La caduta della civiltà nel V e nel XXI secolo – Romano Del Valli

Interessante spunto di riflessione sulla crisi economica odierna paragonata alla caduta dell’Impero romano del V secolo d.C. Pur non essendo d’accordo su alcuni punti esposti nel libro e considerando che manca tutta la critica alla decadenza morale ed etica della nostra società, il libro espone con numeri e dati l’impellente crisi economica, ambientale e sociale del mondo moderno globalizzato.

L’Impero romano è caduto per una serie di fattori di cui tuttora gli storici dibattono. L’autore, tra gli altri, cita: l’avanzata del cristianesimo che ha fiaccato gli animi guerrieri degli antichi romani (Gibbon), le incursioni di popoli barbari nell’Impero, le molte esplosioni di peste soprattutto del IV e V secolo, lo spopolamento di intere regioni produttive ecc.  Tutto vero e dimostrato. Mi permetto di fare notare che confondere, come fanno molti storici e studiosi, il cattolicesimo con il cristianesimo mi sembra alquanto forzato. Il cristianesimo, per quanto mi riguarda, è quello del I e forse II secolo d.C.; dopo, i cosiddetti padri della Chiesa, a partire da Agostino, erano già impregnati di filosofia greca che poco avevano e hanno da spartire con il cristianesimo vero e puro. (Il concetto dell’anima immortale è un’idea pagana, non certo cristiana. Sant’Agostino ha ripreso l’idea da Platone e il cristianesimo di Stato era già corrotto prima ancora che lo diventasse). Scusate l’excursus. Vado avanti. La crisi che stiamo vivendo oggi, sempre secondo l’autore, ricorda da vicino quella vissuta dal mondo romano. Ma oggi, rispetto ad allora, abbiamo dei problemi più gravi e difficili da affrontare. Primo fra tutti il surriscaldamento globale e il cambiamento climatico in atto. Siamo tutti coscienti che l’uomo ha depauperato in pochissimi anni le risorse del Pianeta. Gli stock ittici sono al collasso, la percentuale di CO2 in atmosfera ha superato la soglia critica di 400 ppm (parti per milione), abbiamo inquinato vasti settori di terra agricola e tagliato intere foreste vergini (per non parlare della distruzione della foresta pluviale dell’Amazzonia, dell’Indonesia e dell’Africa Equatoriale tuttora in atto). Bruciamo ancora carbone (in Cina aprono una centrale a carbone ogni settimana), petrolio e gas, la popolazione mondiale continua a crescere e nel 2050, con molta probabilità, raggiungeremo i 9 miliardi di abitanti, il prezzo del frumento è più che raddoppiato negli ultimi anni. Insomma, abbiamo nuovi e grossissimi problemi drammatici da affrontare.

L’autore indica, seguendo le tesi dello scienziato Lester Brown, alcuni punti imprenscindibili per tentare di non fare la fine dell’Impero romano. Contenere la popolazione mondiale, puntare sulle energie rinnovabili e pulite, combattere la concorrenza economica sleale di Paesi come la Cina, contenere l’immigrazione islamica in Europa, in quanto incompatibile con i nostri valori eccetera. L’ultimo punto non mi trova d’accordo. Non tutti gli islamici sono fondamentalisti e potenzialmente pericolosi. Esistono delle frange da controllare e bloccare, così come esistono frange estremiste tra i protestanti americani non certo meno pericolose. L’estremismo, di per sé, è pericoloso: può esserlo anche quello laico.

Trovo il lavoro di Romano Del Valli originale, per l’accostamento storico, e completo, per i vari settori dello scibile umano vagliati e approfonditi. Ne esce un lavoro a 360° gradi – un po’ come i libri di Jared Diamond – in cui l’autore non si preoccupa di “invadere” altri campi scientifici per avallare la sua tesi e portare un prezioso contributo alla conoscenza del depresso, e sull’orlo del baratro, mondo moderno.

Romano Del Valli, La caduta della Civiltà nel V e nel XXI secolo, Scienze e Lettere (2011)

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