Usa e getta – Serge Latouche

Le follie dell’obsolescenza programmata

Non si finisce con avere ciò di cui si sente il bisogno,
ma si finisce con sentire il bisogno di ciò che si ha.
Günther Anders

Ottimo saggio che spiega bene la nascita, la crescita e lo sviluppo del consumismo di massa, spinto e studiato bene a tavolino dai produttori di beni tecnologici, commerciali e anche alimentari. Le stampanti, i cellulari, i computer e altri aggeggi tecnologici dopo due o tre anni sono già da buttare, eppure questo non è dovuto a un decadimento dei materiali o a una cattiva progettazione ma è esclusivamente voluto e approvato. Questo fenomeno è chiamato obsolescenza programmata, definizione ripresa dal progressivo uso che ne fece Bernard London, un imprenditore tedesco di origini ebraiche, fuggito negli Usa in seguito alle leggi razziali. Il fenomeno ha i suoi prodromi negli Stati Uniti, poi esportato al resto dell’Occidente. La loro filosofia è chiara: bisogna produrre strumenti tecnologici, e non solo, che abbiano vita breve in modo tale da spingere le persone ad acquistare i nuovi modelli, altrimenti l’economia si fermerebbe, con grave danno per tutta la comunità.

Quando gli ingegneri americani che costruivano lampadine riuscirono a progettarle sempre più resistenti ed efficienti, all’inizio del Novecento, i produttori cominciarono a preoccuparsi e decisero di accordarsi tra loro per limitare la durata delle lampadine a 1000 ore. (Nel 2001, in California, si festeggiarono i 100 anni di vita ininterrotta di una lampadina a filamento di carbonio che illuminava l’ingresso di una caserma dei pompieri). Per fare ciò dovettero convincere gli ingegneri a progettare lampadine a tempo, fragili e con qualche difetto. A ruota la nuova filosofia contagiò gli altri settori industriali, a partire dall’automobile. La General Motors cominciò intorno agli anni ’20 del secolo scorso a sfornare un modello nuovo di auto ogni due anni o anche meno. La Ford si dovette adeguare immediatamente se voleva tenere il passo di vendite. Il settore dell’igiene intima non stette certo a guardare e nel 1920 viene inventato il primo assorbente usa e getta. Nel 1924 nasce il kleenex e nel 1934 il tampone, che prende il nome dalla marca, Tampax. Il caso forse più eclatante coinvolse l’Apple nel 2003. Dopo l’uscita dell’iPod la casa produttrice ebbe la buona idea di costruire batterie con un limite massimo di vita di 18 mesi. Una volta passati i due anni si era praticamente costretti a comperare un altro iPod. Grazie a una class action contro il colosso americano, l’Apple fu costretta a costruire delle batterie resistenti e durevoli nel tempo. Ogni anno 150 milioni di computer vengono trasportati nel Terzo Mondo come scarti occidentali. Una volta arrivati in loco vengono recuperati buona parte dei metalli che vi risiedono all’interno (rame, coltan, piombo, argento ecc.), bruciando il resto con grave rischio per la salute, dato che sono materiali plastici che sprigionano diossina.

Anche per quanto riguarda il cibo la situazione non è migliore. Si calcola – prosegue Latouche – che in Francia, in Gran Bretagna e in Italia si butti tra il 30 e il 50% del cibo in discarica. In parte il problema è a monte. Spesso c’è una sovrapproduzione di alimenti e quindi per tenere i prezzi abbastanza elevati si preferisce buttare o distruggere buona parte dei prodotti. Le continue promozioni e sconti degli alimenti, soprattutto nei fine settimana, produce acquisti inutili e smodati, che puntualmente una volta scaduti finiscono nella spazzatura. E’ un processo di marketing ben studiato e collaudato: anche questo fenomeno rientra nell’obsolescenza programmata.

L’unica soluzione per uscire da questo sistema malato, secondo l’autore, è una decrescita progressiva e responsabile; senza per questo privarci di utili strumenti tecnologici come la lavatrice, il frigo, il computer, l’automobile ecc. Per esempio, alcuni di essi si potrebbero condividere, come già si fa in alcuni quartieri ecologici in Svezia. Insomma, stiamo rischiando di produrre un collasso ambientale irreversibile e l’unico modo per sopravvivere in un pianeta con risorse finite è porsi un limite al compulsivo accumulo di beni materiali.

Serge Latouche, Usa e getta, Bollati Boringhieri (2013)

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