Categorie
Politica Società

Siria: se i padri gesuiti scendono in campo

Oggi ennesimo video di decapitazioni proveniente dal fronte di guerra siriano. I governi occidentali, e con loro i maggiori quotidiani schierati, continuano imperterriti a finanziare e appoggiare i gruppi di liberazione operanti in Siria contro il regime di Assad. Non è un mistero per nessuno che i gruppi che combattono in Siria sono per la maggior parte composti da stranieri, da mercenari, da fanatici musulmani pronti a sterminare qualsiasi gruppo etnico e religioso di minoranza che gli si para e parerà innanzi.

Eppure questo non crea scandalo nelle menti puritane e faziose del decadente Occidente, in primis negli Usa (troppo impegnati ad approvare matrimoni omosessuali). No, la propaganda è sempre martellante e vergognosa e non si fa scrupolo di assoldare gesuiti pro ribelli come padre Paolo Dall’Oglio, fondatore di un monastero in Siria. Tale padre si lamenta – trovate il video sul sito di Repubblica – del fatto che lui sia stato espulso da Assad in quanto schierato politicamente con i ribelli. Non solo, il padre dichiara che il video dei tre presunti francescani decapitati da un gruppo di ribelli possa essere falso e lascia trasparire l’ipotesi che venga manipolato dagli uomini di Assad. In poche parole il video è stato commissionato per fare ricadere la responsabilità sui ribelli siriani. Se così fosse varrebbe anche il contrario. Su YouTube e non solo circolano centinaia di video di torture, esecuzioni e massacri imputati all’esercito ufficiale siriano (lo stesso vale per i ribelli). Quanti di quei video sono invece da imputare ai ribelli?

Trovo lo schierarsi del gesuita grave e anti cristiano. Non può dire con orgoglio che molti cristiani stanno combattendo contro il regime di Assad come se fosse una nota di merito. Questi signori, caro Dall’Oglio, compiono massacri e torture a ogni piè sospinto e non lasciamo intendere, per favore, che molti video sono falsi e da imputare al regime. Asserire ciò è falso e lesivo verso il popolo siriano che sta vivendo un’apocalisse senza sbocchi. Detto ciò, non voglio difendere l’operato del dittatore siriano, che sicuramente ha commesso dei gravi errori, ma difendere l’integrità territoriale di una nazione attaccata da mercenari stranieri al soldo degli Usa e di Israele (compresa naturalmente l’Europa). Questo è scandaloso e inammissibile e non ci sono giustificazioni di sorta, caro padre gesuita. Un padre cristiano, ma questo teoricamente varrebbe per tutti i cosiddetti cristiani, non dovrebbe schierarsi politicamente ma denunciare tutta la violenza, senza distinzioni di casacca. Difendere, come fa lui, ribelli stranieri, fanatici ed estremisti, è inqualificabile.

Forse ha dimenticato i basilari comandamenti evangelici e confonde la politica con la religione, cosa che Gesù distinse nettamente. Si ricordi che non si può essere schiavi di due padroni diversi, ma di uno solo. Mi pare che abbia dimenticato i Vangeli. Perdona e ama il tuo nemico…

Categorie
Politica Società Storia

Ustica: trentatré anni e non conoscere la verità

Ottimo articolo di Huffington Post, del giornalista Andrea Purgatori, sulla strage di Ustica e sul Mig23 abbattuto in Calabria il 27 giugno 1980. Nell’articolo si intervista il maresciallo Giulio Linguanti, all’epoca in forza al reparto del Sios Aeronautica nell’aeroporto di Bari, e convinto assertore, perché testimone dei fatti, che il Mig23 libico non fu abbattuto il 18 luglio, giorno del ritrovamento, ma il 27 giugno nello stesso giorno in cui fu abbattuto il DC9 Itavia. E’ inutile che io aggiunga altro perché nell’articolo è spiegato benissimo tutto l’iter e le bugie dette sull’argomento da politici e militari.

http://www.huffingtonpost.it/2013/06/27/strage-ustica-giulio-linguanti-mig-libico-23-sila-27-giugno-1980_n_3507719.html?utm_hp_ref=italy

La cosa triste – nonostante i soliti appelli fatti da ministri e presidenti della Repubblica in tale ricorrenza – è che trentatré anni sono passati invano. Ancora oggi non sappiamo tutta la verità sull’incidente, in cui morirono 81 persone, e nessuna delle persone implicate ha mai ammesso qualcosa di rilevante sulla vicenda. Francesco Cossiga, allora presidente del Consiglio, avrebbe potuto dire tante verità ma purtroppo si è portato ogni cosa nella tomba. L’unica verità accertata è quella che ha sentenziato la Corte di Cassazione: l’aereo è stato abbattuto da un missile. Ma non si chiarisce alcun aspetto della dinamica della strage e dei mandanti.

Questa sera su LaEffe andrà in onda lo spettacolo di Marco Paolini, Racconto per Ustica, ripreso nel 2002 in Gibellina, con il Cretto di Burri alle spalle.

Categorie
Libri

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Vita di David Foster Wallace – D.T. Max

Quasi 500 pagine di godimento assoluto nonostante la storia tragica e depressiva della vita dello scrittore D.F. Wallace. Scrivo godimento assoluto perché il libro è scritto superbamente bene, non c’è mai un momento di distrazione o una frase fuori posto. L’autore scava nella vita di Wallace condensando vita privata e pubblica, infanzia e studi universitari, insegnamento e carriera da scrittore. Approfondito e tecnico, non si perde mai in questioni banali e non divaga, restando sempre sul punto. Il libro è un lungo rettilineo con molte entrate e uscite ma potete stare tranquilli perché D.T. Max non si perde mai. Max riesce a scavare nei romanzi di Wallace, soprattutto in Infinite Jest, e a portare alla luce tratti e fasi salienti del suo vissuto privato. Sviscera la sua idea di mondo e di società, inclusa la critica alla società americana tutta incentrata al piacere personale, coadiuvata dall’onnipresente e onnivora pubblicità. La battaglia di Wallace contro l’ironia, in quanto distruttiva e vuota, è raccontata nei minimi particolari, così come le sue influenze letterarie e filosofiche.

Non pensavo che una madre potesse proibire ai figli di esternare la propria rabbia e tensione costringendoli a scrivere bigliettini per esprimere questi sentimenti. Questo è accaduto a Wallace e alla sorella. Forse il rapporto con la madre, come lo stesso Wallace capirà crescendo, può avere influito negativamente sulla sua psiche fino a costringerlo a frequentare sedute di autoanalisi e psichiatri. L’autore di Infinite Jest può essere considerato un genio per gli altissimi standard scolastici che è riuscito a conseguire durante tutta la sua carriera educativa. Molto competitivo e sempre bramoso di essere il migliore, Wallace si è interessato di filosofia, letteratura, matematica e logica. La sua grande intelligenza purtroppo non era compensata da una forte autostima e sicurezza interiore. Durante l’adolescenza comincia a sviluppare dei tratti comportamentali tipici di persone depresse e problematiche che l’indurranno molto presto a fumare marijuana e a bere alcol. Solo in là con gli anni e con grandissimi sforzi e sedute di autoanalisi riuscirà a fare a meno di queste sostanze. In compenso già dall’età di 20 anni inizia ad assumere medicinali antidepressivi e continuerà a farlo, salvo alcune pesanti parentesi, fino alla morte. A 24 anni diventa professore universitario (inizialmente come collaboratore) e insegnerà, tra l’altro, anche ad Harvard. Si occupa soprattutto di scrittura creativa e prepara i suoi corsi con scrupoloso impegno, spronando e aiutando i suoi studenti.

Le sue relazioni con le donne sono a dire poco disastrose: è un continuo andirivieni di ragazze e donne con cui instaura rapporti quasi esclusivamente sessuali. Tutti i suoi tentativi seri di instaurare un rapporto duraturo con l’altro sesso finiscono in un fiasco. È sempre più solo e disperato, ma riesce a instaurare rapporti epistolari con altri scrittori, tra cui DeLillo e Franzen. A volte si confida, apre se stesso agli altri e il gruppo che frequenta per disintossicarsi dall’alcol gli è di grande aiuto morale. Riesce un po’ a scendere dal piedistallo e a guardare la realtà per quella che è. Ma le fasi tranquille si alternano a quelle cupe e debilitanti. Dubbi sulla madre, sul lavoro, sulle svariate fidanzate e infine sulla letteratura non lo lasciano tranquillo, lo tormentano e gli fanno provare un grande vuoto interiore che mai nessuno riuscirà a colmare, neanche la donna che sposerà a 42 anni. Dopo un tentativo precedente di suicidio andato male, nel 2008 durante una fase di estrema infelicità e depressione infine si uccide. La moglie lo trova impiccato nel garage di casa. Aveva solo 46 anni. Con lui muore uno degli scrittori più acclamati e amati degli ultimi 20 anni.

D.T. Max, Ogni storia di amore è una storia di fantasmi. Vita di David Foster Wallace, Einaudi (2012)

Categorie
Curiosità varie Politica Società

Il nido del cuculo e i veri pazzi

Il presidente di quasi tutto condannato al carcere,
Ministri che evadono le tasse,
Parlamentari invischiati in ogni tipo di intrallazzi,
Sessiste ed estremiste con importanti ruoli istituzionali,
Spettacoli deprimenti di una nazione con la bussola rotta,
Governati da un gruppo di pazzi,
Certamente sostituibili dai presunti pazzi del nido del cuculo.

Categorie
Curiosità varie Natura Politica Società

Stop all’imposizione del nudismo

Non ho nulla contro i nudisti e la loro filosofia, purché lo facciano in luoghi adibiti allo scopo. Negli ultimi anni bisogna constatare un’esplosione incredibile di manifestazioni nudiste anche in zone centrali di città, l’ultima si è verificata in Madrid la settimana scorsa. Da semplice cittadino pretendo il diritto di non essere costretto a vedere persone nude ovunque. Volete vivere come natura vi ha fatto? Benissimo, andate in una spiaggia nudista (ce ne sono tante sparse per l’Europa e l’Italia) e nessuno vi romperà le scatole, ma finitela per favore di farlo in mezzo a bambini, anziani e a persone che in generale si risparmierebbero volentieri la visione delle vostre grazie. E’ una questione di principio e di rispetto verso il prossimo. L’anno scorso, addirittura, nella città di Vienna hanno avuto l’ardire – durante una mostra sulla nudità maschile – di mostrare in cartelloni pubblicitari sparsi per la città tre uomini completamenti nudi. Hanno chiaramente passato il segno della decenza e mi stupisce che le autorità cittadine diano il loro assenso a tali manifestazioni. Ormai ogni scusa è buona per spogliarsi completamente: una volta è la protesta animalista, un’altra la sensibilizzazione verso l’inquinamento, un’altra ancora per l’uso della bici ecc., ecc. Il corpo nudo di una persona, uomo o donna che sia, non mi dà fastidio però mi turba e mi infastidisce l’imposizione dello stesso ledendo, di conseguenza, il mio diritto a non vederlo. E’ come se durante un telegiornale andasse in onda un film pornografico. La situazione mi scoccerebbe, e non poco. E’ l’arroganza e la prepotenza di fondo che non mi piace.

Quindi cari nudisti, rispettate chi non vuole vedere corpi umani completamenti nudi mezzo a una strada. Se per voi è normale, per altri non lo è. Alla politica chiedo di intervenire e di dare l’assenso a tali manifestazioni in spazi appositi, non certo in centro città così come in periferia. Lo stesso vale per i quotidiani on line, tipo Repubblica, che danno una grande visibilità a tali eventi. Che la finissero. Capisco che oggi la moralità è ai minimi storici, soprattutto grazie all’avvento delle televisioni e di internet, però bisogna porre un freno, altrimenti rischiamo che oggi vediamo persone nude scorrazzare con ogni scusa libere per le strade; ma domani aspettiamoci che l’asticella si alzi e magari si cominci a fare sesso, per strada (in realtà è già successo). La storia insegna che l’uomo fatto cadere un tabù tenderà a farne cadere un altro e così di seguito. Quindi, non facciamoci sfuggire di mano la situazione.

Categorie
Ambiente Animali Natura

Birdwatching in discarica (tratto da Oasis)

Non credevo fosse possibile fare birdwatching in un posto sporco e puzzolente come le discariche, ma dopo avere letto l’articolo di Maurizio Fraissinet (le foto sono di Stanislao Basileo) sull’ultimo numero di Oasis mi sono ricreduto. Ebbene sì, non solo si può fare ma si possono vedere tante specie ornitologiche: dai classici gabbiani, comuni e reali, ai rapaci, nibbi e gheppi. Non mancano corvi imperiali, cornacchie grigie, gazze, naturalmente piccioni e sono stati avvistati aironi, cicogne, ibis sacro, storni, passerotti ecc. Negli ultimi decenni molti volatili hanno imparato a frequentare le discariche dove possono trovare cibo senza alcuno sforzo. Il luogo di per sé non ha nulla di naturale e benefico, neanche per gli stessi uccelli che si nutrono dei nostri avanzi. A tutt’oggi non sono ancora stati fatti degli studi approfonditi sull’impatto che le discariche hanno sulle specie ornitologiche. La qualità del cibo è pessima; batteri e parassiti abbondano. Gli uccelli, diversamente da noi e dagli animali bipedi, non hanno alcun impedimento nell’entrare in discariche vietate e questo sicuramente può avere un impatto negativo sulla salute e la riproduzione delle specie coinvolte.

OASIS, Rivista di cultura ambientale, N° 203/2013

Categorie
Libri

Sylvie. Ricordi del Valois – Gérard de Nerval

Storia e sogno si intrecciano e si diluiscono armoniosamente fino a confondersi e restare nel limbo, sospesi tra l’immaginario e le reminiscenze di un passato ancora presente. Reali o presunti? Sylvie e Adrienne,  due ragazze tanto diverse ma così attraenti, belle, desiderabili. Quali delle due amare? Sylvie, la ragazza di paese o Adrienne, somigliante alla Beatrice di Dante con sangue Valois? Aurélie, l’attrice, era un ottimo ripiego dopo che Sylvie doveva sposarsi con Ricciolino, un pasticcere. Ma Aurélie amava il regista della sua compagnia. Tra tanti ricordi, incontri, donne desiderate, perché il sole irradia perennemente le stesse persone e non rifugge invece dal concedersi agli alberi più alti che con la loro chioma soffocano quelli sottostanti? Forse Aurélie era la stessa Adrienne, quella morta nel 1832, e malgrado ciò viva e vegeta sul palco a recitare sotto gli occhi di Sylvie?

Come non restare incantati e attoniti di fronte a un libro così meraviglioso e con un finale da stroncare anche il più cinico e insensibile lettore.

Gérard de Nerval, Sylvie. Ricordi di un Valois, Area51 Publishing – ebook (2011)

Categorie
Curiosità varie Libri Politica Società Storia

Vasilij Grossman – L’inferno di Treblinka

Il grande autore russo di Vita e destino è stato durante la Seconda guerra mondiale inviato di guerra al fronte per l’organo ufficiale dell’Armata Rossa, Krasnaja zvezda (Stella rossa). Nel 1944 esce L’Inferno di Treblinka sulla rivista Znamja. Grossman, inviato di guerra fin dal giugno 1941, nel 1944 arriva nella Polonia occupata dove si trova il campo di sterminio nazista. Grazie a una serie di testimonianze rilasciate dai sopravvissuti e dalla popolazione locale, l’autore ricostruisce le truci tappe dello sterminio perpetrato nel campo.

I nazisti abbandonavano il campo nell’ottobre del 1943, prima dell’arrivo dei soldati sovietici. Ebrei, zingari e slavi (soprattutto prigionieri) venivano spediti a Treblinka. Al campo non si facevano divisioni delle persone abili al lavoro perché tutti venivano inviati direttamente nelle camere a gas. Alle donne venivano tagliati i capelli per poi essere spediti in Germania (non si conosce cosa ne facessero). L’orrore non abbandona nessuna delle 79 pagine del libro. Fosse comuni, camere a gas, torture e morte fanno da cornice a tutto il racconto. Le testimonianze raccolte da Grossman non potevano essere altrimenti, la follia umana permane in ogni interstizio. La crudeltà era diventata un tratto distintivo delle SS e delle guardie preposte al campo. Non c’era alcuna differenza tra uomini, donne e bambini. Nessuno veniva risparmiato e la pietà era morta e seppellita. Odio, perversione e bestialità governavano quell’inferno. 

Questa cronaca è uno dei primissimi resoconti di prima mano della macchina di sterminio nazista e tanto importante da essere usata, come accusa al processo di Norimberga, contro i criminali nazisti.

Grossman, Vasilij, L’inferno di Treblinka, Milano, Adelphi, 2010.

Categorie
Economia Politica Società

Sono ancora sostenibili i grandi eventi: Mondiali di calcio, Expo, Olimpiadi?

È lecito accettare eventi come i Mondiali di calcio, Olimpiadi, Expo e altre manifestazioni milionarie e, in virtù della crisi, insostenibili? A me pare di no. Le proteste che stanno avvenendo in Brasile contro gli alti costi della Confederation Cup e del prossimo mondiale organizzato per il 2014 sempre in Brasile, ci dicono che il benessere dei cittadini non può venire messo in secondo piano per eventi del genere. Non è possibile aumentare il costo dei servizi pubblici, come avvenuto in Brasile, per coprire i costi delle infrastrutture e della corruzione imperante che investe la politica, l’economia e la società brasiliana. Le organizzazioni che danno ai Paesi il diritto di ospitare questo genere di eventi dovrebbero per lo meno abbassare le pretese e i costi di gestione: basta con opere espressamente costruite e costate tantissimo apposta per l’evento e subito dopo la conclusione dello stesso abbandonate a se stesse, come monumenti all’arroganza e allo spreco umano. Negli ultimi decenni è successo ovunque; da Atene 2004, Olimpiadi estive, a Torino 2006, Olimpiadi invernali; da Sud Africa 2010, Mondiali di calcio, al quasi sicuramente Expo di Milano organizzato per il 2015. Già oggi non ci sono i soldi per terminare la M5, che oggi parte da Zara ma dovrebbe arrivare fino a San Siro. Entro l’anno dovrebbero terminare altre due fermate, Isola e Garibaldi, ma senza soldi probabilmente saranno costretti ad aumentare un’altra volta il costo dei biglietti (nel 2011, subito dopo l’elezione di Giuliano Pisapia a sindaco di Milano, i biglietti sono stati aumentati del 50% a causa di un buco di bilancio lasciato dalla amministrazione Moratti).

Credo che sia profondamente ingiusto fare pagare i costi di tali eventi ai cittadini normali, che non hanno né scelto né chiesto di organizzare manifestazioni del genere. I guadagni vanno ai costruttori, ai politici e agli organizzatori, ai cittadini danno in cambio aumento dei prezzi, disagi e mancanza di rispetto. Forse è arrivato il momento di boicottare Olimpiadi, Mondiali, Expo e quant’altro se non sono stati deliberati, magari con un referendum cittadino, direttamente dalle persone coinvolte a cui bisogna prospettare costi e benefici. Bisogna essere consapevoli dell’impatto di tali eventi. Altrimenti, con la crisi imperante e ormai mondiale, si blocchino tutte queste manifestazioni per un periodo sufficiente affinché la crisi venga superata (sperando che ciò accada nel minor tempo possibile). Le dichiarazioni di Joseph Blatter – in cui ha dichiarato che il calcio è più importante dei problemi delle perone che protestano -, sono inqualificabili e vergognose e mi danno la conferma che faccio benissimo a non guardare la Confederation Cup; in cui 11 miliardari italiani scendono in campo in barba a chi si ammazza a causa della crisi. Certo, la responsabilità non è loro ma questo sistema economico è marcio e insostenibile.

Categorie
Ambiente Animali Natura Politica

Assassinio nella foresta – Jan Rocha

Gli yanomami, i cercatori d’oro e l’Amazzonia

Nel 1993 sono state massacrate decine di persone, uomini, donne e bambini appartenenti alla tribù degli yanomami. Gli esecutori materiali degli omicidi sono stati individuati in 19 garimpeiros, cercatori d’oro, al soldo di politici e “imprenditori” nel campo dell’estrazione di metalli preziosi, fatta con metodi devastanti per l’ambiente e gli esseri viventi, con l’uso indiscriminato di mercurio, metallo che se rilasciato nell’ambiente è altamente inquinante. Gli yanomami – nonostante fossero tutelati dalla legge e avessero un’area protetta della foresta amazzonica completamente a loro disposizione -, hanno avuto l’unico torto di abitare in una zona dove era stato trovato dell’oro. Nella loro riserva in pochissimi anni affluirono centinaia di disperati alla ricerca del prezioso metallo giallo. Disperati e pronti a tutto, perfino all’omicidio, allo stupro e a ogni tipo di violenza sugli indios (protetti sulla carta, ma in pratica lasciati alla mercé di qualsiasi violenza loro inflitta).

Il libro di Jan Rocha ha il merito di fare luce sui mandanti e gli esecutori degli omicidi e di non lasciare impunita l’ennesima strage ai danni dei nativi della foresta. L’opera non tralascia di raccontare la storia della tribù indios: il contributo degli antropologi è notevole nel racconto dei miti, della vita quotidiana e della cultura del popolo yanomami. Grazie a questo lavoro, nonostante le connivenze tra politici, “imprenditori”, garimpeiros e polizia corrotta, gli esecutori materiali sono stati processati e condannati. Sfortunatamente nessuno dei mandanti è stato perseguito.

Jan Rocha, Assassinio nella foresta, Bollati Boringhieri (1999)