Gramsci e Turati. Le due sinistre – Alessandro Orsini

Questo lavoro, pubblicato dal sociologo e professore universitario Alessandro Orsini, compara le due figure più importanti della sinistra italiana storica: Antonio Gramsci e Filippo Turati. Il libro è scritto meravigliosamente bene – fatto alquanto raro e sorprendente da parte di un autore italiano – considerando che si tratta di una via di mezzo tra un’opera di carattere storico e sociologico. L’autore appoggiandosi alle fonti dei discorsi di Turati e alle corpose opere di Gramsci ricostruisce le due visioni totalmente differenti di concepire la lotta politica e la società dell’epoca.

Orsini ricostruisce e analizza i discorsi di Turati a partire dal 1892, anno di nascita del Partito Socialista. Fino al 1912 fu il capo riformatore del Partito, scavalcato in quell’anno da un certo Benito Mussolini (appoggiato in quella occasione da Gramsci). Turati era un moderato, aperto al dialogo con gli oppositori politici e rispettoso delle idee altrui, inoltre: rivendicava, sia a se stesso che agli altri, il diritto di dissentire dalla linea del partito qualora fosse in disaccordo con essa. Ammetteva il diritto di eresia e di democrazia interna, per questo fu tanto disprezzato dallo stesso Gramsci, di cui fu compagno di partito fino al 1921, e da Palmiro Togliatti. Predicava moderazione in tutti gli ambiti della vita: sia politica, sia di linguaggio (odiava la volgarità), che di qualsiasi altro comportamento violento o inusitato. Preferiva il dialogo allo scontro, la tolleranza all’intolleranza, il riformismo politico alla rivoluzione e la moderazione all’estremismo.

La figura di Gramsci è invece totalmente diversa. Non ammetteva critiche al Partito e dopo il 1921 e la nascita del Partito Comunista, inquadrava in essa ogni virtù e verità rivelata, ponendo di fatto l’uomo, cioè il singolo, sotto la dittatura quasi onnipotente della guida comunista. La sua cultura politica era intollerante, offensiva, denigratoria e insultante verso i rivali politici, di cui lui non aveva nessun rispetto. Li chiamava porci, schiavi della cultura borghese dominante, venduti e meritevoli degli insulti peggiori. Era un convinto assertore dell’eliminazione fisica degli avversari, credendo che fossero pochi e che ciò potesse aprire le porte al predominio del proletariato. Il giudizio di Benedetto Croce su Gramsci – definito come tollerante, equanime, gentile e aperto alle idee di tutti – viene ridimensionato moltissimo. Sicuramente non era tollerante né aperto alle idee altrui. Sebbene fosse stato più volte in Russia tra il 1920 e il 1925, anche per oltre un anno e mezzo di permanenza continua, non ha mai espresso la pur minima critica verso i metodi brutali di repressione contro i kulaki e gli oppositori politici del regime comunista. Considerava il comunismo come una specie di religione a cui si deve obbedienza cieca e totale, senza il minimo dubbio o tentennamento. Chiunque non rientrasse nella cerchia comunista era da disprezzare e da odiare senza alcuna pietà di sorta.

Sebbene in politica fossero stati divisi in tutto, nella sventura i due destini si avvicinano e quasi si toccano. Sia Turati che Gramsci vengono perseguitati dal regime fascista. Nel novembre del 1926 il primo riesce a fuggire in Francia scampando in questo modo il carcere per un soffio (morirà nel 1932), mentre il secondo viene arrestato e finirà i suoi giorni in carcere morendo nel 1937.

Ho trovato il libro pieno di spunti fecondi e aperti a nuovi studi e interpretazioni. Orsini non si è fatto intimorire da alcuni cliché e stereotipi che circondavano le due figure, sia in senso positivo (Gramsci), che negativo (Turati), dando una visione obiettiva e scevra da pregiudizi storici attenendosi scrupolosamente ai testi, ai fatti, alle parole dei protagonisti. E’ un’opera critica libera da pregiudizi politici.

Alessandro Orsini, Gramsci e Turati. Le due sinistre, Rubbettino (2012)

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