Finis Austriae e la nuova speranza: Israele – Loris Facinelli

Con questo libro viene pubblicata la tesi di laurea di Loris Facinelli. L’opera si basa sostanzialmente sulle opere di Joseph Roth e Theodor Herzl, entrambi intellettuali di origine ebraica ma di cultura mitteleuropea, nella descrizione dei prodromi intellettuali e storici della caduta dell’impero Austro-Ungarico e della contemporanea nascita del sionismo, soprattutto per quanto riguarda Herzl.

La prima parte del libro sviscera le opere di Roth, in particolare Ebrei erranti (1927) e La marcia di Radetzky (1932). Roth, estremo nostalgico dell’impero asburgico, vede con tristezza e nostalgia il crollo dell’impero multietnico e multiculturale dominato da Francesco Giuseppe (imperatore dal 1848 al 1916). Lo considera una disgrazia, in quanto vedeva nella figura dell’imperatore un difensore degli ebrei contro il fanatismo sempre più incalzante e brutale dell’antisemitismo, poi sfociato nella barbarie nazista. L’antisemitismo tedesco, nel corso dei secoli, era penetrato in tutti i consessi sociali e culturali, praticamente non risparmiando nessuna classe sociale. Gli ebrei stessi appartenenti alla cultura germanica disprezzavano gli ebrei orientali, che per lavoro e povertà si trasferivano a Vienna o comunque nella sfera tedesca dell’impero dalle parti orientali del Paese, come per esempio la Galizia (odierna Ucraina) e la Romania. Lo stesso Roth proveniva dalle zone orientali. Viene citata anche la filosofa ebrea Edith Stein, nata a Breslavia e convertitasi al cattolicesimo all’età di 30 anni circa. Fattasi suora – con il nome di Benedetta della Croce – morirà ad Auschwitz nel 1942, dopo essere stata arrestata in Olanda dove era fuggita.

La seconda parte del libro è incentrata sull’unica grande opera di Herzl, Judenstaat – Lo stato degli Ebrei, uscita nel 1896. Con questa opera, che delinea la necessità della nascita di uno Stato ebraico contro le persecuzioni subite dagli ebrei in Europa, nasce la corrente politica del sionismo. In pochissimi anni l’idea farà molti adepti, nonostante non fosse assolutamente nuova come prospettiva. Nel 1897 si riunisce il primo congresso sionista, appoggiato anche dal Barone Edmond Rothschild che già dal 1882 finanziava insediamenti ebraici in Palestina. Anche grazie agli agganci altolocati e potenti della famiglia Rothschild che il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour dichiarerà, nel 1917,  l’appoggio inglese alla nascita di uno Stato ebraico in Palestina. Passerà alla storia come Dichiarazione Balfour. Torniamo un attimo indietro. L’idea di fondo di Herzl, laureato in legge ma di professione giornalista, era di costruire uno Stato ebraico autonomo e forte, sotto l’egida importante della religione ebraica (nonostante lui stesso fosse ateo), perché riconosceva l’importanza storica e strategica della religione nella conservazione della cultura e della lingua del suo popolo. Però non voleva un Paese governato dai religiosi, piuttosto caldeggiava l’apporto unificante della religione in uno Stato laico. Dal punto di vista sociale propugnava una giornata lavorativa basata sulle sette ore giornaliere divise in tre ore e mezzo di lavoro, intervallate da uguali ore di riposo. Anche il kibbutz (fattorie collettive) e il chaluz (lavoratore, pioniere) sono idee di Herzl perché lui sosteneva che il popolo ebraico dovesse tornare alla terra dalla quale da troppo tempo era stato strappato. Infatti dopo la distruzione del secondo tempio da parte dei romani (70 d.c.) gli ebrei avevano continuato a vagare per terre straniere, impossibilitati quasi sempre a svolgere delle libere professioni, incluso il lavoro della terra. Quindi dal punto di vista sociale aveva una base socialista e comunitaria mentre dal punto di vista del governo proponeva una specie di Repubblica aristocratica sul modello americano. Proponeva anche di accettare il diritto romano, di cui era grande ammiratore.  Hertz non vedrà nulla di tutto ciò perché morirà nel 1904 a soli 44 anni. Eppure la sua eredità è stata fortissima e influente tanto da portare nel 1948 alla nascita dello Stato di Israele.

Loris Facinelli, Finis Austriae e la nuova speranza: Israele, Tangram Edizioni Scientifiche (2012) e-book

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