La mente di Adolf Hitler – Walter Charles Langer

Il profilo psicologico in un rapporto segreto in tempo di guerra

Questo libro è stato scritto tra il 1943 e il 1944 dal psicanalista Walter Charles Langer, per conto dell’OSS, Office of Strategic Services, l’antenato della CIA. Il lavoro, completato in appena cinque mesi, era top secret ad uso esclusivo dei servizi segreti e dell’esercito americano impegnati nella guerra contro il nazismo.

Lo psicanalista ha lavorato su una mole impressionante di dati, spesso contrastanti, sulla figura di Adolf Hitler. Nulla è stato lasciato al caso: infanzia, adolescenza, rapporto con i genitori, provenienza sociale, tendenze e perversioni sessuali sono state indagate e confrontate per ottenere un profilo psicologico abbastanza attendibile. Langer ha vagliato, studiato, confrontato interviste delle persone che avevano conosciuto direttamente Hitler – a partire da Otto Strasser – leader dei primordi e tra i fondatori del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Ne viene fuori un quadro molto sfaccettato e contraddittorio. Hitler viveva dentro di sé una doppia dualità, da una parte dolce e remissivo (soprattutto di fronte alle donne che gli piacevano e all’autorità) e dall’altra sanguinario e vendicativo. Una specie di dottor Jekyll e mister Hyde. Anche sul piano sessuale, dallo studio condotto, non appare per niente normale. Al di là delle tendenze omosessuali riscontrate da vari conoscenti di Hitler soprattutto del periodo viennese, dove visse parecchi anni in condizioni di squallore e povertà proibitive, affiorano rapporti masochistici estremi, inclusa la coprofagia (perversione che consiste nel farsi urinare e defecare addosso). Quest’ultima perversione sembra che Hitler l’abbia consumata con Geli Raubal, figlia della sorellastra Angela, con la quale aveva intrattenuto una relazione incestuosa fino al 1931, anno del suicidio (o forse omicidio) della ragazza.

Dallo studio affiora che il piccolo Adolf aveva instaurato un rapporto molto stretto con la madre, che perderà per un tumore quando lui avrà 18 anni, contrapposto all’odio provato verso il padre, brutale e ubriacone. Crescendo Hitler tenderà a identificare la madre con l’amata Germania e il padre con l’odiato Stato austriaco. Gli insuccessi scolastici del futuro Führer ebbero, a giudizio dello psicoanalista, un forte impatto emotivo e catalizzarono la sua rabbia e frustrazione contro l’umanità tout court (l’odio fu poi convogliato contro gli ebrei, i rom, gli slavi e i diversi in generale). Infatti egli fu respinto dall’Accademia delle belle arti di Vienna e successivamente dalla Scuola di architettura, quando Hitler aveva 18 anni. Lo studioso ottiene informazioni preziose anche dal Mein Kampf, il libro che Hitler scrisse in carcere dopo il mancato Putsch di Monaco di Baviera del 1923, sui rapporti che lo stesso ebbe con la sua famiglia di origine, perché purtroppo esistevano ed esistono tuttora pochissime notizie attendibile al riguardo.

Lo studio freudiano dell’infanzia di Hitler, fino praticamente al 1931 (precisamente Langer non si sofferma molto a indagare la presa del potere da parte dell’austriaco), e delle esperienze vissute nella povertà degli anni passati a Vienna e i quattro anni al fronte durante la Grande Guerra, permettono al psicoanalista di affermare alla fine del libro che il Führer finirà quasi certamente per suicidarsi, cosa che avverrà davvero. Ricordo che lo scritto è del 1944.

Questo lavoro è considerato un classico della psicologia politica. Quando fu scritto era un unicum nella panoramica dei profili criminali di un politico vivente. Non era mai stato fatto prima. Langer aprì la strada a questo tipo di studi ritenuti molto importanti dall’intelligence e dai militari impegnati in zone di guerra.

Walter Charles Langer, La mente di Adolf Hitler, Gingko Edizioni, e-book (2013)

 

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