!) riguardava solo qualche categoria di persone, guarda caso alcuni “poco graditi” dalla parte politica che aveva introdotto la legge. A questi, legislatori (???) da strapazzo, era stato suggerito di formulare la norma in modo da poter essere applicata a TUTTI i cittadini che avessero quelle caratteristiche di reddito, in qualsiasi modo conseguito, ma siccome “comando io e faccio quello che voglio”, (leggasi “voglio penalizzare chi mi è contro senza andare contro gli interessi di chi è ricco e mi è a favore!”), non si aveva l’interesse alla tutela dei cittadini ma altre e bieche motivazioni. Domanda: perché invece di fare una legge che aveva già tutti i presupposti di incostituzionalità non si è agito sull’aspetto tributario elevando le aliquote fiscali? Perchè, forse, ciò sarebbe stato sgradito ai detentori di grandi patrimoni e redditi? Perchè non si è cercato (ne si cerca tuttora) un parere tecnico agli stessi giudici che ne hanno decretato l’inaplicabilità, per formulare una legge che, partendo dall’esigenza di reperire risorse tra chi può maggiormente contribuire, non si scontri con le garanzie costituzionali?

    • emilianorizzo ha detto:

      Interessante ciò che scrivi. Chi sarebbero questi “pochi graditi”? Perché la Corte è intervenuta solo in questo caso e non negli altri casi in cui il governo Monti ha fatto macelleria sociale con l’assenso di tutti?
      Grazie per il commento.
      Buona giornata.

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