Z. La guerra dei narcos – Diego Enrique Osorno

Preparatevi a entrare nell’inferno dantesco della frontiera orientale del Messico: lo Stato di Tamaulipas. Questo Stato messicano non viene spesso citato nelle cronache della guerra civile in corso tra i vari cartelli della droga (che si massacrano anche tra loro) e i militari inviati dallo Stato centrale per combatterli. I numeri della carneficina sono impressionanti: negli ultimi sette-otto anni si presume che siano state ammazzate 60.000 persone circa (il numero esatto non lo conosce nessuno). Da quando, cioè, il governo messicano ha deciso di combattere i cartelli della droga con l’esercito. In genere l’attenzione dei media si concentra sulla costa occidentale del Messico. Città come Ciudad Juarez, Tijuana e Stati come Chihuahua e Sinaloa sono diventati nel corso degli anni tristemente noti.

Il giovane giornalista messicano Diego Enrique Osorno, ci accompagna ad esplorare la parte nord-orientale del Messico, al confine con il Texas. La guerra che si combatte è tra il Cartello del Golfo da una parte e Los Zetas dall’altra e tutte e due le organizzazioni contro i militari. È una situazione molto intricata e difficile da capire, in cui spesso gli interessi non convergono esclusivamente nel traffico di droga internazionale ma ci potrebbero essere interessi energetici, visto che nello stato di Tamaulipas sono stati scoperti ingenti giacimenti di gas. L’organizzazione criminale degli Los Zetas è nata nel 2003 dai reparti speciali dell’esercito messicano. Hanno fatto parte tutti dell’élite militare. Proprio da quell’anno il numero degli assassini è aumentato in tutto il Messico. Gli Zetas si muovono e agiscono con tattiche militari, quasi sempre in combutta con la polizia locale che collabora con rapimenti e omicidi su commissione.

Il caso della piccola città di Ciudad Mier è paradigmatico dello stato di corruzione e abbandono in cui versano alcune zone del Messico. Ciudad Mier, piccolo paese di circa 6000 abitanti al confine con il Texas, nel 2010 è stato attaccato e occupato dagli uomini degli Zetas. Prima cosa hanno attaccato e massacrato la maggior parte dei poliziotti locali, questo per punirli di uno sgarro politico, e secondo hanno occupato a forza, con uomini armati fino ai denti su pick up sempre in movimento, l’intera città. L’occupazione, con omicidi e torture in mezzo alla piazza in pieno giorno, è durata all’incirca un anno senza che alcuno muovesse un dito per proteggere i cittadini terrorizzati. Dopo un anno erano rimasti in città appena 1000 abitanti. L’esercito si è mosso solo dopo che una coraggiosa signora ha postato un video della situazione tragica della città su YouTube.

Questo appena descritto è uno dei tanti esempi raccontati nel libro, durissimo e utilissimo nel contempo, della situazione messicana. In molte città e zone del Nord sono state e continuano ad essere uccise persone di tutti i tipi: politici, giornalisti, contadini, operai, studenti, poliziotti, militari ecc. Solo una parte minoritaria degli omicidi riguardano direttamente gli affiliati alle organizzazioni criminali. Questo da noi è stato già descritto abbondantemente da Roberto Saviano riguardo alla camorra. Sbaglia chi pensa che nelle guerre criminali si ammazzino sempre tra loro. Purtroppo non è mai così; le vittime collaterali, l’innocente, l’errore è sempre dietro l’angolo. In Messico è diventata prassi comune uccidere persone qualsiasi da addossare alla ferocia del nemico. A tanto sono arrivati.

Diego Enrique Osorno, Z. La guerra dei narcos, laNuovafrontiera (2013)

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Una risposta a Z. La guerra dei narcos – Diego Enrique Osorno

  1. wwayne ha detto:

    Sull’ argomento é stato scritto un romanzo bellissimo, “Il potere del cane” di Don Winslow. Parlo (anche) di questo libro in questo post, che spero ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. : )

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