A Gabriele Francesco

Voglio ricordare un povero neonato morto perché abbandonato in mezzo ai rifiuti appena venuto al mondo. È successo a Novara un mese fa. È incredibile, ma io la notizia l’ho appresa solo ieri tramite il ricordo di Massimo Gramellini sulla Stampa. Su Repubblica non c’è traccia della notizia. Ho messo più volte il nome del piccolo nel motore di ricerca del quotidiano on line, ma nulla, niente di niente. Questo episodio mi ha suscitato rabbia e desolazione. In che razza di società viviamo se la morte di un piccolo e indifeso neonato non fa più notizia, non suscita più raccapriccio e rabbia, non indigna e fa smuovere mari e monti per assicurare la “madre” e i suoi eventuali complici alla giustizia? Ecco, questo episodio è l’ennesimo indice dello scollamento morale ed etico dei media nazionali, troppo incentrati a urlare e sbraitare appena c’è una notizia sul femminicidio (che non esiste), ignorando tutto il resto: anche la morte violenta di un neonato. Sapevo già che il mondo fosse falso e corrotto ma non fino a questo punto.

Gramellini scrive che lui non giudica la madre per il gesto, invece io lo faccio. È immorale non giudicarla. È un crimine orrendo che urla vendetta al cielo, esattamente come uccidere i propri genitori. Non mi riconosco in questo diffuso e perverso buonismo, in questo bon ton fuori luogo e osceno. Ho sentito alzarsi urla indignate e arrabbiate quando un anziano di Milano, un anno fa circa, ha lasciato il suo gatto all’interno di una portantina all’esterno della sede dell’Enpa. Ci furono anatemi contro quell’uomo. Eppure quando vengono abbandonati neonati e bambini leggo sempre un sottofondo di comprensione e vicinanza umana per la madre. Pochissimi si indignano, mi riferisco sempre ai giornalisti e agli intellettuali. Per la nostra società è perfettamente lecito lasciare morire un neonato in mezzo ai rifiuti, morto di fame e di freddo, piuttosto che abbandonare un gatto di fronte alla sede dell’Enpa. La vita di un gatto è diventata di gran lunga più importante della vita di un neonato. A tanto siamo arrivati: per una società del genere non solo il crollo è inevitabile – ma per quanto mi riguarda – è auspicabile e sacrosanto. Meritiamo di sparire, se non siamo più in grado di difendere e punire chi fa del male a un bambino indifeso, madre, padre o individuo che sia. Il crimine è troppo grande e non c’è comprensione che regga. Abbiamo perso di vista tutti i valori di riferimento che hanno sostenuto la società occidentale per millenni. In primo luogo la famiglia.

Mi auguro che l’essere o gli esseri immondi che hanno compiuto questo gesto siano presi e puniti severamente, che il povero Gabriele Francesco abbia giustizia per una vita che mai nessuno potrà ridargli indietro. Lo dobbiamo a lui, a noi stessi e a quel poco che ancora rimane di buono e giusto in questo lurido mondo.

Addio Gabriele Francesco, non sarai dimenticato.
Riposa in pace.

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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2 risposte a A Gabriele Francesco

  1. Anna ha detto:

    condivido parola per parola, compresa la punteggiatura…

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