Corea in guerra – Kay Larsson

Alle radici dell’odio

E’ appena uscito un e-book, di Kay Larsson, che spiega in modo essenziale e stringato le origini della guerra in Corea del 1950-53. Credo che sia una buona introduzione per chi non sappia nulla della recente transizione storica della Corea.

La Corea fino al 1945 era un’unica nazione. Nella sua recente storia, la Corea ha subito l’occupazione giapponese fin dal 1905, divenendo un protettorato. Nel 1910 i giapponesi decisero di annetterla all’Impero. Fino al 1945 rimasero una colonia del Sol Levante. Durante la Seconda guerra mondiale, in realtà verso la fine, gli Stati Uniti e l’Urss si accordarono sulle rispettive zone di influenza in Corea. L’accordo prevedeva il confine al 38° parallelo. La parte Nord sarebbe entrata sotto l’influenza sovietica e la parte Sud sotto quella americana. Ciò fu fatto per evitare che si sparassero addosso durante l’espulsione dei giapponesi. Dopo la fine della guerra, al Nord fu instaurato un regime di stampo comunista, mentre al Sud salì al potere una specie di dittatore sotto l’egida statunitense. Di fatto la Corea fu divisa in due stati, con opposte dittature politiche. Così si andò avanti fino al 1950.

La Corea del Nord passò sotto l’influenza di Kim Il-Sung, il padre dell’attuale dittatore nord coreano. I comunisti non accettarono mai la divisione della Corea e spinti dall’alleanza con la Cina e l’URSS, nel 1950 invasero i confini della Corea del Sud. Sia Douglas MacArthur (Comandante Supremo delle Forze Armate americane in Estremo Oriente) che l’amministrazione americana rimasero sorpresi dall’iniziativa nord coreana. Il dittatore sud coreano Syngman Rhee, chiese subito protezione agli Usa, anche perché la Corea del Sud non disponeva di forze militari adeguate ed era totalmente sprovvista di armamenti. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condannò immediatamente l’invasione comunista e, grazie all’assenza del rappresentante sovietico che solidarizzava per la mancata ammissione della Cina comunista all’ONU (infatti era presente la Cina nazionalista),  propose una missione di pace contro i comunisti del Nord. Il 27 giugno del 1950 iniziò ufficialmente la guerra di Corea. Quello stesso giorno ci furono i primi scontri tra l’esercito americano e le truppe nord coreane.

Gli americani fecero confluire dal Giappone, ancora occupato, soldati, armi e dispiegamento di mezzi appropriati in Sud Corea. Il Generale MacArthur prese in mano le direttive strategiche e militari della campagna in corso. In pochissimo tempo le truppe statunitensi presero Seul, nel frattempo caduta in mano ai nord coreani, e avanzarono per centinaia di chilometro verso nord occupando anche la capitale comunista, Pyongyang. La ritirata, in parte tattica, dei comunisti rese gli americani baldanzosi e troppo sicuri di sé; comportamento che pagheranno caro in seguito. Più di 100 mila nordcoreani si arresero. Entro il mese di novembre le truppe americane raggiunsero quasi il confine coreano con la Manciuria.

A questo punto, intervenne pesantemente nel conflitto la Cina, stravolgendone le sorti e gli equilibri.  Quasi un milione di soldati cinesi invasero la Corea del Nord e respinsero gli americani fin oltre il 38° parallelo. Fu la più grave disfatta mai subita dalle truppe Usa e la ritirata più prolungata della storia militare americana (anche le truppe sud coreane furono quasi totalmente annientate). I cinesi e le truppe nord coreane conquistarono di nuovo Seul, la capitale del Sud. Gli americani presero in esame l’utilizzo della bomba nucleare contro la Cina, come spingeva a fare MacArthur, ma il presidente Henry Truman si oppose (la paura di scatenare una guerra nucleare fu grande, soprattutto perché l’URSS riuscì a dotarsi degli ordigni nucleari nel settembre del 1949). La frattura tra il generale e il presidente divenne ormai insanabile e portò di lì a poco alla rimozione forzata di MacArthur (1951). Le truppe americane, dopo un primo shock, si ripresero e riuscirono ancora una volta a conquistare Seul e a respingere le truppe sino-nordcoreane oltre il 38° parallelo. Si andò avanti con varie ritirate e respingimenti fino praticamente al 1953, quando gli americani, finalmente,  conclusero che non aveva più senso sprecare vite umane per una situazione di assoluto stallo militare. Nel luglio del 1953 fu firmato l’armistizio.

In totale vi persero la vita oltre 33 mila americani su 1.300.000 soldati impiegati; i morti tra i sino-nord coreani non è dato sapere, ma gli americani parlarono di oltre 500 mila morti (cifra ritenuta non attendibile); oltre 400 mila morti subirono le truppe sud coreane e infine le altre nazioni belligeranti sotto l’egida dell’ONU 1800 circa (Gran Bretagna, Turchia, Thailandia, Olanda, Grecia, Francia ecc.).

In pratica la guerra ha lasciato le cose esattamente come erano, sia in una direzione che nell’altra, semmai lo status quo si è rafforzato. La guerra coreana ha sancito la divisione del mondo in due blocchi, forti e contrapposti; che si trascina incredibilmente fino ad oggi nello scontro militare e politico, mai del tutto sopito, tra il Sud e il Nord della Corea.

Kay Larsson, Corea in guerra, LA CASE Books (2013)

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