Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi – Giorgio Agamben

Durante il conferimento della laurea honoris causa in teologia, nel novembre del 2012 a Friburgo (Svizzera), Giorgio Agamben pronuncia la conferenza Mysterium iniquitatis, qui riprodotta in volume da Laterza.

La questione si concentra sulla fine dei tempi descritta nella Seconda lettera ai Tessalocinesi (2 Tess. 2, 1-11) di Paolo. Il passo descrive la fine dei tempi non prima che l’apostasia e l’uomo dell’anomia (l’uomo di assenza di legge) sia rivelato. Colui, il figlio della distruzione, si pone al di sopra di chiunque ed è chiamato dio, e si mette a sedere nel tempio di Dio. Il mistero dell’anomia (mysterium iniquitatis) è già all’opera, ma solo finché colui che agisce da restrizione (trattiene) non sia tolto di mezzo. Allora, sarà rivelato l’empio (il senza legge), l’illegale; e Gesù lo eliminerà con lo spirito e con la manifestazione della sua presenza. La presenza dell’empio è secondo l’operazione di Satana che svierà e ingannerà coloro che non hanno creduto alla verità. Questo, in breve, è il nocciolo della questione.

Chi è l’uomo dell’anomia? Ireneo, teologo e vescovo del II secolo d.C., identificava l’uomo dell’anomia con l’Anticristo; non demonio ma umano al servizio di Satana.

 Chi trattiene, dunque? Agostino, nel libro la Città di Dio, raccoglie due teorie: la prima dice che l’Apostolo si riferisse all’impero romano e pone Nerone come Anticristo, per le sue opere. Alcuni credono che Nerone non sia mai morto e che si svelerà alla fine dei tempi come Anticristo (altri pensano che resusciterà). La seconda teoria segue invece l’ipotesi che Paolo in realtà parlasse degli ipocriti e malvagi all’interno della Chiesa. Quando il popolo dell’Anticristo sarà folla, all’interno della Chiesa, si rivelerà l’ultimo Anticristo. In questa ultima ipotesi viene anche ripresa la lettera dell’evangelista Giovanni. 

Agostino nel porre la seconda teoria è stato influenzato dal teologo Ticonio. Il suo Liber regularum (il più antico trattato di ermeneutica sacra) espone, nella seconda regola, il corpo di Cristo, cioè la Chiesa, diviso in due parti:  fusca sum et decora. Fusca  è la Chiesa nera, composta da malvagi ed empi, che compongono il corpo di Satana; decora, invece, è la parte onesta , espressione dei veri adoratori del Signore. Quindi abbiamo una Chiesa onesta e una malvagia (corpo bipartito). Secondo Ticonio, che ha vissuto nel IV secolo d. C., la stessa Chiesa è responsabile del ritardo della seconda venuta di Cristo (parusia). E, qui, finalmente, arriviamo a Benedetto XVI.

All’età di 30 anni, nel 1956, Joseph Ratzinger, teologo, scrive un articolo dal titolo Considerazioni sul concetto di Chiesa di Ticonio nel Liberum regularum. Il suo lavoro si concentra soprattutto sulla seconda regola, più sopra esposta. Ratzinger non pensa – contrariamente a Sant’Agostino – che ci sia una chiara antitesi tra una città sacra e giusta come Gerusalemme in contrapposizione a una città malvagia e indegna come Babilonia. Lui crede, invece, seguendo il pensiero di Ticonio, che nella stessa Gerusalemme ci sia il male e il bene, in un unico corpo: la Chiesa include in sé Cristo e l’Anticristo, fino al Giudizio universale.

Questo esempio lascia supporre – secondo Agamben – perché Benedetto XVI abbia scelto il 28 febbraio 2013 di dimettersi dal suo ruolo di Papa. Un altro indizio l’abbiamo avuto quando il Papa ha deposto il pallio ricevuto al momento dell’investitura sulla tomba di Celestino V a L’Aquila, il 28 aprile 2009. Infatti – ricorda il filosofo – le due dichiarazioni di abdicazione sono molto simili nella sostanza (nell’appendice sono presenti entrambe le dichiarazioni).

Lascio concludere al filosofo:

Situato nel contesto che gli è proprio, il gran rifiuto di Benedetto XVI è tutt’altro che un rinvio al futuro scisma escatologico: esso ricorda, al contrario, che non è possibile che la Chiesa sopravviva, se rimanda passivamente alla fine dei tempi la soluzione del conflitto che ne dilania il corpo bipartito.

Qualsiasi errore di questa recensione è da addebitarsi solo a me; e mi scuso in anticipo – con il professore e filosofo Giorgio Agamben – di eventuali errori qui proposti.

Giorgio Agamben, Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi, Laterza, e-book (2013)

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