La strana pretesa dei manifestanti di rappresentare la totalità dei cittadini

Dopo avere osservato le manifestazioni di isteria per Rodotà e l’ultima puntata di Servizio Pubblico, in cui vi era presente un ragazzo e una ragazza che avevano manifestato contro il ministro dell’Istruzione Profumo, ho riflettuto sulla brutta abitudine di chi manifesta a parlare per la totalità delle persone non presenti. Sul caso Rodotà ho letto e ascoltato cose incredibili, tipo: gli italiani lo volevano presidente, gli italiani l’hanno votato, gli italiani si sentono rappresentati da lui ecc. La stessa cosa vale per le frasi pronunciate dai due ragazzi alla trasmissione di Santoro. I due ragazzi dicevano che solo gli studenti potevano parlare, protestare e contestare il ministro. Tutti gli altri no.

Anch’io ho partecipato a delle manifestazioni, però non mi sono mai sognato di rappresentare tutti. Ho solo ed esclusivamente rappresentato me stesso o al massimo un gruppo. In realtà i manifestanti sono sempre una piccolissima parte dei cittadini; rappresentano loro una minoranza assoluta e infima, purché rumorosa. In questo caso mi sovviene in aiuto il filosofo francese Alain Badiou, che in un recente scritto, Il risveglio della storia, tratta brevemente questo argomento. Quindi lascio a lui la parola. Riferendosi al fallimento del ’68 francese dice:

“Noi altri, gli antichi, ci siamo già passati alla fine del maggio ’68. Milioni di manifestanti, fabbriche occupate, luoghi dove si tenevano assemblee in maniera permanente, e di fronte a tutto questo De Gaulle organizza delle elezioni che portano al formarsi di un’improponibile camera di reazionari. Mi ricordo dello sbigottimento di un certo numero di miei amici che dicevano: “Ma eravamo tutti per strada!” E io rispondevo: “No, non eravamo affatto tutti per strada!” Perché per quanto grossa possa essere una manifestazione, è sempre ultraminoritaria. La sua forza risiede nell'”intensificazione” dell’energia soggettiva (le persone si sentono indispensabili giorno e notte, tutto è entusiasmo e passione) e nella localizzazione spaziale della propria presenza (le persone si radunano in luoghi diventati imprendibili, piazze, università, viali, fabbriche…)”.

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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