Il sogno di Mario Bagno: Consonno Brianza (i prodromi della Milano da bere)

I prodromi della Milano da bere

Nel 1962 Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo, acquisì Consonno Brianza, un piccolo borgo brianzolo, direttamente dall’Immobiliare Consonno Brianza. L’immobiliare era proprietaria di ogni singola pietra del borgo e le persone che vi abitavano non erano nemmeno proprietarie delle abitazioni. Per soli ventidue milioni e mezzo di lire il Conte divenne proprietario dell’intero borgo, con vista mozzafiato sul paesaggio circostante: da lassù infatti la vista spaziava (e spazia) dai monti sullo sfondo ai piccoli laghi di Garlate, Annone e Pusiano nella vallata. Dopo appena sei anni dall’acquisto Mario Bagno fece costruire una strada e piazzò qua e là degli striscioni, in cui si poteva leggere da A Consonno il cielo è più azzurro Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo. Le idee del Conte fin da subito si dimostrarono grandiose.

Pensò di costruirvi un circuito automobilistico, delle piscine, dei campi da calcio, tennis e minigolf, alberghi, uno zoo, ecc. Riuscirà solo in parte a costruire ciò che aveva sognato. Costruì e distrusse a ripetizione quello che gli passò per la testa, senza freni né impedimenti. Finalmente nel 1968 riuscì ad aprire la nuova Las Vegas italiana, come lo stesso conte amava definire la sua creatura. E Las Vegas lo fu per davvero, ma solo per qualche anno. Di qui passarono Pippo Baudo, Celentano, Mina, Milva, Johnny Dorelli, i Dik Dik, calciatori, politici, modelle, uomini di mondo e tante altre persone più o meno famose. Le discoteche costruite dal conte attirarono flotte di giovani in cerca di svago e divertimento, provenienti anche dalla lontana Milano, dove la Milano da bere degli anni Ottanta era ancora di là da venire. Quella degli anni Settanta era una Milano con trentamila tossicodipendenti e dove l’eroina mieteva decine di vittime ogni anno. Ma torniamo a Consonno. Purtroppo per il conte, il sogno si interruppe nell’ottobre del 1976 a causa di una frana che rese irraggiungibile Consonno Brianza. In brevissimo tempo tutte le attività chiusero e gli abitanti, circa 300, furono costretti a lasciare le loro case e a trasferirsi intorno alla città, in una sorta di new town. Le case abbandonate furono rase al suolo e solo l’antica chiesa si salvò.

Oggi Consonno Brianza è un paese fantasma, con le costruzioni rimaste che cadono a pezzi e in cui la vegetazione si è ripresa lo spazio che le era stato sottratto. Rimane il minareto, malinconico, che ancora orgoglioso svetta tra gli alberi circostanti e dalla cui vista si gode tutto attorno un paesaggio sublime, incastonato, come fosse un quadro, tra i monti all’orizzonte, la foresta circostante e i piccoli laghi a fondo valle. La vista è meravigliosa. Da qui, da questo luogo ameno, sono nati i germi della Milano da bere.

Da questo esperimento ebbero un discreto sviluppo le sale da gioco e il sogno dei poveri di diventare ricchi: questo è il motivo per cui la storia di Consonno Brianza fa parte del primo capitolo del libro di Marco Dotti, Slot city; libro che racconta i deliri del gioco legale delle slot machine, del gioco online e di tutte quelle diavolerie inventate dallo Stato per fare cassa. Ma questa è un’altra storia, magari la racconterò un’altra volta.

Dotti, Marco, Slot city. Brianza-Milano e ritorno, Roma, Round Robin Editrice, e-book, 2013.

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