L’insostenibile arroganza del nuovo che avanza

Ho votato Grillo. Sì, lo ammetto. Nonostante avessi avuto moltissimi dubbi sul personaggio e sul suo sodale Casaleggio, l’ho comunque votato. Perché? Perché ero rimasto schifato dalla politica rinunciataria e pro montiana di Bersani, perché non tolleravo che il segretario del Pd andasse, durante le elezioni italiane, a rassicurare Parigi e Berlino sulla nostra quieta e salda disponibilità a continuare a pagare i debiti dello Stato. Perché condividevo molti punti della politica del M5S, soprattutto la parte che riguardava l’ambiente e la riforma economica e politica dell’Italia. Perché speravo in un cambiamento di mentalita per il meglio, speravo nell’approvazione in tempi brevi di quelle sei o sette cose che ci avrebbero consentito di cambiare in maniera positiva il nostro Paese. Bersani e il Pd, che io ho criticato duramente per tutti gli errori commessi, hanno cercato in questi ultimi due mesi di andare incontro alle istanze di Grillo. Mi ha persino fatto tenerezza l’umiltà dimostrata e l’autocritica divulgata in piazza di Bersani. Grillo ha continuato invece a fare il presuntuoso, il saccente, il giudice: siete tutti uguali; Berlusconi e Bersani sono la stessa cosa; Bersani è un ladro, eccetera. Devo ringraziare Grillo perché mi ha reso simpatico persino Bersani, che fino a poco tempo prima, in parte, maledivo. Io credo fermamente a una cosa: una persona può sbagliare e sbagliare molto anche, ma se quella stessa persona mi viene incontro con propositi di cambiamento e con umiltà è da miopi e prepotenti respingerlo. Grillo ha fatto questo. Si è erto a giudice dell’intera politica e della moralità dei politici, proprio lui, condannato per omicidio, proprio lui, con una casa abusiva condonata, proprio lui, che ha cambiato idee in maniera drastica passando spesso e volentieri da un’estremità all’altra. Qual è il risultato di una siffatta politica? La crisi economica galloppa, le persone continuano ad uccidersi e tra poco finiremo i soldi della cassa integrazione e dei contributi sociali. Il Pd ha delle gravi responsabilità per tutto questo, ma il M5S ha sbagliato a non dare la fiducia a Bersani perché si sarebbe potuto mettere in atto quelle 6 o 7 cose da fare subito, per il bene comune, poi si tornava a votare o magari no. Berlusconi, se l’accordo ci fosse stato, sarebbe stato tagliato fuori, probabilmente per sempre. La destra italiana poteva finalmente liberarsi da questo peso e ripartire con nuovi uomini e donne, con nuove aspirazioni e ideali. Sarebbe stato un bene per tutti. Invece, grazie ai continui dinieghi, Berlusconi ci sta sguazzando con tutte le scarpe. L’affare Marini lo mostra in modo lampante.

Caso Rodotà. I 50 mila del M5S lo inseriscono al terzo posto delle cosiddette quirinarie. Un paio di anni fa lo stesso Grillo aveva attaccato in maniera molto forte i privilegiati della casta, tra cui c’era proprio Rodotà. Attaccato perché percepiva (e percepisce ancora) una pensione di oltre 8 mila euro al mese. Rodotà rispose dicendo che Grillo era un pericolo per la democrazia. Quindi chi era impresentabile due anni fa oggi diventa l’Unto del Signore per Grillo. L’esempio peggiore della peggiore politica. E le molte pecore belano dietro al verbo del capo ripetendo come ossessi che Rodotà (che spesso non sanno neanche chi sia) è la migliore scelta possibile, perché gli italiani l’hanno scelto. Classico caso di delirio di onnipotenza. Cinquanta mila persone, a quanto pare, rappresentano la totalità degli italiani. Gli intellettuali – sempre più ridicoli – propongono appelli su appelli, adesso anche su Rodotà (senza contare la sparata assurda di Gherardo Colombo; degna di un poppante a cui è stato negato il biberon). Prodi, no, è il demonio in persona, per Grillo. Eppure nel 1996 quando tagliò il costo del denaro gli interessi sul debito scesero di colpo. Nel 2007 fece il nuovo Conto Energia per le fonti rinnovabili che diedero il là alla riscossa italiana al fotovoltaico soprattutto. Oggi siamo tra i primi 5 Paesi al mondo, con nuovi posti di lavoro creati e un risparmio sulla bolletta energetica considerevole. Nel 2007 eravamo tra gli ultimi. Ma questo nessuno lo ricorda. Prodi è il meglio? Probabilmente no, ma non è neanche il peggiore e non ha nulla da invidiare a Rodotà. Prodi ha dalla sua competenza, visibilità e rispetto internazionale; è stato Commissario Europeo e ha ricoperto per due volte il ruolo di Primo ministro (esperienze che fallirono non per responsabilità sue). Rodotà invece? Anche Prodi è stato bruciato, questa volta credo da coloro che all’interno del Pd hanno sempre guardato a destra.

Adesso, dopo quasi due mesi di nulla totale, senza un governo e senza prospettive, mi ritrovo a pentirmi amaramente della mia scelta. Faccio mea culpa. Conoscevo il personaggio e ne diffidavo, sentivo una specie di repulsione per il capo popolo, eppure lo giustificavo, perché in parte anch’io mi sentivo a quel modo. Ho atteso invano, giorno dopo giorno, che la responsabilità prevalesse sul rancore personale, che i problemi economici spaventosi dessero il via al dialogo, alle proposte, alla volontà di lavorare e risolvere le gravissime incombenze dei cittadini. Invece, praticamente tutti i giorni, ci siamo dovuti sorbire il capo popolo riprendere un giorno Crimi e l’altro Lombardi e l’altro ancora qualcun altro. Come se fossero automi collegati a un computer alla villa del capo. Sono più liberi due babbuini allo zoo. Due mesi di gaffe, di supponenza e di persone letteralmente allo sbando, quasi avessero paura di governare, di parlare, persino di muoversi. Grillo a Bersani: se votate il mio candidato alla presidenza, Rodotà, potrebbe aprirsi uno spiraglio di governo. È rinvasito per caso? Dopo due mesi è uscito dal letargo? Perché proprio ora Bersani dovrebbe votare il suo candidato? Ricatti, alla maniera dei bambini. L’uomo nuovo che crede in cuor suo di essere migliore degli altri, di detenere la verità assoluta, mentre gli altri sono venduti, corrotti, delinquenti e amorali. Lui fa e disfa a piacer suo, chi se ne importa se l’Italia affonda, se annaspa vicino alla riva senza trovare un appiglio a cui aggrapparsi; senza avere nemmeno un governo che ci sia, che dia un minimo di sicurezza ai cittadini.

Alla fine Napolitano viene rieletto presidente all’età di 87 anni per la seconda volta. Mai accaduto prima nella storia della Repubblica. Ammiro e rispetto la scelta di Giorgio Napolitano, un uomo che probabilmente rischierà di non finire il settennato considerando la sua età. Sicuramente un sacrificio totale e forse l’unico per uscire da questa impasse in cui ci siamo ficcati (ritengo l’articolo di Marco Travaglio a proposito, volgare  e ripugnante). Forse faranno un governo Letta o qualcos’altro ancora. Berlusconi è salvo e con lui tanti interessi, più o meno nascosti. A mio avviso la responsabilità maggiore ce l’hanno Grillo e sodali. Hanno tirato troppo la corda e alla fine non gli è rimasto in mano nulla. Hanno continuato, con qualsiasi pretesto, ad attaccare il Pd e Bersani. Non hanno mai voluto l’accordo e probabilmente si aspettavano proprio questo finale; così possono continuare a lanciare maledizioni non prendendosi nessuna responsabilità politica. Il nuovo che avanza propone addirittura una marcia su Roma, contro il golpe come dicono loro. Non c’è stato nessun golpe. Il fatto che non abbiano votato per il vostro candidato non implica che non si possa votare per altri papabili presidenti. Chi pensa ciò possiede una cultura politica assolutamente estranea alla democrazia. D’altronde lo stesso Rodotà, fino a un anno fa, indicava Grillo come un anti democratico, eppure non gli ha impedito di farsi candidare per lo stesso movimento. Adesso si scopre che Rodotà ha avuto appena 4700 voti (dei 28000 complessivi). Questo era l’uomo che gli italiani volevano alla presidenza della Repubblica… Il M5S sta avendo l’effetto nefasto di bloccare la Nazione, quando in realtà avremmo un bisogno disperato di un esecutivo forte e operante, anche dal punto di vista internazionale. La crisi economica non aspetta Grillo e i suoi sproloqui continui e volgari; non aspetta il responso della sibilla di Genova; non aspetta le accuse rivolte a tizio e sempronio. No, la crisi galoppa.

Io sono uno degli otto milioni di italiani delusi che hanno votato per un movimento di irresponsabili (non certo uno dei 28 mila che pretendono di decidere per tutti).

In che mani siamo finiti.

Informazioni su emilianorizzo

Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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2 risposte a L’insostenibile arroganza del nuovo che avanza

  1. steven51 ha detto:

    Condivido totalmente le considerazioni di Emiliano, anche se sono anche da sottolineare le contraddizioni interne del PD, che ne hanno causato l’implosione.
    La faglia sismica del PD non coincide con la divisione tra ex DC ed ex PCI, ma è più frastagliata e trasversale. Rosy Bindi è CONTRO l’inciucio, insieme a Civati. D’Alema invece è A FAVORE dell’inciucio, insieme a Franceschini e Fioroni…..
    Forse il terremoto ha scavato un solco incolmabile tra le due parti ed un chiarimento è SALUTARE per la democrazia.
    La democrazia però non è cosa per i guru ed i fanatici talebani….

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