Nel paese del Bengodi o Bentegodi?

Forse sarà il paese del Bentegodi? Sicuramente no. Il Bentegodi, se non mi sbaglio, è lo stadio dove gioca l’Hellas Verona e il Chievo Verona, le due squadre calcistiche della città veneta.

Vediamo un po’.

Nell’VIII giornata, della terza novella del Decameron, Boccaccio racconta lo scherzo ben orchestrato dall’astuto Maso il Saggio ai danni del povero e ingenuo Calandrino. Maso fa credere al goffo pittore che nel paese di Bengodi, frazione di Berlinzone, si trovassero  delle pietre preziose con poteri magici:

Maso rispose che le più si trovavano in Berlinzone, terra de’ baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevavisi un’oca a denaio e un papero giunta; e eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicello vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d’acqua.

Sentito il racconto, Calandrino voleva andarci, ma il luogo era troppo lontano, più là che Abruzzi. Allora Maso continua a raccontargli che nel fiume Mugnone esistesse una pietra chiamata elitropia, che si dice avesse il potere magico di rendere le persone invisibili. Calandrino, tutto euforico, informa altri due suoi amici pittori, Bruno e Buffalmacco (bisogna dire che tutti e tre i pittori sono esistiti realmente: Calandrino fu in realtà il pittore Nozzo, chiamato “Giovanazzo”, di Perino e apparteneva alla scuola fiorentina pregiottesca; Bruno fu chiamato Bruno di Giovanni d’Olivieri, dipintore di camere; Buffalmacco fu Bonamico, maestro e vissuto –  secondo il Vasari – dal 1262 al 1340. Dipinse degli affreschi nel Duomo di Arezzo e nella chiesa Badia di Firenze: molti gli attribuiscono anche l’affresco del Trionfo della Morte al Camposanto di Pisa). I tre compagni vanno, raccolgono delle pietre e Calandrino, al ritorno, pensando di non essere visto dagli altri due compagni, per poco non viene lapidato. Infatti, Bruno e Buffalmacco fanno finta di non vedere Calandrino, e costui credendo che fosse invisibile ai compagni gli si pareva dinanzi nella strada di ritorno. Per i due compagni fu un vero divertimento lanciargli le pietre sugli stinchi e nelle reni… Arrivati in Firenze raccontano della burla ai gabellieri, che d’accordo fanno finta di non vedere il povero pittore. Questo credendo che fosse invisibile torna a casa, ma la moglie vedutolo lo rimprovera per il ritardo. Per Calandrino è un colpo troppo grande e preso dall’ira comincia a picchiare selvaggiamente la moglie. Bruno e Buffalmacco che nel frattempo se la ridevano per lo scherzo ben riuscito, intervengono per calmare e trattenere l’uomo. Calandrino si dispera per la propria sventura e infine si riconcilia con la moglie. Così finisce il racconto.

Voleva diventare ricco e per farlo non si fece scrupolo di ingannare i suoi compagni, quando credette di avere trovato le pietre magiche; ma, purtroppo per lui, ebbe solo inutili pietre e umiliazioni.

Boccaccio, Decameron, Mondadori – I Meridiani (1985)

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