Il costo della vita – Angelo Ferracuti

Storia di una tragedia operaia

Ho provato dolore, rabbia e impotenza nel leggere questo lavoro di Ferracuti che racconta la tragedia avvenuta a Ravenna nel 1987 e in cui morirono 13 operai all’interno della nave Elisabetta Montanari. Gli operai non morirono per una fatalità o per un incidente fortuito ma per la completa mancanza di misure di sicurezza e per l’imperizia totale di alcuni operai (alcuni ragazzi addirittura erano al loro primo giorno di lavoro), mandati a pulire le stive della nave adibita al trasporto di Gpl. Era un lavoro pericoloso, massacrante e spesso e volentieri senza orari.

Nel porto di Ravenna vigeva il caporalato in quegli anni (e vige ancora) e gli uomini che gestivano quel traffico pescavano le persone tra extracomunitari, tossicodipendenti e in grave crisi economica. Persone che avevano assolutamente bisogno di un lavoro, uno qualsiasi. Quel 13 marzo 1987, un venerdì, a causa del lavoro di saldatura all’interno della stiva di un’altra squadra di operai, si sviluppa improvvisamente un incendio. Dell’olio combustibile, fuoriuscito da una condotta, prende fuoco e sprigiona velocemente del fumo. Questi uomini riescono a mettersi in salvo, ma l’altra squadra che lavorava nella zona più sottostante ed era impegnata a pulire le stive, rimangono intrappolati senza via di scampo. Le stive, infatti, erano state progettate senza alcuna misura di sicurezza per i lavoratori che vi lavoravano. Il cantiere Mecnavi, per cui lavoravano le 13 vittime, non forniva di estintori le navi su cui avvenivano i lavori di pulizia. L’imprenditore della Mecnavi Enzo Arienti, verrà condannato nel 1990 ad appena 7 anni e sei mesi di carcere, poi ridotti a 4 nel 1994.

Di quei 13 operai alcuni non avevano nessuna esperienza eppure non si fecero scrupoli di mandarli a lavorare nelle stive pericolose, insalubri, strette, fredde e con miasmi nocivi. Quasi tutti lavoravano in nero. A Vincenzo Padua (60 anni) mancavano pochi mesi alla pensione e per Massimo Romeo (24) e Paolo Seconi (24) era il loro primo giorno di lavoro. Gli altri operai uccisi erano Gianni Cortini (19), Filippo Argnani (40), Massimo Foschi (26), Marco Gaudenzi (18), Domenico Lapolla (25), Massimo Cacciatori (23), Alessandro Centioni (21), Mohamed Mosad (36), Onofrio Piegari (29) e infine Antonio Sansovini (29). L’omelia funebre venne indetta dal cardinale Ersilio Tonini, oggi quasi 99 enne. Ancora oggi muoiono in media quattro lavoratori al giorno.

Dimenticavo di scrivere un’ultima cosa: il libro è scritto benissimo, con tatto e sensibilità.

Angelo Ferracuti, Il costo della vita, Einaudi (2013)

 

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2 risposte a Il costo della vita – Angelo Ferracuti

  1. Angelo Ferracuti ha detto:

    Grazie di cuore per questa bella nota di lettura.
    Angelo Ferracuti

    • emilianorizzo ha detto:

      Grazie a lei per avere pubblicato un libro su una storia così tragica e quasi sconosciuta nell’Italia odierna. Inoltre vorrei ringraziarla per la sensibilità e il rispetto dimostrato verso le famiglie delle vittime. È una merce sempre più rara oggi.
      Buona giornata.
      Emiliano Rizzo

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