Retorica sessista e pericolose utopie terzo mondiste

Sono basito, preoccupato e stordito dalle ultime uscite del presidente della Camera Laura Boldrini e del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge. Laura Boldrini sta portando avanti una politica distruttiva e offensiva nei riguardi degli uomini, considerati dalla signora alla stregua di brutti criminali da colpire sempre e comunque. Non manca giorno in cui non è in tv o nei quotidiani a sproloquiare sul femminicidio, sulla brutalità degli uomini e sulle offese che lei ha ricevuto sul web, dimenticando totalmente che le offese le ricevono tutti sul web, uomini e donne indifferentemente. Per lei non è così. Solo lei, in quanto donna, riceverebbe frequenti insulti sessisti. Lei era stata indicata come donna del cambiamento, invece mi pare che rappresenti il peggiore femminismo radical chic che possa esserci. Proprio nel momento in cui avremmo bisogno di massima coesione nazionale, considerando gli impellenti problemi economici e di occupazione, hanno scelto una persona che va in tutt’altra direzione. Non è moderata e non è capace di guardare la società nel suo complesso, ma vede solo ed esclusivamente le donne. Gli uomini per lei sono un orpello, un fastidio da ignorare. Allora, cara signora, le pongo innanzi i gravissimi problemi che vivono quotidianamente i padri separati in questo Paese, si da questo punto di vista sessista e discriminatorio contro il genere maschile:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/papa-separati-i-nuovi-poveri/2177358

Chiedo al presidente del Consiglio Enrico Letta che abbia la stessa determinazione a fermare la deriva polemica e sessista del presidente della Camera, esattamente come ha fatto con Michaela Biancofiore, cedendo a pressioni di ambienti omosessuali. Questo tipo di femminismo non dovrebbe essere tollerato in una società cosiddetta civile. Gli uomini non possono essere presi a pretesto per approvare leggi in difesa delle donne, che in realtà già ci sono, basterebbe applicarle o addirittura mettere il bavaglio al web. Uscite degne di una politica della Corea del Nord, non di un Paese civile come l’Italia. E che dire della sua uscita dopo che Preiti ha sparato contro i due carabinieri, in cui disse: vittima che diventa carnefice? Preiti è stato carnefice di se stesso, è lui che si è ridotto così, non è colpa di nessun’altro e una persona che ha un ruolo istituzionale così alto non può permettersi di dire una castroneria tale; tutt’al più che c’è ancora un uomo, un carabiniere, che rischia la vita proprio per difendere lei. E’ intollerabile e vergognoso. Anche Boldrini istiga alla violenza. Mi chiedo che fine abbia fatto la sinistra, la vera sinistra, e non questa accozzaglia di femministe radical chic, omosessuali prevaricatori e  priorità degne dell’alta borghesia, non certo vicine alle istanze delle persone più disagiate e colpite dalla crisi. Poi ci si lamenta che la sinistra non è più votata dalle classi meno abbienti.

Adesso passiamo al caso Cécile Kyenge. Il nostro ministro, di origine congolose, probabilmente non si rende conto di quale sia la situazione di povertà presente in Italia, altrimenti si risparmierebbe quelle uscite arroganti e pericolose per la tenuta sociale del Paese. Il problema immigrazione e della cittadinanza è una questione molto delicata e complessa, che non si può in nessun caso risolvere con slogan retorici e utopistici. A chiunque, o quasi, farebbe piacere aiutare il prossimo, quando ciò è possibile, ma in questa presente congiuntura storica è assai pericoloso pretendere di dare la cittadinanza a 1 milione di nuovi cittadini italiani, come il ministro li ha definiti. L’Italia è un paese in cui operano almeno cinque mafie e sarebbe facile per loro manovrare e infiltrarsi nella tratta della cittadinanza. Potremmo trovarci nella situazione in cui delle donne provenienti da altri paesi verrebbero in Italia solo per partorire (già succede con i matrimoni fasulli per dare la cittadinanza agli immigrati). Stiamo molto attenti. Solo nel 2012 abbiamo perso nel Paese quasi 163.000 posti di lavoro! Senza parlare di tutti gli altri dati negativi della nostra economia e della situazione disastrosa delle famiglie italiane:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-30/quasi-milioni-disoccupati-massimo-100656.shtml?uuid=AbOXDn7G

Come pensa, visto la situazione in cui ci troviamo, di dare la cittadinanza a 1 milione di persone e di accogliere migliaia di immigrati clandestini? Con quali risorse sarà coperta l’iniziativa? Quali altri tagli saranno necessari per coprire questa ipotesi? Con queste ipotesi sconclusionate, non rischiamo una guerra tra poveri? Considero questa linea pericolosa e inutile, non solo per gli italiani ma anche per gli immigrati. Il nostro problema principale è il lavoro, è l’assestamento economico e sociale del Paese. Il femminicidio, la cittadinanza, i clandestini ecc. sono orpelli, specchietti per le allodole. Probabilmente farebbero contento qualche intellettuale salottiero e qualcuno che pensa di saperla più lunga degli altri se venissero accettate, ma avrebbero ricadute non prevedibili sulla tenuta sociale. Parlo delle periferie, del mondo del lavoro, della disoccupazione.

Non c’era proprio bisogno di istituire un ministero dell’Integrazione in un momento come questo, è irresponsabile averlo fatto. Come d’altronde non capisco la nomina di Emma Bonino agli esteri, una donna – che pur non essendo medico – praticava aborti clandestini negli anni ’70. Tralascio il fatto che lei sia sempre stata d’accordo con tutti i vari bombardamenti della Nato, degli ultimi venti anni. Questo governo è nato male, malissimo, e ho paura che finirà peggio. Anzi, ascoltando e vedendo cosa intendono approvare, quasi quasi lo spero. L’unica mia preoccupazione è la definitiva caduta sociale ed economica dell’Italia. E’ un’accozzaglia che non si regge in piedi: è un misto di femminismo estremo, di potere omosessuale, di cattolicesimo di facciata, di poteri economici occulti e meno occulti da difendere, di retorica comunitaria e di terzo mondismo utopico.

Spero che questo articolo non venga censurato, visti i tempi che stiamo vivendo.

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